Planetarium

FRANCIA, USA - 2016
2/5
Planetarium
Parigi, fine anni Trenta. Laura e Kate Barlow, due sorelle sensitive incontrano André Korben, un potente produttore cinematografico che decide di ingaggiarle per dirigere il primo vero film sui fantasmi. Non passa molto tempo prima che Laura scopra che Korben ha ben altre ragioni e intenti segreti nei quali coinvolgere lei e Kate...
  • Durata: 104'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: FRÉDÉRIC JOUVE PER LES FILMS VELVET, IN CO-PRODUZIONE CON JEAN-PIERRE E LUC DARDENNE PER LES FILMS DU FLEUVE, FRANCE 3 CINÉMA, RTBF (TÉLÉVISION BELGE), PROXIMUS, KINOLOGY
  • Distribuzione: OFFICINE UBU (2017)
  • Data uscita 13 Aprile 2017

TRAILER

RECENSIONE

di Andrea Chimento

Planetarium di Rebecca Zlotowski è tremendamente confuso. Davvero troppa la carne al fuoco.
Parigi, fine anni Trenta. Due giovani spiritiste americane vengono notate da un produttore cinematografico francese. Affascinato dal loro dono, le ingaggia per girare un film molto ambizioso.

Le riflessioni sul mondo del cinema e sulla creazione artistica si mescolano in maniera del tutto slegata a un contesto storico segnato dal nazionalsocialismo e dai venti di guerra che si preparano a travolgere l’Europa.

La regista francese, arrivata alla sua opera terza, fatica a tenere le redini di un progetto tanto ambizioso e complesso. Indubbiamente ricco di suggestioni, ma anche di rovinose cadute e di scelte narrative approssimative e superficiali.

Efficace solo nelle prime battute, il film si perde presto, vittima anche di una regia scolastica e di un cast poco in forma.
Natalie Portman ci crede poco, mentre Lily-Rose Depp (figlia di Johnny Depp e Vanessa Paradis) dimostra tutti i limiti di un talento ancora acerbo e totalmente da formare.

NOTE

- FUORI CONCORSO ALLA 73. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2016).

CRITICA

"L'intenzione, ambiziosa, pare quella di mettere assieme spiritismo e cinema, grande 'mostratore d'ombre' imparentato col sogno. (...) Korben è l'alter ego di un vero produttore della Pathé, il romeno Bernard Natan, vittima dell'antisemitismo e che finì ad Auschwitz. Una figura dal grande potenziale; come lo sarebbero le due medium interpretate da Natalie Portman e Lily-Rose Depp. Il guaio è che la sceneggiatrice-regista Rebecca Zlotowski non riesce a padroneggiare il suo soggetto. Cuce in modo incoerente una quantità di temi e sottotemi (la natura del cinema, le relazioni familiari e sentimentali, la Storia con la maiuscola), finendo col perdere il filo." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 13 aprile 2017)

"Ambiguo e posticcio discorso di storia e metacinema, finisce per richiamare involontariamente l'ironia culturale di Woody Allen (da 'Ombre e nebbia' a 'Scoop') lasciando qualche volta un retrogusto di mistero inappagabile da conservare in scatola. Abiti d'epoca, fascino retrò, un biglietto per un viaggio nel tempo. Forse è l'altra faccia della medaglia di 'Personal Shopper'." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 13 aprile 2017)

"Ambientato negli anni che precedono l'occupazione, 'Planetarium' è un film attuale. Arriva nelle sale in un momento in cui ogni ricostruzione del passato documenta il nostro presente: la crisi economica, il nazionalismo, la paura del nemico interno. C'è un tanfo di Vichy nell'aria. Ora, il cinema è il luogo dove ne prendiamo coscienza ? O dove la perdiamo?" (Eugenio Renzi, 'Il Manifesto', 13 aprile 2017)

"Spiacerà a chi s'infilerà al cinema attirato dalla firma come produttori dei fratelli Dardenne. I quali però, i soldi onestamente guadagnati nell'ultimo decennio li hanno maldestramente impiegati in questa superproduzione che ammassa confusamente le idee per tre, quattro film diversi. E non bastano a riordinare le idee il carisma e il glamour della Portman." (Giorgio Carbone, 'Libero', 13 aprile 2017)

"Mamma, che pizza gigantesca. (...) Non si capisce dove vada a parare questo pretenzioso guazzabuglio diretto, con mano anonima, dalla francese Zlotowski. Almeno, a differenza di papà Johnny, la giovane Lily-Rose Depp recita senza smorfiette." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale, 13 aprile 2017)
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