Piccoli omicidi tra amici

Shallow Grave

GRAN BRETAGNA - 1995
Scozia. Il cronista Alex Law, l'impiegato David Stephens e la dottoressa Juliet Miller vorrebbero dividere il loro appartamento in affitto con un quarto coinquilino. Dopo laboriose selezioni, i tre giovani scelgono il taciturno e riservato Hugo che, poco dopo il suo arrivo in casa, viene trovato cadavere. Sbirciando tra le sue cose, i tre amici scoprono una valigia contenete molto denaro; decidono quindi di tenersi i soldi e seppellire il cadavere, dopo averlo ridotto irriconoscibile. Nel frattempo: due malviventi, dopo aver torturato un complice di Hugo per scoprirne l'indirizzo, cercano di penetrare nell'appartamento dei tre giovani; David si nasconde in soffitta con il malloppo; il direttore del giornale affida ad Alex un servizio sul ritrovamento di misteriosi cadaveri; Juliet cerca il modo per fuggire con i soldi. Mentre anche la polizia comincia a indagare sul caso, il panico dilaga...

CAST

NOTE

- REVISIONE MINISTERO LUGLIO 1995.

CRITICA

"A volere essere proprio fiscali, si può osservare che la progressione drammatica diventa un po' forzata verso la fine, con colpi di scena grandguignoleschi e conseguente intensificazione delle inquadrature macabre. Ma sono peccati veniali, imperfezioni perdonabili in un'operina-prima di autentico talento." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 25 agosto 1995)

"Il film, sceneggiato da John Hodge con la millimetrica precisione di un orologio svizzero, ha il suo aspetto, a modo suo, istruttivo ma quel che più conta è la effervescenza ironica, il suo spirito caustico, la sua voglia di buttare tutto in ridere. All'esito macabro-brillante contribuiscono, con una coloratissima scenografia, l'interpretazione gustosa, nell'ambito del paradosso, di tre attori che non conosciamo - Kerry Fox, Christopher Eccleston, Ewan McGregor - ma che ricorderemo... con qualche brivido (o risatina?)". (Franco Colombo, 'L'Eco di Bergamo', 2 settembre 1995)

"Nella prima parte, ancora affidata a cadenze di commedia beffarda e rallegrata, specialmente nei dialoghi, da un cinismo ferocemente disinvolto, il film è tutto da godere. Il possesso del denaro fa da catalizzatore alla vera personalità dei tre personaggi sotto la maschera mondana. La soffitta, dove viene nascosto il malloppo e dove uno dei tre si rifugia, diventa l'occasione di ingegnosi espedienti visivi. Quando, però, la progressione drammatica aumenta per avviarsi all'epilogo, il film si scompagina, arranca, rivela il suo maralismo di fondo nel dire una cosa sola: l'avarizia è uno dei sette peccati capitali e rovina le amicizie." (Morando Morandini, 'Il Giorno', 12 settembre 1995)

"Un noir che colpisce per la sua insolita fattura e piace ai cinefili assetati di novità, ma che non dispensa affatto tutta la suspense contenuta nel copione." (Alfredo Boccioletti, 'Il Resto del Carlino', 14 settembre 1995)
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