Prince of Persia - Le Sabbie del Tempo

Prince of Persia: The Sands of Time

USA - 2010
1/5
Prince of Persia - Le Sabbie del Tempo
Il principe Dastan, affascinante mascalzone, si troverà costretto suo malgrado a unire le forze con la misteriosa principessa Tamina per lottare con lei contro le forze oscure che vogliono impadronirsi di un antico e leggendario pugnale. La poderosa arma infatti è in grado di scatenare le 'Sabbie del Tempo' e può permettere al suo possessore di dominare il tempo e con esso il mondo.
  • Altri titoli:
    Prince of Persia
  • Durata: 127'
  • Colore: C
  • Genere: FANTASY, AVVENTURA
  • Tratto da: videogame "Prince of Persia: Le sabbie del tempo" ideato da Jordan Mechner
  • Produzione: JERRY BRUCKHEIMER FILMS, WALT DISNEY PICTURES
  • Distribuzione: WALT DISNEY STUDIOS MOTION PICTURES, ITALIA
  • Data uscita 19 Maggio 2010

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Sono passati sei anni da quando il geniale tycoon Jerry Bruckheimer - il padre, per capirci, de I pirati dei caraibi - ha acquisito i diritti del videogioco Le Sabbie del tempo. Nel frattempo sono state riscritte sceneggiature, cambiati registi (inizialmente si era pensato a Michael Bay, la scelta è caduta poi su Mike Newell), setacciati attori (scartati David Zandi e Orlando Bloom, si è puntato su Jake Gyllenhaal nel ruolo principale), posticipate uscite (la prima data opzionata: il 19 giugno 2009), riconteggiati costi (il budget sarebbe lievitato superando alla fine i 150 milioni di dollari). Il risultato è che la montagna non ha partorito nemmeno "topolino". Trattandosi di un prodotto Disney, una beffa.
Del resto a eccezione forse del solo Avatar - che ha avuto più di un decennio di gestazione - raramente la dilatazione dei tempi produttivi nel cinema ha garantito perfezione. Piuttosto il contrario. Come se alla lunga venisse a mancare l'iniziale spinta creativa, si perdesse il bandolo della matassa. In Prince of Persia-Le sabbie del tempo (da oggi nelle sale italiane in 600 copie) decisamente aggrovigliata: le linee del racconto sono tante, troppe, si attorcigliano e si strozzano. Il nucleo centrale è costituito dalla battaglia dell'eroe protagonista, Dastan, per salvare regno e mondo dai soliti cospiratori (Ben Kingsley e accoliti). Attorno ad esso, si sviluppano numerose sottotrame: c'è un racconto di ascesa sociale (il protagonista, da monello di strada, diventa sovrano), una storia d'amore (quella con la principessa Tamina, Gemma Arterton, bella ma senza profondità), una maledizione escatologica con travaso di sortilegi e magie, una tragedia shakesperiana che si consuma in famiglia, e viaggi e paradossi nel tempo. L'accumulo narrativo ha finito per danneggiare il film non meno della sua tormentata realizzazione.
Così, più dell'esotismo programmatico (all'Indiana Jones), a segnare l'operazione è una prassi dell'eccesso: di tempi, storie, mitologie, simboli, rimandi. Troppo perché l'eccesso non risulti eccessivo. All'opera manca il necessario respiro, colpi di scena e concitazioni si succedono senza pausa, occupando ogni intervallo disponibile. I personaggi sono figurine - Dastan, dopo la fioritura di eroi tormentati e oscuri dell'ultima decade hollywoodiana, è risibile tanto è perfetto - la scenografie maestose ma digitalmente fredde, i combattimenti innocui balletti.
Il fallimento era nelle premesse: fondere i film fantastorici di questi anni - dalle saghe alla Harry Potter ai già citati Pirati dei caraibi, passando per Narnia, neo-peplum e cinefumetti - in uno solo, presumendo che la somma dei loro tratti caratteristici (l'esotismo, la magia, l'action, il fantasy, la Storia, il superomismo) fosse sufficiente a sfornare il superkolossal. Così non è stato. Nella congestione di temi e figure ci si è dimenticati di equilibrio e coerenza, e se la fortuna delle produzioni di cui sopra è dipesa molto dal risarcimento simbolico che hanno saputo offrire al pubblico inquieto di questi anni- il tema della riscrittura della Storia, nascosto stavolta sotto le "sabbie del tempo", si è rivelato in un modo o nell'altro un'ossessione (dall'11 settembre 2001 in poi, il cinema popolare americano ha giocato sulla continua reiterazione di un'apocalisse risolta) - qui l'impianto iper-derivativo accumula metafore e sottotesti come si fa con le mutande usate nella centrifuga.

