Patria

ITALIA - 2014
3/5
Patria
La fabbrica chiude e licenzia, l'ennesima nel torinese. Addio posto di lavoro, addio identità, addio certezze. Salvatore Brogna, operaio, si arrampica sulla torre della fabbrica, per protesta o forse solo per rabbia cieca, minacciando di buttarsi giù. Giorgio, operaio rappresentante sindacale, di carattere e fede politica del tutto opposto, arriva per salvarlo dalla caduta. Il terzo, ipovedente e autistico, custode assunto come categoria protetta, si aggiunge scalando eroicamente la torre per fare loro compagnia. Nell'arco di una notte, abbandonati da tutti, nella disperata attesa che arrivi qualche giornalista, questi tre punti di vista così diversi sul mondo ripercorrono gli ultimi trent'anni della vita del Paese, gli anni che li hanno portati su quella torre pericolosa. Anni di occasioni sprecate, di speranze tradite, di crimini e stragi, di ribaltoni e giochi di potere. Li rivediamo anche noi questi anni attraverso il montaggio del materiale d'archivio e, come contraltare di questa danza perversa degli eventi, quasi a rimarcarne l'assurdità, rimane il semplice buon senso di tre uomini senza alcun potere, appesi in cima ad una torre, che aspettano qualcuno, chiunque, mentre senza accorgersene costruiscono un'amicizia.
  • Durata: 87'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 5K RAW R3D, 2K, DCP (1:2.35)
  • Tratto da: ispirato al libro omonimo di Enrico Deaglio (ed. Il Saggiatore)
  • Produzione: FELICE FARINA, EDOARDO RUMOLO PER NINA FILM
  • Distribuzione: ISTITUTO LUCE-CINECITTÀ (2015)
  • Data uscita 26 Febbraio 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Gianfrancesco Iacono
In concorso alle Giornate degli Autori a Venezia e tratto dal libro omonimo di Enrico Deaglio, Patria di Felice Farina ci pone dinanzi a uno scenario ormai ben noto: quello di una fabbrica in procinto di chiudere, a Torino.
Salvo (Francesco Pannofino), rude operaio siciliano e berlusconiano della prima ora, decide di arrampicarsi sulla torre dello stabilimento per dare il via alla protesta. Lo affiancano Giorgio, operaio rappresentante sindacale, e Luca, il custode ipovedente e autistico della fabbrica, assunto come categoria protetta. La protesta, con alterne fortune, durerà una notte in cui l'inevitabile scontro di vedute fra i due protagonisti e il terzo, più ingenuo comprimario, si alterna alla ricostruzione degli ultimi trent'anni di vita italiana, affidata a riprese d'archivio.
In tempi di cross-over come questi, là dove cresce sempre più il numero dei documentari che intraprendono i sentieri della fiction, il nostro è uno di quei casi in cui la fiction assume, a tratti, le movenze e le tecniche del documentario. Eppure, vero nume tutelare dell'operazione, come ammesso candidamente dallo stesso Felice Farina, è il maestro Alain Resnais col suo capolavoro Hiroshima, mon amour, per quella straordinaria intuizione di aver voluto innestare, all'interno della diegesi narrativa, immagini di repertorio e finzione scenica.
Il film di Farina, infine, è necessario perché ci riporta, e non è mai abbastanza, all'emergenza del lavoro e a problemi autentici come la dislocazione industriale che attanagliano il Bel Paese ormai da decenni senza che la politica riesca a offrire soluzioni concrete.
Lodevole, inoltre, la volontà di recuperare, attraverso il filtro del singolo personaggio, alcuni eventi chiave della nostra storia recente, dagli anni di piombo sino allo stragismo mafioso e a Tangentopoli, per finire con l'ormai (ex) Cavaliere, fonte perennemente inesauribile di ludibrio e di spettacolo.
Tuttavia, nel film di Farina c'è qualcosa che non funziona e questo qualcosa è da ricercare nel sottile filo narrativo che lo pervade, a volte fin troppo semplicistico nel contrapporre personaggi che vorrebbero essere simboli, ma che sovente scivolano nel caricaturale o nel grottesco (apertis verbis, Pannofino operaio siculo sopra le righe).
Belle le riprese aeree, lieve l'uso della camera, ma Patria è un film italiano, forse troppo, con tutti i suoi pregi e i suoi difetti.

