Pollo alle prugne

Poulet aux prunes

FRANCIA, GERMANIA, BELGIO - 2011
3/5
Pollo alle prugne
Téhéran, 1958. Nasser-Ali, un famoso suonatore di violino, incontra la sua amata Irâne per strada, ma lei non lo riconosce. Durante questo incontro fortuito scopriamo che, a causa di un litigio, sua moglie ha distrutto il suo prezioso strumento musicale. Poiché nessun violino riesce più a procurargli il piacere di suonare, Nasser-Ali decide di morire. Otto giorni dopo si toglie la vita.
  • Altri titoli:
    Chicken with Plums
  • Durata: 91'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM, HAWK SCOPE, CINEMASCOPE (1:2.35)
  • Tratto da: omonima graphic novel di Marjane Satrapi (ed. Sperling & Kupfer)
  • Produzione: CELLULOID DREAMS, THE MANIPULATORS, UFILM, STUDIO 37, LE PACTE, LORETTE PRODUCTIONS, FILM(S), ARTE FRANCE CINÉMA, ZDF-ARTE
  • Distribuzione: OFFICINE UBU (2012)
  • Data uscita 6 Aprile 2012

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Dopo l'acclamato Persepolis, un faticoso passo in avanti per Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud. Anche in questo Poulet aux prunes, in concorso a Venezia 68, è sempre una graphic novel (della Satrapi) a fornire il soggetto, ma sullo schermo l'animazione lascia spazio al live-action, relegandosi a far da sfondo, ritagliandosi qualche sparuta sequenza esclusiva e qualche inserto qua e là.
Diciamolo subito, non è un film riuscito, ma un'auspicabile, valida opera di transizione, ovvero il tentativo di affrancarsi dalle strisce dei fumetti per provarsi cineasti tout court. Non solo, dopo l'autobiografia “fumettata” di Persepolis, Marjane non abbandona l'Iran, ma solleva Teheran dalla carta storico-politica per trasportarla nei territori dell'immaginazione, nella dimensione onirica, mettendo quasi tra parentesi la denominazione d'origine controllata. E vi immaginate la fatica che può costare a un'esule?
E' una traslitterazione poetica che, viceversa, lascia campo libero alla sortita cinematografica della nazione che da anni ospita la Satrapi e ha dato i natali a Paronnaud: la Francia, quella de Il favoloso mondo di Amelie e Appuntamento a Belleville (atmosfere, non animazione), quella dell'amour fou variamente e incessantemente declinato e del surrealismo metropolitano di Caro e Jeunet.
Che racconta, dunque, il film? Nella Teheran del '58, gli ultimi giorni del virtuoso violinista Nasser Kahn (Mathieu Amalric, bravo), che per un amore impossibile (Iran, ovvero Golshifteh Farahani) decide di lasciarsi morire: una settimana d'agonia, che svela la natura irrefutabilmente amorosa della sua musica e, viceversa, stigmatizza il matrimonio capestro con Faringuisse (Maria De Medeiros), la vicinanza alla figlia e alla madre defunta (rispettivamente, Chiara Mastroianni e Isabella Rossellini) e la siderale distanza dal figlio. Facendo del patchwork stilistico e del collage dei registri le spie scoperte dell'intenzionale art pour l'art, Satrapi e Paronnaud intessono una narrazione che va e viene nel tempo (flashback e flashforward, inversioni, diversioni e diversivi), ma in realtà fluisce placida, confinata nelle anse dell'abbandono dell'amore e all'amore, risultando permeabile alla noia: del resto, Nasser Kahn ha deciso di morire, e la noia può essere scambiata per cordoglio, o no?
Non che in questo Pollo alle prugne non si rida, anzi, ma quelle comiche sono poche e nervose pennellate su una tela che non sorride, non può sorridere: lasciate ogni speranza voi ch'entrate, dice la Satrapi, perché colore e animazione, bon mots e nonsense non possono che dare il belletto all'irredimibile nichilismo. Non è il pollo del dì di festa, ma l'ultimo pasto di un condannato  a morte. Per amore.

NOTE

- IN CONCORSO ALLA 68. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2011).

