Poveri ma ricchi

ITALIA - 2016
3/5
Poveri ma ricchi
I Tucci sono una famiglia povera di un piccolo paese del Lazio. Padre, madre, una figlia vanitosa e un figlio genio, costretto a fingersi idiota per stare al passo con la famiglia. Con loro vivono anche il cognato, botanico ma nullafacente, e la nonna, patita di serie TV. Un giorno accade qualcosa di completamente inaspettato: i Tucci vincono cento milioni di euro. Sull'onda dell'emozione decidono di mantenere segreta la vincita, ma, come spesso succede in questi casi, una parola di troppo scappa dalla bocca del capofamiglia e ai Tucci rimane soltanto una soluzione, prima di essere perseguitati da sedicenti amici e conoscenti: scappare. Nel bel mezzo della notte fanno le valigie e partono. Destinazione: Milano. La città che la signora Tucci sognava da ragazza prima di sposarsi. Una volta arrivati e preso possesso della loro nuova vita da miliardari, i Tucci si rendono conto che i tempi sono cambiati; i ricchi di oggi non sono più come quelli di una volta. Oggi sono tutti low profile, mangiano poco o niente, sono ecologisti, fanno beneficenza, si tengono in forma, vanno in giro con biciclette o macchinette elettriche. Essere ricchi, oggi, è diventata una gran scocciatura. E questa scoperta renderà le cose molto diverse da come i Tucci se le aspettavano.
  • Durata: 97'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: DCP
  • Produzione: MARIO GIANANI E LORENZO MIELI CON LORENZO GANGAROSSA PER WILDSIDE, WARNER BROS. ENTERTAINMENT ITALIA
  • Distribuzione: WARNER BROS. PICTURES ITALIA; DVD E BLU-RAY: WARNER HOME VIDEO (2017)
  • Data uscita 15 Dicembre 2016

TRAILER

RECENSIONE

di Massimo Giraldi
Un piccolo paese del Lazio, nelle campagne di Frosinone, una famiglia modesta composta da padre, madre, una figlia con tutte le ambizioni  e i miti dei giovani di oggi, un figlio adolescente dall’intelligenza vispa che deve tenere nascosta per non fare sfigurare gli altri. Poi ci sono un cognato, botanico e nullafacente, e la nonna, patita di serie televisive. Sono i Tucci, che Kevi, il ragazzo sopra la media, si incarica di presentare allo spettatore. Una vita di tranquilla povertà che ad un certo punto si trasforma in modo inatteso. La famiglia vince alla lotteria la cifra enorme di 100 milioni di Euro.  I Tucci decidono allora di trasferirsi a Milano, per fare la bella vita…Si tratta di un remake del film francese Les Tuche, grande successo nel pubblico d’Oltralpe.

Sul testo originale, Brizzi e Martani hanno lavorato per scrivere una sceneggiatura al tempo stesso aderente e in gradi di rendersi autonoma con opportuni inserimenti e variazioni, Soprattutto con il supporto di una ambientazione che la rendesse una ‘tipica’ storia italiana. I poveri che diventano ricchi innescano da subito una serie di equivoci tanto prevedibili quanto sfrontati, eccessivi e paradossali. Su questa traccia già densa di ipotesi fantasiose si innesta il confronto Roma/Milano. E sono due fattori (il passaggio da poveri a ricchi; quello dalla capitale reale a quella ‘morale’) destinati ad agire in mille forme diverse. Secondo un’ottica, va detto, già trattata più volte dal cinema italiano. La curva delle trasformazioni passa dalla tentazione di non farsi scoprire, alla decisione di spendere in modo vistoso, alla prova di una impossibile integrazione con i ricchi ‘snob’. Qui il copione svaria da momenti felici a toni più bassi, alternando comicità misurata e umorismo pesante. La misura di mezzo si salva grazie ad un tono scherzoso e all’occorrenza malinconico che scorre verso un finale buono tendente al buonista per salvare capra e cavoli della scelta di prediligere la povertà che fa tornare la tranquillità.

