Perez.

ITALIA - 2014
Sullo sfondo della Napoli inedita del Centro Direzionale si svolgono le vicende di Demetrio Perez, un incorruttibile e onesto avvocato d'ufficio, che si troverà costretto a infrangere lui stesso la legge per difendere sua figlia Tea, colpevole di aver avuto una relazione con l'ambiguo Francesco Corvino, un criminale latitante. Per proteggere sua figlia, Perez è pronto a infrangere ogni regola, arrivando anche a farsi manipolare dal machiavellico Buglione detto "Centopercento", con la strana complicità del suo unico amico, e collega, Merolla...

CAST

NOTE

- REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DEL MIBACT.

- FUORI CONCORSO ALLA 71. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2014).

CRITICA

"Tolta di mezzo ogni ambiguità sulle presunte virtù 'educative' delle opere di fiction sulle mafie (del resto nessuno si sogna di considerare sotto questa luce certi grandi film di Coppola o Scorsese) guardiamo a 'Perez.' di Edoardo De Angelis per quello che è: un racconto. Bella sorpresa l'interpretazione di Luca Zingaretti nei panni di un avvocato il cui passato brillante è stato distrutto da ignote ragioni, oggi difensore d'ufficio dei peggiori criminali. (...) A parte il solido intreccio, la fotogenia dei gelidi sfondi del nuovo Centro Direzionale di Napoli, l'incisività dei personaggi secondari, la forza di un'atmosfera opprimente e senza possibilità di redenzione, potente è il personaggio principale. Quello di un uomo azzerato in ogni aspettativa ma determinato a portare su di sé ogni peso per amore di sua figlia." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 2 ottobre 2014)

"(...) un noir tutto da godere per interpretazione, regia e soprattutto sceneggiatura (di De Angelis e Filippo Gravino). Con una lieve caduta in sottofinale, quando eventi e sentimenti dei personaggi di colpo perdono definizione. Piccolo neo di un film che batte una strada solida e originale nel noir italiano di oggi." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 2 ottobre 2014)

"(...) un noir contemporaneo interamente o quasi ambientato nella landa affascinante e insieme repulsiva del Centro direzionale firmato Kenzo Tange: Edoardo De Angelis, che era apparso promettente nell' acerbo «Mozzarella Stories», prima lo ha sceneggiato con Filippo Gravino («Una vita tranquilla») e poi diretto con maggiore tenuta narrativa, ma senza abbandonare lo spirito sui generis del proprio taglio stilistico. Se la riproposta di vicende sottoposte al moloch camorristico paga dazio all'eco vividissima della serie tv 'Gomorra', infatti, questo film d'impianto tutto sommato classico - l'antieroe caduto in una trappola, un piano folle e pericoloso per uscirne, l'illusione della palingenesi e il riscatto - è gremito di dissonanze, dilatazioni, paradossi, straniamenti che sollecitano l'attenzione al di là del drammatico cul-de-sac in cui va a cacciarsi l'avvocato del titolo, vagamente imparentato con il collega «De Gregorio» di Squitieri con Albertazzi (2003). Zingaretti, coinvolto anche sul fronte della produzione, s'incarna con la consueta professionalità nella veristica figura della mosca da tribunale, il leguleio delle cause (perse) d'ufficio, il poveruomo rassegnato circondato da poveruomini sfrontati. (...) nel tirare le somme 'Perez.' sconta qualche cedimento logico, perde qualcosa dell'originalità strutturale cara al regista e cerca il contatto con l'emotività di platea con eccessivo zelo. E' assai difficile, però, che svanisca nel deposito del già visto la ferocia di certi sguardi in macchina di D'Amore e Gallo, la proterva brillantezza dei controluce tra vetro e cemento o gli aut aut coscienziali che non di rado trasformano le macchiette in martiri sotto il nostro cielo." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 2 ottobre 2014)

"(...) è un thriller che coniuga 'Gomorra' e noir americano. Avvocato d'ufficio di perdenti e piccoli criminali, il protagonista del titolo potrebbe essere uno dei disincantati personaggi di Grisham o Connelly; e a dispetto del fatto che siamo a Napoli, la cornice non ha nulla di pittoresco. (...) Scritto dal regista con Filippo Gravino, il copione imposta con una certa abilità la situazione, poi si perde in qualche ingenuità, ma la suspense non viene meno, la regia è pulita, l'ambientazione buona; e in un cast ben assortito, spiccano il convincente, asciutto Perez di Luca Zingaretti e il gelido, inquietante Buglione di Massimiliano Gallo." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 2 ottobre 2014)

"(...) E se deve essere noir, così sia. Luca Zingaretti, che ha creduto nel progetto al punto da avere partecipato anche come produttore, dà vita a questo punching ball umano in caduta libera che deve cercare di riscattarsi, non tanto per sé, quanto per la figlia che la sua nullaggine ha contribuito a mettere in pericolo. Come contraltare gli tocca Marco D'Amore, calvo come lui, ma più alto, più giovane e «camorrista» già televisivamente rodato. La parte più intrigante del film sta però nel titolo, quel 'Perez.' seguito da un punto che sta per mandare a capo il protagonista dopo una vita trascorsa abbassando la testa, cosa che in fondo fa anche in questa storia, almeno sino a quando non è costretto a reagire. Troppe però sono le camminate nel centro direzionale, i giochi di luce, i manierismi che costringono i due protagonisti a fare di tutto per affrancarsi dalla loro immagine televisiva che, nonostante tutto (talento compreso), rimane dominante, appiccicata a quei corpi come un'altra pelle di cui è impossibile liberarsi. Edoardo De Angelis, dopo 'Mozzarella Stories' (meno di 200mila euro di incasso) rimane in zona camorra, solo sposta il tiro dal bianco bufalino della commedia grottesca al noir criminale con tanto di toro, sperando di ottenere risultati migliori." (Antonello Catacchio, 'Il Manifesto', 2 ottobre 2014)

"Opera seconda del napoletano De Angelis ('Mozzarella Stories'), 'Perez.' s'inserisce con merito nel miglior cinema italiano di genere 'neo criminal-gangster movie' traendo non poca linfa da 'Gomorra' e dintorni. II tono glaciale e crepuscolare allo stesso tempo da al film l'aderenza a una realtà spietata e purtroppo più radicata di quanto non vogliano gli antichi racconti di una mafia ormai trascorsa. Accoratamente d'azione e umanamente tormentato: da non perdere." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 2 ottobre 2014)

"Luca Zingaretti dà volto a un antieroe, pieno di paure, ma anche di risorse inaspettate. Un noir che mette tensione, grazie ad un cast particolarmente ispirato." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 2 ottobre 2014)

"Piacerà a chi ama i «polar» alla francese (dove spesso non c'è eroe, ma solo malavitosi che s'ammazzano). E a chi piaceva molto Zingaretti quando ancora faceva i cattivi e non s'era adagiato nei cliché di Montalbano. Bene Zingaretti, benissimo Massimiliano Gallo. E bravo anche il regista all'opera seconda." (Giorgio Carbone, 'Libero', 2 ottobre 2014)
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