Peppermint - L'angelo della vendetta

USA - 2018
1,5/5
Peppermint - L'angelo della vendetta
Una giovane madre Riley North diventa un assassina per vendicarsi delle persone che hanno ucciso il marito e la figlia, nonché del poliziotto e del giudice corrotti che hanno contribuito alla loro scarcerazione.
  • Durata: 101'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, DRAMMATICO, THRILLER
  • Produzione: GARY LUCCHESI, TOM ROSENBERG, RICHARD S. WRIGHT, ERIC REID PER HUAYI BROTHERS
  • Distribuzione: UNIVERSAL PICTURES, LUCKY RED IN ASSOCIAZIONE CON 3 MARYS ENTERTAINMENT (2019)
  • Data uscita 21 Marzo 2019

TRAILER

RECENSIONE

di Gian Luca Pisacane
Lei vi troverà. Come Liam Neeson scatenava il finimondo per salvare sua figlia in Io vi troverò, così Jennifer Garner si trasforma nel più classico degli angeli della vendetta. Una famiglia tranquilla, una vita normale sconvolta dalla violenza. Il bel marito è anche invischiato in traffici loschi, e la tragedia è inevitabile.

“L’eroina”, pazza di dolore, sparisce dalla circolazione, e fugge verso l’Oriente. Gira il mondo, diventa un ibrido tra Stallone, Schwarzenegger e Van Damme, e fa anche impallidire il nostro contemporaneo John Wick. Torna in patria in versione macchina da guerra: pilota automatico inserito, mattanza assicurata. E quale sia stato il suo “allenamento”, lo possiamo solo intuire. I cattivi tremano, e lei non ha pietà. È un giustiziere della notte. Ma non quello di Charles Bronson, che in un modo o nell’altro ha segnato un’epoca.

In Peppermint siamo dalle parti del remake targato Eli Roth. Torture dozzinali, urla al crepuscolo, una regia di stampo elementare, che non osa nulla. L’impianto è quello di un film in stile anni Settanta, reazionario, che sfida le istituzioni e indica lo Stato come il primo nemico. Poliziotti corrotti, la giustizia che non funziona, il cittadino comune che deve imbracciare il fucile e riscrivere le regole. Ma da allora sono passati quasi cinquant’anni.


 

Il regista Pierre Morel in qualche modo si ispira a Peter Berg, all’ex stuntman David Leitch, con i suoi John Wick, Atomica bionda e a breve il nuovo capitolo di Fast and Furious. Non porta gli effetti speciali all’esasperazione come Michael Bay, ma dilata i rallenty come un John Woo senza inventiva. Peppermint appartiene al passato, si rivela addirittura peggiore del precedente lavoro di Morel: The Gunman, con un irriconoscibile Sean Penn.

Almeno in From Paris With Love si poteva fare affidamento su un pittoresco John Travolta, che non esitava a impugnare un bazooka in mezzo alla città. Chi stava al gioco, poteva anche divertirsi. Qui invece i personaggi sono amorfi, visti cento volte. Jennifer Garner resiste a ogni assalto, resta in piedi dopo accoltellamenti e colpi di pistola che stenderebbero una tigre. Sembra una copia sbiadita di Elektra, fa il verso a Nikita di Luc Besson e a Charlize Theron in Aeon Flux.

Gli unici brividi si hanno quando decide di appendere tre malviventi a testa in giù alla ruota panoramica di un Luna Park. Si crea il panico, i telegiornali gridano all’apocalisse, e per un attimo si spera in una risalita della vicenda. Che però non arriverà mai. Garner è stata candidata al Razzie Award (l’opposto degli Oscar) come peggior attrice dell’anno. È stata sconfitta da Melissa McCarthy per l’interpretazione di Pupazzi senza gloria. Una bella battaglia.

CRITICA

"(...) L' attrice statuaria Jennifer Garner torna alle origini lasciando serialità televisiva leggera ('Camping', 2018), drammi a base di Aids ('Dallas Buyers Club', 2013) e commedie agrodolci indipendenti ('Juno', 2007) per tornare quella ragazzona abile nei camuffamenti, esperta di arti marziali e dura a morire del telefilm cult 'Alias' (2001), quando diventò star voluta di corsa da Spielberg per scena maliziosa con DiCaprio in 'Prova a prendermi' (2002) nonché prima eroina Marvel con film tutto suo ('Elektra', un flop) grazie a quelle cinque stagioni assai premiate da Golden Globe ed Emmy create da un imberbe JJ Abrams. (...) Alla regia quel pupillo di Luc Besson specializzatosi dieci anni fa in borghesi piccoli piccoli pronti a diventare bestie grandi grandi se tocchi loro i parenti come il Charles Bronson de 'Il giustiziere della notte' (1974) ma con meno rimorsi tipo Liam Neeson della saga 'Io vi troverò' (2008) di cui il primo film fu diretto proprio da Morel. Stavolta però il gioco non funziona troppo visto che Neeson aveva un passato da agente speciale mentre la Garner qui è un' impiegata di banca capace non si sa come di appendere tre balordi alla ruota di un Luna Park. Va bene la sospensione dell'incredulità ma qui dobbiamo proprio sopprimerla a forza. Difficile prevedere altre avventure della rambo housewife vista la scarsa attenzione del pubblico." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 21 marzo 2019)

"Sia al cinema ('Elektra') sia in tv (la serie 'Alias'), Jennifer Garner ha spesso interpretato ruoli "fisici" di donna combattente. Sembrava congruo, quindi, il suo incontro con Pierre Morel, il regista francese che ha lanciato la serie 'Taken': perché 'Peppermint' è un film-di-vendetta allo stato primario. (...) Troppa azione può nuocere all'azione: soprattutto se non riesci a sospendere l'incredulità, accettando che l'eroina ammazzi da sola dozzine di energumeni. A parte una scena al luna park, tuttavia, i momenti di massima violenza sono lasciati fuori-campo." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 21 marzo 2019)
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