NOTE

- REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DEL MIBACT-DIREZIONE GENERALE PER IL CINEMA E CON IL SOSTEGNO DI FILM COMMISSION TORINO PIEMONTE.

- INTERVENTI IN ANIMAZIONE: GIUSEPPE RAGAZZINI.

- MATERIALI D'ARCHIVIO: RAI TECHE, AAMOD ARCHIVIO AUDIOVISIVO DEL MOVIMENTO OPERAIO, ARCHIVIO LOHE FIAT PIETRO PEROW, ARCHIVIO NAZIONALE CINEMA D'IMPRESA, CRICD FILMOTECA REGIONALE SICILIANA, TELESUD TRAPANI, FERROVIE DELLO STATO ITALIANE SPA, GUARDIA DI FINANZA, PAOLO MICAI, LUIGI PEROLLO, LEONARDO TIBERI, RADIO RADICALE, REPUBBLICA TV.

- SELEZIONATO ALL'11. EDIZIONE DELLE 'GIORNATE DEGLI AUTORI' (VENEZIA 2014).

CRITICA

"(...) uno dei film italiani più appassionati e significativi visti l'anno scorso a Venezia (alle Giornate). Ma quei tre personaggi così diversi, uniti da un identico destino, esprimono anche un'ossessione molto italiana: la memoria. Il sospetto che non ci abbiano detto tutto. La sensazione, se non la certezza, che la nostra 'storia ufficiale' sia costellata di buchi. Ma che si possano ritrovare le tracce cancellate interrogando le migliaia di ore di immagini custodite dai nostri archivi. (...) 'Patria' va oltre: sulla memoria imbastisce un racconto. Anche se Farina non gioca al regista-detective, che risolve il caso sbrogliando la matassa. Dunque usa quelle immagini come una tela di fondo, un incubo collettivo, un ronzio che annebbia e disturba. A contrasto con tre personaggi invece molto emblematici." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 2 marzo 2015)

"Lotta di classe con sbadigli. (...) Un appassionato e demagogico dramma sociale, che scava nella disperazione e nella rabbia di chi sta per perdere il lavoro. (...) Pannofino è più a suo agio nello spot di Italo." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 5 marzo 2015)

"Film coraggioso ma manicheo, col pilota automatico civile che parte ma resta impantanato negli opposti estremismi psico caratteriali da ripresa esterna di Santoro. Al cinema temiamo possa non avere pubblico nonostante Pannofino e Citran ce la mettano tutta." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 26 febbraio 2015)

"Grazie alla sicura regia di Farina, un ossessivo Pannofino spacca lo schermo e anche il pacato Citran regge bene la parte; peccato che i numerosi e talvolta tristemente celebri spezzoni documentaristici tendano a rubare la scena a tutto e tutti e alla fine, fatalmente, a imporre Deaglio come deus ex machina debordante." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 26 febbraio 2015)

"(...) occasione di una giustapposizione di parecchio materiale d'archivio del Luce, su un'Italia 'lavoratrice' che c'era e non c'è più. Nel complesso si tratta di un'occasione mancata, peccato." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 26 febbraio 2015)

"Trent'anni di immagini, dalla fine dei 70 alla fine del 2000, scorrono sul grande schermo - reali, spezzoni di interviste e di tg - mano a mano che i tre uomini si parlano. Ieri e oggi, le radici del presente, una storia sola tutta negli occhi di chi aspetta il giorno in cima a quella torre. 'Patria' (...) è effettivamente ispirato alla monumentale opera di Deaglio, 900 pagine di cronache indimenticabili e dimenticate, pubblicato nel 2009 dal Saggiatore. Del libro resta nel film l'ossatura, la volontà di tenere teso il filo dei ricordi che fioriscono uno dall'altro in un racconto conseguente e ininterrotto. (...) II finale è bellissimo, struggente. II film di Felice Farina, sostenuto dal montaggio intelligente e febbrile di Esmeralda Calabria, è potente, duro, ironico. È bello. Il repertorio magnifico, gli attori sempre a tono, la fotografia di Torino chirurgica, i dialoghi capaci di suscitare il sorriso. Che poi per quanto dura possa essere la storia che si vive se ci si trova in tre - anche su una torre, anche di notte - allora non si è soli. E quando non si è soli ogni cosa può trovare la sua strada e ripartire." (Concita De Gregorio, 'La Repubblica', 20 febbraio 2015)
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