Più leggero non basta

ITALIA - 1998
Marco, giovane architetto a inizio carriera, riceve la cartolina precetto per il servizio civile. Il giorno successivo prende servizio presso l'Anaman (Associazione Nazionale Affetti da Malattie Neuromuscolari). Assisterà una giovane distrofica, Elena, che lavora attivamente per l'ente stesso, nonostante sia quasi completamente immobilizzata su una carrozzella dalla malattia. Dopo un breve tirocinio con un altro obiettore, che gli insegna come assistere Elena in ogni circostanza, Marco inizia la sua opera di assistenza. Durante un incontro in una scuola, i due si imbattono nelle difficoltà di una studentessa distrofica che, come molti altri alunni disabili, non ha un assistente che l'aiuti durante le lezioni e sta per abbandonare la scuola. Marco a questo punto si lascia coinvolgere da Elena in un progetto di convenzione con il Comune per provvedere a un'assistenza volontaria dei portatori di handicap e non riuscirà più ad estraniarsi dal servizio, dal progetto, da Elena. L'energia vitale di questa ragazza in carrozzina lo trascinerà in un percorso intimo e sociale, delicato e violento, durante il quale Marco metterà in discussione le priorità e i principi che hanno regolato la sua vita, fino all'incontro con Elena, il lavoro, gli affetti e i legami. "Adesso che il servizio finisce ti togli un bel peso", sussurra Elena alla fine seduta sulla sua carrozzina. "Guarda che tu non mi pesi", ribatte Marco, "anzi, il fatto che tu sei tu, semmai mi si ha reso il servizio più leggero". "Più leggero non basta", risponde lei, "più leggero non mi basta, possibile che non lo capisci?".
  • Durata: 90'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Tratto da: Tratto dal libro "Più leggero non basta" di Federico Starnone
  • Produzione: GIULIANA DEL PUNTA, MICHELE PLACIDO PER PASO DOBLE FILM

NOTE

- LIBERO DE RIENZO E' ACCREDITATO COME PICCHIO DE RIENZO.

CRITICA

"Opera minimalista, del tutto priva di retorica e di scene madri lacrimose, questa firmata dalla regista Elisabetta Lodoli ha avuto il successo che si meritava in una stagione che vede la fiction italiana molto premiata, ma non sempre all'altezza delle attese del pubblico. Questa era la storia molto seria, ma non triste, con interpreti né eroici, né disperatissimi. La maturazione del protagonista viene raccontata con delicatezza, senza contrapposizioni pedestri tra sani e malati, buoni e cattivi. La giovane distrofica ha le sue durezze: è una persona normale, che non può essere uguale. La regia è molto sorvegliata e, nonostante qualche momento struggente, non punta sul "caso umano" per farci piangere. Per questo ci sono già troppi perfidi talk show." (Maria Novella Oppo, "L'Unità 10.12.1998)
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