Potiche - La bella statuina

Potiche

FRANCIA - 2010
3/5
Potiche - La bella statuina
Francia, 1977. Quando Robert Pujol, tirannico proprietario di una fabbrica di ombrelli, decide di allontanarsi dalla sua azienda e dalla famiglia a causa dei contrasti con i suoi dipendenti, la moglie Suzanne prende le redini della società e grazie all'aiuto del suo vecchio amico Babin, deputato comunista, riesce ad appianare i contrasti e a rimettere in piedi la fabbrica. Tuttavia, la libertà dal dispotico Pujol per dipendenti e familiari non durerà a lungo...
  • Durata: 103'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.85)
  • Tratto da: opera teatrale di Pierre Barillet e Jean-Pierre Grédy
  • Produzione: MANDARIN CINÉMA, FOZ, FRANCE 2 CINÉMA, MARS FILMS, WILD BUNCH, SCOPE PICTURES, CANAL+, TPS STAR, FRANCE TÉLÉVISIONS, RÉGION WALLONNE
  • Distribuzione: BIM
  • Data uscita 5 Novembre 2010

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
La settima volta non è il settimo anno: il matrimonio di Catherine Deneuve e Gérard Depardieu fa ancora scintille. Battezzati trent'anni fa dall'Ultimo metrò di Truffaut, i due divi francesi si ritrovano per la settima volta in Potiche, "la bella statuina" messa in Mostra da Francois Ozon.
Che, diciamolo subito, dopo Il rifugio, conferma la sua ritrovata forma: non solo, una volta tanto, riesce pure a far ridere. Anzi, troppo ridere. Dopo La Passione di Mazzacurati, Potiche ristende ed estende il sorriso del Concorso di Venezia 67, incrociando costumi e anni '70, scioperi e padronato, formato famiglia e campo lungo industriale, catena di montaggio e montaggio sentimentale, riparando dalal pioggia la Deneuve con gli stessi ombrelli de Les parapluies de Cherbourg... Ovviamente, nomen omen, è soprattutto un bel film a vedersi, che fotografa chiaro e luminoso, dagli animali che ne salutano il footing mattutino alla Deneuve, ridotta a soprammobile - almeno, per tutto ciò che non è sesso... - dal marito fedifrago-capitalista Fabrice Luchini. Per fortuna, non durerà: la bella Catherine affermerà la propria femminilità, il proprio comando dolce, dalla fabbrica al Parlamento, passando per l'amore che fu, Depardieu, appunto.
Può bastare? Per un film sì, per un film in concorso a una Mostra d'Arte no. Troppo palesi i sottotesti ideologici, troppo elusivo il ping-pong sociotemporale, troppo statico e bello Potiche perché le risate in technicolor gettino un'ombra d'interesse sul nostro presente. Se le donne sono meno di 8 stavolta, rimane un mistero: Ozon s'è ripreso, ma che vuol fare da grande?

NOTE

- IN CONCORSO ALLA 67. MOSTRA INTERNAZIONALE DEL CINEMA DI VENEZIA (2010).

- CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2011 COME MIGLIOR FILM EUROPEO.

CRITICA

"Più che alla riflessione metaforica (che pure ha terreno per svilupparsi), Ozon spinge volutamente al riso. Passata tra gli applausi a Venezia e lasciata da Tarantino senza l'ombra di un riconoscimento, la commedia si rifarà in sala. Perché la provocazione mutuata dal teatro (l'origine è una pièce francese di successo) non è nuova ma è intelligente, i dialoghi ben scritti, gli attori perfetti, la parodia di un genere, riuscita. Deneuve e Depardieu, a trent'anni da Truffaut sanno prendersi in giro, Ozon (ed è una considerevole notizia) anche." (Malcom Pagani, 'Il Fatto Quotidiano', 4 novembre 2010)

"'Potiche' non è solo un gioco di citazionismo cinematografico e neanche solo un grande omaggio all'attrice francese, bensì un'intelligente allegoria della Francia d'oggi, dei suoi personaggi politici e dei suoi vizi e virtù. (...) Ecco, Ozon continua nella sua investigazione sul gentil sesso, qui nel rapporto con la politica e il potere (...), adattando un testo che gli ha permesso di parlare di femminismo, crisi economica, rivendicazioni sindacali e famiglia senza un accenno di didascalismo, anzi con tante sane e intelligenti risate e un occhio ben fisso sui personaggi della politica di oggi. Com'è stato dichiarato dallo stesso regista i due personaggi principali si ispirano a Nicolas Sarkozy (nei panni del marito isterico e del padrone illiberale della azienda) e a Ségolène Royal (la 'bella statuina' Deneuve) ai quali si aggiunge la figura del 'postino', così lo chiamano i francesi, comunista sindacalista, qui nei panni di Depardieu. Benché il film sia spassosissimo, la morale è veramente cupa e nera. Nessuno di questi personaggi si salva, ognuno a suo modo mostruoso e perso, compresa l'imprenditrice politica Deneuve che alla fine può ricordare un Berlusconi in gonnella." (Dario Zonta, 'L'Unità', 5 settembre 2010)