CRITICA

"Dopo 'Persepolis', la disegnatrice iraniana Marjane Satrapi (da anni 'in esilio' in Francia) torna alla regia, sempre in coppia con Vincent Paronnaud e sempre a partire da una sua graphic novel, 'Poulet aux prunes' ('Pollo alle prugne', pubblicato in Italia da Sperling & Kupfer). Questa volta però utilizza attori in carne e ossa invece dei suoi deliziosi disegni monocromatici e questo cambiamento è la cosa meno azzeccata dell'operazione. Non certo per colpa degli attori, ma per le scelte di stile e di messa in scena dei due registi. (...) Costretti a fare i conti con i limiti che impongono corpi e ambienti veri, i due registi finiscono per affidarsi a una messa in scena grottesca e ridondante. Così devono ricorrere a un surplus di gag e trovate per restituire il tono favolistico e surreale che invece il disegno stilizzato e in bianco e nero della Satrapi sapeva evocare immediatamente (e che l'unica sequenza animata, pur se a colori, fa immediatamente rimpiangere: quella del fantasma della Morte alle prese con un arabo filone). Con il risultato di non andare molto più in là di un film grazioso ma troppo ridondante." (Paolo Mereghetti, 'Il Corriere della Sera', 4 settembre 2011)

"Dopo la rivelazione a Cannes 2007 col film d'animazione 'Persepolis', Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud tornano dietro la macchina da presa per proseguire la loro personale ricostruzione della storia iraniana recente utilizzando attori in carne e ossa. (...) Il film ripercorre in flashback gli otto giorni precedenti al suicidio con l'utilizzo di una narrazione iperbolica, fumettistica, barocca e fantastica, debitrice del cinema di Jeunet e Caro. Mentre dei disegni animati del precedente e notevole film rimangono purtroppo solo dei pallidi ricordi." (Pedro Armocida, 'Il Giornale', 4 settembre 2011)

"Il più romantico dei sentimenti viene dipinto, con tenerezza infinita e qualche furbo tocco alla Amèlie, da Marjane Satrapi, già autrice del notissimo 'Persepolis', che con Vincent Paronnaud firma il film in concorso 'Poulet aux prunes' (Pollo alle prugne), tratto da un suo fumetto. Ma questa volta sono gli umani a interpretarlo, manovrati come pupi di un teatrino sullo scenario magico di una Teheran dalla luce fatata, che filtra tra i vivaci caffè del 1958 (un anno prima che lo Scià sposasse Farah Diba). Marjane afferma di aver scelto gli anni '50 per evocare quell'irripetibile atmosfera cinematografica, e rende omaggio al nostro cinema citando Sophia Loren, della quale va pazzo il protagonista, Nasser Ali Khan (Mathieu Amalric, bravissimo), violinista di fama internazionale." (Bruna Magi, 'Libero', 4 settembre 2011)

"Dopo l'acclamato 'Persepolis', la Satrapi e Paronnaud servono il 'Pollo alle prugne': il soggetto è ancora una graphic novel, ma l'animazione lascia spazio agli attori in carne ed ossa, accontentandosi di sfondi e inserti. Analogamente, Marjane non abbandona l'Iran, eppure lo solleva dalla carta geopolitica per i territori dell'immaginazione nostalgica e dolente, guardando alla Francia che l'ha adottata, ad Amelie Poulain, Caro & Jeunet. (...) Patchwork stilistico e art pour l'art 2.0, si va e viene nel tempo (flashback e flashforward, diversioni e diversivi) tra sentimento e simbolismi, noia e nichilismo, perché non è il pollo del dì di festa, ma l'ultimo pasto di un condannato a morte. Se non è un film riuscito, rimane una valida opera di transizione: affrancarsi dai fumetti, provarsi cineasti tout court. Vero Marjane?" (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 5 aprile 2012)

