Pride and Glory - Il prezzo dell'onore

Pride and Glory

USA - 2008
Pride and Glory - Il prezzo dell'onore
New York. Quattro poliziotti vengono uccisi in un agguato durante le indagini su un traffico di droga. Il Capo dei Detective di Manhattan, Francis Tierney Senior, decide di affidare il caso a suo figlio, il detective Ray Tierney. Quando tutte le prove sembrano condurre alla colpevolezza di suo fratello Francis Jr. e di suo cognato Jimmy Egan, anche loro poliziotti, Ray si trova di fronte ad un dilemma di natura etica: scegliere tra la fedeltà alla famiglia o al Dipartimento di Polizia.
  • Durata: 130'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.85)
  • Produzione: AVERY PIX, NEW LINE CINEMA, O'CONNOR BROTHERS, SOLARIS
  • Distribuzione: EAGLE PICTURES
  • Data uscita 31 Ottobre 2008

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
Onori e oneri per chi, come Francis Tierney Senior (Jon Voight), ha speso tutta la vita per il Dipartimento di polizia di New York: i panni sporchi si lavano in famiglia, lo sa bene, ma se proprio da lì arrivano i problemi, sovrapponendosi all'etica e alla lealtà della divisa che si indossa, la faccenda si complica. E di parecchio. Quattro agenti della narcotici rimangono uccisi in un agguato, la task force viene affidata al detective Ray Tierney (Edward Norton), figlio di Francis e fratello di Francis Jr. (Noah Emmerich), al comando della squadra che ha subito il massacro, nella quale presta servizio anche Jimmy Egan (Colin Farrell), cognato di entrambi. Col procedere delle indagini, si fa sempre più strada l'ipotesi che qualcuno abbia informato gli spacciatori dell'arrivo della polizia, e questo qualcuno si nasconde proprio nella squadra di Francis Jr., ormai corrotta fino al midollo.
Macchina a spalla, pianisequenza e "pedinamenti" quasi ossessivi: questa la cifra con cui Gavin O'Connor inquadra i momenti più adrenalici di Pride and Glory, poliziesco ruvido e senza esclusione di colpi, in cui corruzione, senso della lealtà e ricerca della verità si mescolano, costringendo tutti i personaggi a fare i conti con i principi individuali e gli obblighi familiari verso cui sono chiamati a rispondere: debitore di un filone più o meno recente (da Copland a Training Day, fino all'ultimo - bellissimo - I padroni della notte di James Gray, anche lì con una famiglia di poliziotti, capeggiata da Robert Duvall), il film di O'Connor muove da ricordi personali (il padre era un agente del dipartimento di New York), è sorretto da un'interpretazione corale di altissimo livello (Norton, Voight e lo stesso Emmerich da applausi, Farrell al solito a proprio agio quando si tratta di dare vita a personaggi ambigui e violenti) e si porta avanti con un discreto ritmo e un buon senso della messa in scena.
A convincere poco, ed è un peccato, il crescendo con cui verso il finale si vuole a tutti i costi mettere ordine (da dimenticare la scazzottata nel pub irlandese tra Norton e Farrell), ritrovando nel caos esagerato di una (seppur motivata) ribellione la sin troppo sbrigativa espiazione di un sistema da rivedere completamente. 

NOTE

- ANTEPRIMA, IN CONCORSO, AL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (III EDIZIONE, 2008).

CRITICA

"Segnato da uno stile cupo e insieme solenne, 'Pride and Glory' lega in un solo grande nodo equilibri familiari e ordine cittadino, concedendosi anche un risvolto apertamente tragico. La polizia diventa una metafora, poliziesco il genere che consente ogni allusione. E qui, anche il gusto un po'
antico di un intrigo che si potrebbe immaginare ambientato nelle stanze di una corporation o nei corridoi di ambasciata.". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 29 agosto 2008)

"Storie di poliziotti newyorkesi corrotti ne conosciamo tante, ne vediamo continuamente nei serial televisivi, ma 'Pride and Glory - Il prezzo dell'onore' di Gavin O'Connor offre molto di più. Veloce, affannoso, violento, alla vicenda di corruzione poliziesca unisce l'analisi di una famiglia e di un distretto di polizia, della solidarietà degli affetti e dello spirito di corpo: e dei comportamenti illegali che queste due istituzioni possono provocare, esigendo una lealtà che è complicità, disonestà, menzogna. E a questa analisi si uniscono la bravura grande dei protagonisti Colin Farrell, Edward Norton, Jon Voight, e di tutti gli interpreti anche minori; e lo stile tagliente, duro, travolgente dei paesaggi urbani, della crudeltà dei gesti, dell'affettuosità dei rapporti, della spietatezza delle azioni tra le mille luci di New York." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 29 ottobre 2008)