NOTE

- JORDAN MECHNER FIGURA ANCHE COME PRODUTTORE ESECUTIVO.

CRITICA

"Esce oggi in 600 copie 'Prince of Persia - Le sabbie del tempo', il film della Disney basato sul personaggio popolarissimo dei videogiochi, il principe Dastan. L'eroe digitale, uno dei più grandi successi di sempre nel campo dei videogame, fu creato nel 1989 da Jordan Mechner che cercava 'un universo non ancora ricreato nei videogiochi'. Il film è una megaproduzione dei creatori della saga dei 'Pirati dei Caraibi', che si avvale della regia di Mike NeweII ('Quattro matrimoni e un funerale' e 'Harry Potter e il calice di fuoco') e di attori come Ben Kinglsey e Alfred Molina oltre a giovani star come Jake Gyllenhaal nel ruolo del protagonista e Gemma Arterton (la principessa Tamina di Alamut). Il film, ricchissimo di effetti speciali, sembra fare l'occhiolino all'attualità. La scena iniziale dell'attacco alla città sacra di Alamut avviene dietro 'informazioni riservate e certe', ma false, che la città stia costruendo armi. Un parallelismo con il caso delle inesistenti armi di distruzioni di massa che hanno dato il via alla Seconda Guerra del Golfo." ('Avvenire', 19 maggio 2010)

"Non so se sia infelice il cinema che ha ancora bisogno di videogames (prima era il contrario) ma 'Prince of Persia' è un giocattolo divertente in cui comanda l'effetto speciale digitale nel creare disastri (...). Ma come si addice a un gioco, gli effetti visivi sono assoluti padroni nei panorami magnifici computerizzati dal vivo del Marocco, mentre il clou è il riavvolgimento del tempo che passa e va come un vortice sui profili degli attori, effetto digitale giocato sul ralenti come il famoso 'bullet time' di 'Matrix', che smorzava la velocità dei proiettili. Pur senza scomodare Proust, viene in mente 'Lawrence d'Arabia', grazie a un accordo musicale di flagrante plagio e per il marketing esotico dell'insieme che alla fine risulta avvolgente e gradevole anche perché si evita troppa adrenalina e soprattutto il 3D che avrebbe gettato sabbia negli occhi non in senso metaforico. Dirige il tutto Mike Newell, autore inglese di '4 matrimoni e un funerale' e di un Harry Potter, DNA da colonialismo; cast protetto da ghiotti caratteristi inglesi come Kingsley e il bravo Alfred Molina, tipo kolossal Anni '60. Che poi sia addirittura un film scespiriano in cui vagano fantasmi di Riccardo III e Re Lear, qui avrei seri dubbi." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 21 maggio 2010)

"Questa sì che è una bella sorpresa. 'Prince of Persia' pare appena uscito da 'Le mille e una notte', opportunamente riverniciato per il più smaliziato pubblico di oggi. Mancano i due Douglas Fairbanks e Errol Flynn, ma c'è un attore che li vale in simpatia, vigore e faccia tosta, Jake Gyllenhaal. (...) Facendo grande uso sì di effetti speciali, ma dispensando anche secchiate di ironia. Come quando l'esercito persiano si riversa nella città santa di Alamut, perché gli 007 hanno bisbigliato che là si preparano armi contro i nemici del Paese. Chissà come fischieranno le orecchie di Mister Bush? (...) Tra le tante scene irresistibili, l'arrampicata sul palazzo nemico usando come appigli le frecce scoccate in tempo reale e la corsa degli struzzi nell'inedito struzzodromo. Insomma un gran divertimento per tutti. Con lo strafottente protagonista che si accontenta di un bacio. Cose che capitano solo nelle favole." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 21 maggio 2010)
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