"Conto alla rovescia sull'ultima settimana di vita del violinista Nasser Ali Khan, da sempre infelice per non aver potuto sposare la bella Iran, che amava alla follia. La donna che ha impalmato, invece, non l'ha mai amata per di più lei gli ha rotto il violino, persuadendolo a morire. Film da festival tipico se mai ce ne furono, una fantasmagoria live-action di Mariane Satrapi e Vincent Paronnaud, già autori del premiato cartoon 'Persepolis'. Qui una parte in animazione c'è -racconta il celebre apologo del mercante e dell'Angelo della Morte - ma sono soprattutto i corpi degli attori a venir usati in modo grafico, giocando sulle superfici e sui colori (un vero antidoto al 3D...) con esiti complessivamente creativi; anche se aleggia qualche memoria di troppo del 'Favoloso mondo di Amélie', film tra i più inquinanti di tutti i tempi. Strano mix di poesia e kitsch, 'Pollo alle prugne' (è il piatto preferito del violinista) un momento ti seduce, il momento dopo ti irrita. Bizzarra la scena in cui Nasser sogna il grande seno di Sophia Loren, omaggio all'episodio felliniano di 'Boccaccio 70'." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 6 aprile 2012)

"Curioso: dopo un capolavoro d'animazione in bianco e nero che dava carne e sangue alla sua autobiografia, l'autrice di 'Persepolis' torna con un film vero e a colori che conferisce alla profondità e allo spessore dei suoi ricordi di famiglia la consistenza volatile e il luccichio intermittente dell'album illustrato. Siamo sempre a Teheran ma nel 1958, ben prima che Marjane Satrapi venisse al mondo. Sullo schermo sfilano memorie e leggende che Satrapi e il coregista Paronnaud guardano con affetto, divertimento, rimpianto, fantasia; una fantasia un poco incontrollata che passa dal memorabile al trascurabile. (...) Se ne esce ammirati ma sazi. Come se ibridando riprese dal vero, animazione, sentimenti pantografati in stile cartoon, Satrapi smarrisse il filo emotivo del film per parlare solo o soprattutto agli occhi." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 6 aprile 2012)

"Il violinista sul letto: parafrasando un celebre musical yiddish si potrebbe chiamarlo così quell'innamorato in crisi, a tu per tu col passato, corroso dal rimpianto, la cui vita rende poetico, prensile ed emozionante il nuovo racconto della Satrapi, che ha solo lo stile grafico del fumetto ma cui bravi attori regalano un'anima e il potere della memoria. Surreale e fantastico, dieci e lode, con san Fellini che batte un colpo anche perché per vie paranormali qualcosa qui ci ricorda il mai girato 'Viaggio di Mastorna'. (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 6 aprile 2012)

"Quanti ingredienti, magari troppi nel secondo film della coppia franco- iraniana Paronnaud-Satrapi. Sulla scorta dei ricordi della vulcanica autrice di 'Persepolis', già narrati a fumetti, 'Pollo alle prugne' è un pot-pourri spassoso e vitalistico, ma stilisticamente incerto che parte come una commedia all'italiana e finisce in piena atmosfera surreale alla «Amélie Poulain». Si parte dal dolore che ha congelato il cuore del celebre violinista NasserAli Khan, conducendolo alle soglie del suicidio. (...) Il protagonista Amalric è stralunato quanto occorre, ma i comprimari non sembrano del tutto omogenei all'humour nero di fondo." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 6 aprile 2012)

"Marjane Satrapi aveva esordito nella regia con il delizioso film d'animazione 'Persepolis', realizzato con Vincent Parannaud a partire dal proprio, omonimo romanzo a fumetti. Ora sulla base di un altro suo album che pesca nelle memorie di famiglia, e di nuovo in coppia con Parannaud, l'artista franco-iraniana firma un film con attori in carne e ossa, 'Pollo alle prugne'. (...) La commedia si avvale di una bella interpretazione di Mathieu Amalric, attorniato da attrici (la Medeiros, Isabella Rossellini, Chiara Mastroianni), altrettanto ben sintonizzate sul doppio registro umoristico e poetico del film. Tuttavia, pur dando prova di talento (suggestiva la fiabesca reinvenzione di Teheran, indovinate alcune situazioni), gli autori stavolta hanno giocato troppo programmaticamente sulla miscela degli stili, senza riuscire a ritrovare la coerente felicità formale di 'Persepolis'." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 6 aprile 2012)

"Folle e incantevole commedia della franco-iraniana Marjane Satrapi, autrice del fortunato cartoon 'Persepolis', la cui antica passione rispunta nella breve scena della favola animata. Ma tutto il film ha il sapore della fiaba, dolce e malinconica, con un sottofondo di garbata ironia." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 6 aprile 2012)
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