"Un affresco crudo e potente della polizia del New York Police Department. Una storia di corruzione, di metodi punitivi poco ortodossi, di fratelli, di sangue e non, l'uno contro l'altro, in nome della giustizia, dell'avidità, di una lealtà perversa che si fonda sulla divisa e sulla famiglia (che si chiami polizia o moglie o figli) e non sulla verità. Il patriarca di questa famiglia allargata è Jon Voight, i due amici-nemici Edward Norton e Colin Farrell, semplicemente rinati dopo qualche passaggio a vuoto. E a Colin spetta il compito più arduo, quello del cattivo disperato, di chi per mantenere privilegi e potere è disposto a tutto. Una saga poliziottesca delle migliori, scritta e diretta come un grande classico, che va giù pesante con queste forze del disordine, in cui la divisa si macchia di ogni nefandezza. Altro che marescialli Rocca o distretti di polizia." (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 29 ottobre 2008)

"'Pride and Glory - Il prezzo dell'onore' è fatto di un'altra pasta. Film di genere, certo, ma dentro una cornice d'autore che il regista d'origine irlandese Gavin O'Connor scolpisce con cura, senza sfigurare nel pantheon del poliziesco duro e crudo, a sfondo sociale, con tragedia familiare annessa. Non si contano i possibili modelli di riferimento, da 'Il principe della città' al recente 'I padroni della notte', passando per 'Copland' e 'The departed'. Tuttavia, pur nella scansione classica, tra luci livide, riunioni di famiglia e sparatorie urbane, 'Pride and Glory' rappresenta una felice incursione in questo Festival già in clima di smobilitazione." (Michele Anselmi, 'Il Riformista', 29 ottobre 2008)

"Storia di una famiglia di cops di origine irlandese, con tanto di patriarca maschilista, Jon Voight, e tre figli, due poliziotti e la terza moglie di un poliziotto. Le loro malefatte, volontarie o involontarie, non sono proprio quelle che vediamo rappresentate nel film, sono quelle del 'fuori campo'. Mentre la storiellina di corruzione che, alla telefilm, coinvolge brutti ceffi ispanici taglieggiati da questi fascistoidi energumeni con tanto di distintivo, assurge via via a dimensioni shakespeariane perché i due attori la sanno trasformare in un 'Fightclub'che finirà nella notte zombie alla mercè della guerriglia urbana spontanea. Naturalmente più paurosa di qualunque malefatta gaelica." (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 29 ottobre 2008)

"O'Connor per dare solennità al dilemma non esita a tirare in ballo la tragedia greca e Shakespare. Più semplice, Ray si trova a dover scegliere tra la divisa e la famiglia, il rispetto della legge e la fedeltà che viene dal sangue. Mentre, intorno a lui, ognuno si rivela intrappolato dalla vita e in condizione, al massimo, di raccoglierne solo i cocci. Quando ormai senti che il groviglio delle anime si sta per sciogliere, ti domandi come andrà a finire. E, come capita a volte, scopri che la decisione di chiudere un finale non è all'altezza del livido e disastrato universo umano in cui il film per più di due ore ci ha sprofondato." (Guido Barlozzetti, 'E Polis', 29 ottobre 2008)

"Costruito secondo le regole classiche del film d'azione, 'Pride and Glory' scivola via per 130 minuti senza cadute di ritmo, ragionando sul tema della fedeltà alle leggi del clan e della famiglia piuttosto che al rispetto delle leggi, offrendo il solito quadro di corruzione e buone intenzioni, ambiguità morali e prove di coraggio. Ma arrivando alla fine al traguardo per cui era stato pensato e prodotto: offrire a un pubblico in cerca di piaceri forti offrendo un prodotto non originalissimo, ma diretto professionalmente e ben interpretato." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 29 ottobre 2008)

"Norton, attore straordinario, concede alla sua performance un impegno da minimo sindacale, così come Voight, il cattivissimo Farrell e il tormentato Noah Emmerich: se gli scorci della metropoli noir risultano vividi e credibili e le impennate rabbiose dell'azione rispondono allo scopo, la freddezza retorica e l'automatismo psicologico fanno sì che allo spettatore non interessi nulla di ciò che fanno i personaggi." (Valerio Caprara, 'Il Mattino'. 29 ottobre 2008)
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