"Solo la Deneuve. Solo la massima diva di Francia col suo viso immoto e perfetto poteva fare 'Potiche', alla lettera "Bella statuina", di François Ozon. Solo l'attrice più borghese del mondo, la regina del bon ton e della dissimulazione, l'eroina buñueliana della doppia morale e delle doppie vite, poteva incarnare con tanto sfacciato divertimento questa donna. (...) Tanto per chiarire che dietro il "femminismo" di questo film tratto da una pièce di Barillet e Grédy c'è l'immoralismo feroce di Ozon. Che come in 'Otto donne' rende tutti rapaci, meschini, caricaturali (tranne forse l'ingenua segretaria ¬amante incarnata dalla sempre fantastica Karin Viard), senza distinzioni di classe, di sesso o di età. Esasperando l'ambientazione (anni 70 significa licenza di uccidere per truccatori, parrucchieri e scenografi) e i cliché del teatro di boulevard per portare alla luce l'anima segreta di ognuno." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 5 settembre 2010)

"Il termine 'potiche' in francese, designa un qualsiasi oggetto in ceramica, senza pregio, da sempre immobile su qualche mobile di casa. In italiano potrebbe definirsi paccottiglia, con supponente attribuzione di inutilità. Una statuina di nessun valore. Nell'omonima celebre pièce dalla quale François Ozon (arguto scultore di tipologie femminee, vedi '8 donne e un mistero') ha tratto il suo 'Potiche - quel genio di mia moglie', il termine si riferisce all'ironica, brava, e ancora bella Catherine Deneuve. (...) Dice Ozon di essersi ispirato anche all'ormai antica sfida tra Nicolas Sarkozy e Ségolène Royale. E il film sarebbe stato un piccolo evento perfetto al Lido, una commedia brillante nel grigiore della rassegna, se in conferenza stampa non avessero tirato in ballo il solito maschilismo (le donne subirono, sì, ma molte ci marciarono, sui mariti ricchi). E anche, pazzesco, hanno aggiunto che l'industriale Pujol sarebbe lo specchio del nostro premier. Neanche avesse il dono dell'ubiquità. Basta, per favore, con la politica ottusa e strumentale ad ogni costo." (Bruna Magi, 'Libero', 5 settembre 2010)

"Sorridente, luminosa, disponibile, mademoiselle Deneuve ha l'aria di essersela goduta un sacco nel ruolo della 'potiche', la bella statuina che d'un tratto si anima e sfodera inattese unghie affilate. La commedia si addice a Catherine, ieri applauditissima protagonista del film (10 minuti di battimani con standing ovation) che François Ozon ha tratto da una piéce di boulevard, 'Potiche', cavallo di battaglia di celebri attrici quali Jacqueline Mailan. Dopo tre giorni di incubi e tregende, alla Mostra è finalmente sabato. E si tira il fiato con un po' di buon umore. La commedia di Ozon, garbata e sottile, cattiva e intelligente, finisce giustamente in gara facendo uscire di sala critici e pubblico di ottimo umore." (Giuseppina Manin, 'Corriere della Sera', 5 settembre 2010)

"Vedi 'Potiche' e ti viene nostalgia degli anni '70. Accidenti a Françcois Ozon. Mica è giusto riportare sul grande schermo un'epoca di anarchia culturale e di giuste battaglie etiche facendoci ridere di gusto. Osservi quegli anni, precisamente il '77, in un imprecisata cittadina francese di nome Sainte-Gudule, e scopri che sarebbe stato bello esserci. E puoi pure sceglierti la tua identità, più o meno ribelle. (...) Ozon centra nuovamente il bersaglio, virando decisamente sui toni della comicità dall'ambientazione, dalle stoffe e dai cromatismi retro. 'Potiche' aggiorna e arricchisce l'armonia formale di messa in scena e ritmo di 'Otto donne e un mistero', regolando talvolta persino sei personaggi in scena dentro alla stessa inquadratura, senza stacchi di montaggio, per un cinema fluido, disinvolto, intelligente e giocoso. Chi dopo cinque minuti di 'Potiche' non ha pensato che sarebbe finito tutto in una cantatina modello musical, alzi la mano. Deneuve assoluta regina dello schermo. Che bei tempi." (Davide Turrini, 'Liberazione', 5 novembre 2010)

"Altro che Carlà, la vera regina di Francia è ancora lei, Catherine Deneuve. Anche se di anni ne ha ventiquattro in più. Ma la classe e il fascino sono ancora quelli di 'Bella di giorno'. (...) La commedia, in cui la fa da protagonista assoluta, è un piccolo gioiello di umorismo, diretta con il consueto garbo da un maestro come François Ozon, che l'ha tratta dalla fortunata, omonima pièce di Barillet & Grédy, come dire i Garinei e Giovannini del teatro leggero francese. Un fuoco di fila di battute spiritose, spesso perfide, qualche volta maliziose, che aggirano con eleganza il cattivo gusto sempre in agguato. (...) Insomma è uno spasso continuo, impreziosito oltre che dai dialoghi al seltz anche dai begli abiti d'epoca, con relative acconciature, e dalla simpatia dei primattori maschili, il beffardo Gérard Depardieu e il subdolo Fabrice Luchini, perfette spalle della soave finta oca Catherine." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 5 novembre 2010)
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