Party Girl

FRANCIA - 2014
3/5
Party Girl
La 60enne Angelique lavora in un night club al confine tra Francia e Germania, ama ancora le feste e gli uomini. La notte, per guadagnare soldi, la donna invita i clienti del cabaret a bere, anche se con il passare del tempo gli avventori sono sempre più rari. Tra i frequentatori abituali del locale c'è Michel che, innamorato di Angelique, le chiede di sposarlo...
  • Durata: 95'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: DCP (1:2.39)
  • Produzione: MARIE MASMONTEIL & DENIS CAROT, ELZÉVIR FILMS
  • Distribuzione: BIM
  • Data uscita 25 Settembre 2014

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia

Angelique (Angelique Litzenburger) ha 60 anni, fa la stripper al confine tra Francia e Germania, e con le colleghe è complicità, mutuo-aiuto, vincastri dati e avuti. Ma Angelique di primavere ne ha macinate tante, tra un uomo e un bicchiere, una sigaretta e una festa: quattro figli, una non la vede da un sacco, e i clienti più rari. Sempre più rari. Uno, però, questa donna l’ha nel cuore: Michel (Joseph Bour), ma nemmeno lui si fa vedere più. Angelique lo va a stanare, Michel rilancia: “Mi vuoi sposare?”.
Opera prima di tre giovani ex allievi de La Fémis, Marie Amachoukeli, Claire Burger, Samuel Theis (Angelique è la madre, nel film anche gli altri membri della famiglia), Party Girl apre Un Certain Regard, marcando il nuovo corso di Thierry Fremaux: non più i Van Sant e la Coppola a inaugurare la sezione, ma tre esordienti. Tant’è. Tra realtà – vedi i legami di parentela – e ovvia, benvenuta finzione, un piccolo film sugli anta, le bruttine stagionate, il mestiere più vecchio del mondo e il solito “one woman show”, un po’ Irina Palm e un po’ “l’utero è mio e me lo gestisco io” post litteram, che però ha una dote incontrovertibile: l’happy ending può rimanere nel fuoricampo – intesa fosse quella la felicità… – e Angelique fare di testa propria, che la festa lei sa come farla e a chi farla.
Un buon esordio, insomma, che le mani le lascia in tasca ma lascia intravedere applausi futuri per i tre alla regia. Ma per Angelique, una e bina, potete fare clap clap: il suo domani non muore mai.

NOTE

- REALIZZATO CON LA PARTECIPAZIONE DI: CENTRE NATIONAL DU CINÉMA ET DE L'IMAGE ANIMÉE, CANAL+; CON IL SUPPORTO DELLA RÉGION LORRAINE; IN PARTNERSHIP CON CNC; CON LA PARTECIPAZIONE DEL COMMUNAUTÉ URBAINE DE STRASBOURG; IN PARTNERSHIP CON CNC.

- FILM D'APERTURA DELLA SEZIONE 'UN CERTAIN REGARD' AL 67. FESTIVAL DI CANNES (2014), HA OTTENUTO LA CAMÉRA D'OR E IL PRIX D'ENSEMBLE (CLAIRE BURGER, SAMUEL THEIS, MARIE AMACHOUKELI).

CRITICA

"(...) strano docu-fiction, ibrido e provocatorio ma non sempre convincente, anche se a Cannes gli hanno dato addirittura la 'caméra d'or'. Con tutto il parlare che se ne fa, anche la nuova primavera del documentario, nelle sue varie declinazioni, rischia infatti di diventare solo una moda. E la 'realtà' di ciò che si agita sullo schermo un effetto di stile, una (ambigua) patina di verità che assicura qualche brivido in più ma non sempre con la chiarezza e il rispetto che meritano storie e personaggi messi in scena. Perché non c'è documentario che non contenga elementi di finzione, e 'Party Girl' è palesemente anche una fiction. Anche se tutti nel film recitano se stessi, almeno fino a un certo punto. Tutti, guarda caso, tranne il maturo spasimante deciso a imporre il classico happy end alla vita dissipata di Angélique. Ma un vero documentario non è la vita dal buco della serratura, né un docu-drama realizzato con la complicità dei personaggi reali, più o meno consapevoli di ciò che stanno facendo (qui il sospetto che il figlio regista manipoli la mamma 'entraîneuse' si affaccia più volte). Un documentario di creazione trasfigura storie, ambienti, paesaggi geografici e umani estraendone una realtà più densa, più necessaria, in certo modo più vera del vero. Come accadeva ad esempio con 'Le cose belle' di Piperno e Ferrente, o 'La bocca del lupo' di Pietro Marcello, altra storia d'amore fuori schema che diventava elegia per un'epoca e una città (Genova) scomparse. Nelle interviste i registi citano precedenti diversissimi come il primo Pialat, il Pasolini di 'Mamma Roma' e naturalmente Cassavetes per 'L'assassinio di un allibratore cinese'. Ma 'Party Girl' non illumina davvero un mondo né i suoi protagonisti, e a forza di restare indeciso, irrisolto, finisce per poggiare tutto, in modo un poco parassitario, sulle spalle già sovraccariche della povera Angélique." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 22 settembre 2014)

