Più buio di mezzanotte

ITALIA - 2014
Il 14enne Davide non è come i suoi coetanei maschi; qualcosa, nel suo aspetto, lo fa somigliare più a una ragazza. Dopo essere scappato di casa, per istinto o forse per destino, il ragazzo decide di rifugiarsi nel più grande parco di Catania, Villa Bellini, un luogo popolato di emarginati, un mondo a parte che il resto della città fa finta di non vedere. Qui, Davide entra in contatto con La Rettore e il suo gruppo di amici che, come lui, sono scappati dalle rispettive famiglie e vivono di prostituzione e piccoli furti. Davide si adatta presto alla nuova vita e i ricordi della sofferenza vissuta in famiglia sembrano ormai lontani. Poi, un giorno, il passato si riaffaccia prepotentemente e il ragazzo, senza scampo, deve fare una difficile scelta...

CAST

NOTE

- FINALISTA PREMIO SOLINAS "STORIE PER IL CINEMA" 2010.

- REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DEL MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITA' CULTURALI E DEL TURISMO- DIREZIONE GENERALE PER IL CINEMA; CON IL SOSTEGNO DELLA REGIONE SICILIANA ASSESSORATO SPORT E SPETTACOLO, SICILIA FILM COMMISSION, SENSI CINEMA E DELLA REGIONE LAZIO-FONDO REGIONALE PER IL CINEMA E L'AUDIOVISIVO.

- IN CONCORSO ALLA 53. SEMAINE DE LA CRITIQUE (CANNES, 2014).

- CANDIDATO AI NASTRI D'ARGENTO 2014 PER: MIGLIOR REGISTA ESORDIENTE, ATTRICE NON PROTAGONISTA (MICAELA RAMAZZOTTI), MONTAGGIO (PIETRO SCALIA È STATO CANDIDATO ANCHE PER "THE COUNSELOR" DI RIDLEY SCOTT E "THE AMAZING SPIDER-MAN 2" DI MARC WEBB) E COLONNA SONORA.

CRITICA

"Il film di Sebastiano Riso (...) opera prima annunciata come la messa in scena della vera storia della drag queen Fuxia, parla di questo, in realtà: dell'amore che ti frega e prima ancora di cosa sia una famiglia, e l'amore là dentro. Davide, il protagonista, ha il viso bellissimo e pallido, la chioma rossa come le lentiggini: il regista lo ha trovato dopo novemila provini in un liceo musicale di Palermo. Davide Capone, magnifico esordiente, canta con voce celeste nella vita e nel film. Davide si chiama anche Fuxia, alla cui adolescenza la storia è ispirata: Davide Cordova, celebre drag queen (...). Sebastiano Riso, catanese, ha fatto della sua città l'altra protagonista della storia. Dolente, bianca, vitale, dura e però casa: una casa. Ha impiegato i suoi soldi per fare il film, tre anni di tempo per sconfiggere i rifiuti, dai suoi 27 ai 30 di adesso, ha scritto con Andrea Cedrola, Sebastiano Grasso e Fuxia il soggetto. Fuxia era suo vicino di casa negli anni degli studi romani. (...) Riso racconta con rispetto, pudore e mano ferma quale sia il momento esatto in cui le vite prendono la loro piega, con quanto inevitabile dolore e quanta forza si impongano. Quanto l'adolescenza di ogni essere umano sia un refolo segreto e misterioso, sopraffatto da chi l'ha dimenticata: quella di Fuxia, di Davide e di ciascuno di noi. Gran bell'esordio, a Cannes nella 'Semaine della Critique' (...)." (Concita De Gregorio, 'La Repubblica', 15 maggio 2014)

"Alla Semaine de la Critique di Cannes 67 (...) l'opera prima di Sebastiano Riso, catanese, classe 1983: 'Più buio di mezzanotte', ispirato alla figura di Davide Cordova, tra i creatori della serata romana Muccassassina. Pregevoli le intenzioni, intimo lo sguardo su Davide, ma questo romanzo di formazione ha una sintassi troppo elementare, trova più illustrazioni che dubbi, scambiando l'istanza morale per la pudicizia del racconto. Serviva più coraggio, forse, più buio." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 15 maggio)

"Lo spunto di partenza è la storia vera del trans Davide Cordova, in arte Fuxia, animatore del locale Muccassassina di Roma, scappato di casa per sottrarsi alle prevaricazioni di un padre intenzionato a farne a ogni costo un macho iniettandogli ormoni. (...) Evitando le situazioni più brutali, e comunque mettendole in scena in maniera allusiva piuttosto che esplicita, Riso fissa la camera a mano sul suo efebico protagonista che, zainetto in spalla, vagabonda dai giardini ai vicoli oscuri del commercio sessuale in un sofferto percorso di formazione. Riso spiega di aver cercato, seguendo il dettato di Truffaut, di essere «follemente sincero». In parte ci riesce, soprattutto nel rapporto fra Davide e la lacerata, impotente madre Micaela Ramazzotti; altre volte la fragilità di scrittura e regia prevale sulle buone intenzioni." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 16 maggio 2014)

"Prima presenza italiana a Cannes, nella «Semaine de la Critique», 'Più buio di mezzanotte', di Sebastiano Riso, racconta una marginalità che, da Pasolini in poi, si è trasformata in cliché. C'è un ragazzino, siciliano, a disagio con la propria sessualità, un padre manesco che non si capacita, una madre affettuosa, ma abulica, le malignità di chi gli vive intorno. Davide, questo il suo nome, cerca nella fuga la chiave di volta per conoscere veramente chi è. (...) Costruito con dei flash back un po' didascalici, il film ha nel giovane Davide Capone il suo punto di forza, mentre la chiassosa e variopinta fauna che gli fa da contorno sa un po' di 'déja vu'. Girato a Catania, con il parco Bellini come simbolo a sé stante di una umanità derelitta quanto negata, 'Più buio di mezzanotte' sconta un'eccessiva lunghezza e qualche sbavatura nella recitazione che un cameo di Pippo Delbono e un altro di Micaela Ramazzotti contribuiscono a tenere a bada." (Stenio Solinas, 'Il Giornale', 16 maggio 2014)

"Opera prima di Sebastiano Riso, un po' ispirata alla drag queen Fuxia, che rovista nella Villa Bellini di Catania, sede della nutrita schiera di transgender prostitute. (...) vale il contorno, molto folk, di un racconto genere Fassbinder-Genet, con forte impatto, momenti mélo e la voglia di tragedia edipica a tutti i costi, espiazione obbligatoria." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 22 maggio 2014)

"Sa tanto di rifrittura il dramma dell'esordiente Sebastiano Riso, millesimo erede di Pasolini. A Catania l'efebico pel di carota Davide, quattordici anni e una sessualità al bivio, soffre per un padre manesco che non lo capisce, e una madre incapace di manifestare il proprio affetto. Consunto alibi per le cattive frequentazioni, con una fauna da avanspettacolo, e il solito blabla esistenziale. Sarà disperato il bravo protagonista, Davide Capone, ma mai quanto lo spettatore." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 22 maggio 2014)
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