Perdiamoci di vista

ITALIA - 1994
Gepy Fuxas, noto personaggio televisivo, conduce una trasmissione, "Terrazza Italiana", dove vengono dati in pasto al pubblico gli innumerevoli casi umani, tutti trattati con superficialità. In una di queste puntate, mentre Fuxas intervista una signora sui problemi degli handicappati, una giovanissima ragazza paraplegica di nome Arianna, inizia a provocarlo dal pubblico. L'effetto di questo intervento sarà catastrofico per la vita di Gepy: il giorno successivo il presidente della rete televisiva decide di chiudere la trasmissione, licenziandolo. Presto abbandonato da tutti, Gepy scopre di essere solo e che la sua vita era costruita unicamente dalla sua immagine televisiva. In un ristorante una sera incontra Antonazzi, un'altra vecchia gloria della televisione che si è riciclato in una piccola rete locale: "Televerità". Antonazzi gli fa una offerta di lavoro, volgare ma economicamente vantaggiosa. Fuxas si riserva di decidere. Parallelamente, Fuxas rincontra Arianna che lo invita a cena a casa sua. Gepy si presenta all'appuntamento. Una volta lì, comprenderà quanto la sua vita sia vuota e quanto sia interessante quella di Arianna. Tra i due nasce un'intesa, ma sembrano destinati a lasciarsi, a "perdersi di vista", per poi ritrovarsi sempre, più maturi e consapevoli...

CAST

NOTE

- REVISIONE MINISTERO GENNAIO 1994.

- 2 DAVID DI DONATELLO 1994: MIGLIOR REGIA (CARLO VERDONE) E MIGLIORE ATTRICE (ASIA ARGENTO).

CRITICA

"[...] Partito come critica alla tv del dolore, il film passa poi a parlare dell'handicap. Il problema è la credibilità narrativa: Verdone ha la faccia del buono ed è inadatto a vestire i panni di un protagonista il cui cambiamento da canaglia a uomo sensibile è il perno di tutta la faccenda [...]". ("Segnocinema").

"Argomento scottante e difficile che richiederebbe ben altra manina, sia pure sul registro leggero: se la polemica contro la TV si esaurisce in una scena iniziale niente male, per poi proseguire con macchiette di serie Z tipo il produttore televisivo di Aldo Maccione o con la parodia delle risse matrimoniali da tv-spazzatura, il rapporto con la ragazza paraplegica occupa tutta la seconda parte in un'alternanza di momenti sottilmente intimi (la sequenza in piscina) e ovvii tentativi di smitizzazione un po' facilona. Qui, più che Verdone, s'impone in un ruolo tutt'altro che invidiabile la figlia di Dario Argento cui mancano ancora molti numeri d'attrice (soprattutto in materia di dizione) ma certo non difettano spontaneità né artigli." (Roberto Pugliese, "Il Gazzettino", 30 gennaio 1994).
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