"Diretto da tre debuttanti (Burger, Amachoukeli, Theis), recitato dagli autentici «personaggi» di questa balzachiana commedia umana, il film è un ritratto vivo, originale e sereno anche se non lascia speranza." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 25 settembre 2014)

"Che cosa fa di 'Party Girl' un film da vedere? Il personaggio del titolo: un'eterna adolescente, scarmigliata e vitale, sfrontata, capace di vivere la vita a fondo, un po' sorella di Irina Palm ma più vera e molto più punk. Poi c'è lo stile della rappresentazione, che corteggia il cinema-verità senza farti mai capire fino in fondo se quel che vedi è finzione, improvvisazione, testo o riscrittura della realtà. Per scoprire che l'happy end non è sempre quello previsto dal copione." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 25 settembre 2014)

"Il personaggio è ovviamente fuori dall'ordinario. Tanto più che la persona che lo interpreta recita se stessa e che gli autori hanno rivelato di aver lavorato più a contenerne l'esuberanza che ad esacerbarne i tratti. Anche gli altri membri della famiglia di Angélique interpretano il proprio ruolo, con molta generosità e non senza grazia. Il resto del cast è costituito da non attori ingaggiati tra gli abitanti del luogo. Il film è dunque molto vicino ad essere una sorta di documentario messo in scena. E' probabile che una parte dell'interesse che 'Party Girl' ha suscitato, sia da attribuire a quest'alchimia di elementi di vita vissuta da un lato e di cinema di finzione tradizionale dall'altro. L'intrigo del lungometraggio è piuttosto leggero. Quello che lo rende, in parte, interessante è la sua maniera di sviluppare il tema della frontiera. O, più esattamente, come due frontiere di natura diversa, quella tra Francia e Germania, quella tra la notte e il giorno, si accordino per formare una sola immagine. Storica l'una, morale l'altra, a priori, esse non hanno nulla di simile. Se non il fatto che il tempo presente ha come caratteristica di averle rese entrambe permeabili. Così, i due nemici storici, Francia e Germania, celebrano nel film la loro amicizia con feste paesane, come se le tre violente guerre che hanno insanguinato l'Alsazia e la Lorena appartenessero ad un pagina che si è potuta definitivamente girare. (...) Il film ha l'intelligenza di non spiegare perché, per Angélique, il passato sia così tenacemente presente. Attraverso di lei, si limita a suggerire che anche per la Lorena sia così e a disseminare delle tracce del persistere delle frontiere, le quali si incrociano e si sovrappongono in maniera sottile, per esempio nel bilinguismo asimmetrico dei personaggi, i quali passano dal francese al tedesco o mescolano l'una e l'altra lingua seguendo dei percorsi della mente che si possono osservare, eventualmente analizzare, ma che restano insondabili." (Eugenio Renzi, 'Il Manifesto', 25 settembre 2014)

"Opera prima di tre giovani ex allievi della francese La Fémis, 'Party Girl' ha aperto e strappato premi (Caméra d'Or) al Certain Regard di Cannes 2014: tra realtà autobiografica - vedi i legami tra Theis e la madre Angelique - e la benvenuta finzione, è un piccolo film sulla scia di 'Irina Palm' e compagnia marchettara, ma più festaiolo e meno moralista. I tre alla regia hanno un futuro, Angelique ha il carisma buono per l'inteso one woman show, e l'happy ending - è davvero tale? - può attendere: nulla di clamoroso, ma c'è di peggio, eccome." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 25 settembre 2014)

"Bizzarro mélo francese (con assurdo titolo inglese), intessuto del minimalismo che incanta la critica colta. (...) La decrepita protagonista, Angélique Vattelapesca, sembra la bisnonna di Wanda Osiris." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 25 settembre 2014)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy