Poltergeist

USA - 2015
1,5/5
Poltergeist
Una famiglia si ritrova con la casa invasa da alcuni spiriti arrabbiati. Quando le terrificanti apparizioni e gli attacchi da parte delle oscure presenze iniziano a intensificarsi, prendendo con loro la più giovane delle figlie, la famiglia sarà costretta a unire ancor di più le proprie forze per riuscire a salvarla...
  • Durata: 93'
  • Colore: C
  • Genere: HORROR
  • Specifiche tecniche: DCP, 2D/3D (1:2.35)
  • Produzione: SAM RAIMI, ROB TAPERT, ROY LEE PER GHOST HOUSE PICTURES, VERTIGO ENTERTAINMENT
  • Distribuzione: TWENTIETH CENTURY FOX ITALY
  • Data uscita 2 Luglio 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Alessandro De Simone
Nel corso degli ultimi vent’anni l’horror ha subito un preoccupante svuotamento del contenuto. Quello che una volta era specchio, spesso geniale e meravigliosamente delirante, della società, è adesso solo un veicolo per sussulti a buon mercato ed estremismi per nerd presuntuosi. Poltergeist, e il suo remake, ne sono l’ennesimo lampante esempio.

Steven Spielberg nel 1982 affidò la regia di questa storia di fantasmi a Tobe Hooper, innovatore del genere negli anni Settanta con Non aprite quella porta, film che inaugura l’era degli slasher movie e che al contempo era un manifesto politico dell’America di quegli anni. Esattamente come Poltergeist, potentissimo attacco all’amministrazione Reagan e all’annichilimento nei confronti della classe media, bersaglio favorito della Casa Bianca che usava il mezzo televisivo come strumento di assuefazione di massa.
Gil Kenan ci prova timidamente in questo remake, con il capofamiglia che ha perso il lavoro a causa della crisi e casa comprata a poco per il crollo del mercato, ma la buona volontà non basta. Il moderno Poltergeist fa paura soprattutto per i buchi di sceneggiatura e gli effetti digitali posticci. Tutto il resto, come diceva Califano, è noia.

CRITICA

"Dato che al cinema, di questi tempi, poco si crea e nulla si distrugge, ecco arrivare l'inevitabile remake dell'omonimo film di 'haunted house' di 30 anni fa. All'epoca il produttore fu Steven Spielberg, oggi in produzione c'è un altro nome prestigioso, quello di Sam Raimi; però il rifacimento è una copia sbiadita dell'originale. Cui, pure, si attiene nella sostanza narrativa. (...) A dieci anni da 'Paranormal Activity' il ritorno alle origini andrebbe anche bene: peccato che Kenan si accontenti di jump scare e porte che si aprono da sole innestando subito il pilota automatico. Senza però risparmiarci pigre 'attualizzazioni' (...)." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 2 luglio 2015)

"Si sentiva il bisogno di un remake di 'Poltergeist'? No, se la rivisitazione non aggiunge nulla di sostanzialmente nuovo rispetto al film dell'82. Chi non conosce la storia metta in preventivo qualche spavento, anche se l'espressione invariabilmente inebetita di Rockwell farebbe pensare al contrario." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 2 luglio 2015)

"Piacerà. Anche se fra i tanti remakes che hanno invaso gli schermi negli ultimi anni nessuno sentiva la necessità di un rifacimento nel vecchio film del 1982 scritto da Steven Spielberg. Comunque nemmeno questo è male. La trama è la stessa, ma gli effetti in 3D decisamente funzionano. E il regista Kenan (anche perché marcato stretto dal grande Sam Raimi) dimostra come si giostra bene la tensione." (Giorgio Carbone, 'Libero', 2 luglio 2015)

"L'estate è la stagione dell'horror. Le sale si svuotano, i grandi film preferiscono uscite in periodi di incassi più sicuri e le distribuzioni provano a lanciare film di genere, a volte fondi di magazzino, a volte titoli abbastanza attesi. Non fosse altro perché remake di pellicole che hanno fatto epoca. È il caso di «Poltergeist» (...), che riprende il celebre horror diretto ne11982 da Tobe Hooper ed è prodotto da un esperto del genere come Sam Raimi. (...) La storia riprende a grandi linee l'originale (il medium diventa un conduttore di programmi su fenomeni paranormali), ma perde tutte le implicazioni di quello di partenza, risolvendosi nell'ennesima rimasticatura dei topos degli horror di questo filone. Le presenze non fanno emergere le contraddizioni familiari come nell'82, quando il capofamiglia aveva costruito i lotti ed era corresponsabile degli eventi: lo spunto, in questi anni, dopo la bolla immobiliare che ha concorso alla crisi del 2008, avrebbe potuto condurre a riflessioni interessanti. Qui conta solo la paura da trasmettere allo spettatore, ma l'obiettivo non viene centrato, nonostante il lavoro sugli effetti sonori e i flash di luce. Questo «Poltergeist» non serve a elaborare le paure o a rifletterci, gioca con paure vecchie e un po' banali (...). L'elemento forse più interessante, ma neanche gli attori ne sono troppo convinti, sarebbe forse quello dei genitori troppo presi a riadattarsi alla nuova condizione e a trovare un lavoro per accorgersi di quanto sta succedendo." (Nicola Falcinella, 'L'Eco di Bergamo', 9 luglio 2015)
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