Nella ruota corale dei protagonisti, Christian De Sica è il capofamiglia Danilo Tucci, a proprio agio tra mozzarelle e campagna, accanto a lui si muovono Enrico Brignano, il cognato, Lucia Ocone, la moglie, Lodovica Comello, la figlia, Anna Mazzamauro, una vivace nonna Nicoletta. Che il film si muova all’interno del filone nazional popolare lo certifica il coinvolgimento di Al Bano, e di Gabriel Garko, nel ruolo di se stessi. Segno che il film inclina più verso Mattoli che non verso Monicelli.

NOTE

- REALIZZATO IN ASSOCIAZIONE CON: GROUPAMA ASSICURAZIONI, IMPREBANCA, ESSEQUAMVIDERI (AI SENSI DELLE NORME SUL TAX CREDIT).

CRITICA

"Satira sociale? Ridateci le Vacanze intelligenti di Sordi! Fausto Brizzi la butta in grottesco con Brignano e De Sica che coltivano i propri eccessi trash e la non inedita trovata dello scambio di persona. Ma il peggio viene quando si vuol far la morale: meglio tornare poveri e sinceramente cafoni. Catalogo di banalità e volgarità, con una inevasa voglia di ridere e la Mazzamauro che sembra tornata in Fantozzi." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 15 dicembre 2016)

"Ovvia la morale conclusiva insita in un titolo non distante dall'evergreen di Dino Risi. Remake 'all'italiana' del francese 'Les Tuche', il decimo film di Fausto Brizzi soddisfa le aspettative di comicità (...) e di freschezza nel racconto di un'attualità ontologicamente ridicola. L'assist di garanzia arriva dalla navigata verve di un Christian De Sica dal capello permanentato e da comprimari di livello, tra cui una ritrovata Anna Mazzamauro, nonna di questi tempi. (...) Film godibilissimo, con trovate e battute esilaranti nonché camei dal pedigree pop." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 15 dicembre 2016)

"Natale è cinepanettone e De Sica sa come servirlo. Con i soliti cliché e gli stessi refrain volgari (...). II pubblico fedele, ma solo quello, si divertirà. (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 15 dicembre 2016)

"Piacerà a chi come noi è convinto che Fausto Brizzi valga di più dei film che ordinariamente gli fanno fare. Qui è partito da premesse disastrose (come rifare un film francese e ritrovarsi un De Sica anche più caricato del solito) ma ha saputo trovare l'idea vincente assegnando i compiti di narratore a un ragazzino, l'unica testa pensante nella trucidissima famiglia." (Giorgio Carbone, 'Libero', 15 dicembre 2016)

"Una cosa, anzi due, sul 'via libera' per questa farsa regionalistica, altrimenti invedibile: la 'maschera' di De Sica, barba e riccioletti rossi di uno 'sporco e buono' d'oggi in un borgataro d'altri tempi, tempista e plastico incapace; e il modesto, ma evidente sforzo di intreccio almeno nel sensato finale. Per il resto, c'è tutto il resto: una poco verosimile Italia di sottocultura, la voce fuoricampo del ragazzino saggio, la carrellata dei brand da 'product placement' per gli arricchiti, paradossi senza graffio." ('Nazione-Carlino-Giorno', 15 dicembre 2016)

"Ci voleva un remake dal francese 'Les Tuche' (2011), passando per i nostri 'Un povero ricco' e il segmento diretto da Sordi di 'Dove vai in vacanza?', per restituirci un Fausto Brizzi quasi ai livelli dei primi 'Notte prima degli esami' (2005) ed 'Ex' (2009). De Sica ruggisce come il vecchio leone delle farse di Natale (anche la bizzarra capigliatura aiuta a vederlo come il re della giungla), così potente da lasciare spazio ai coprotagonisti tra cui spicca un dolcissimo Brignano innamorato e una Mazzamauro inossidabile." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 29 dicembre 2016)

"Funziona la coppia cinepanettoniana De Sica-Brignano. (...) Ovvie complicazioni, svariate risate e rare cadute di gusto. Christian De Sica, oscena capigliatura arancio, si conferma un finto guitto di classe, il più misurato Enrico Brignano un complice molto intonato." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 29 dicembre 2016)
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