Parole sante

ITALIA - 2007
Parole sante
Cinecittà è un quartiere romano a ridosso del Raccordo Anulare. Tra i tanti palazzoni anonimi che sorgono intorno a quello che è stato uno dei primi centri commerciali della Capitale, ve ne è uno molto particolare. A prima vista, sembra identico agli altri, ma in realtà ogni giorno circa quattromila lavoratori precari varcano quel portone. Si tratta di una moderna "fabbrica" per lavoratori precari. Tra i tanti, ci sono alcuni operatori telefonici che hanno provato a denunciare la loro condizione. Hanno scioperato, organizzato manifestazioni, scritto ai giornali perché si interessassero alle loro condizioni di lavoro, presentato esposti agli uffici del lavoro. Hanno tentato di sconfiggere il sistema ma sono stati schiacciati: li hanno licenziati. Per non perdere il loro impiego avrebbero dovuto accettare di lavorare a tempo pieno, senza un contratto regolare, per 550 Euro al mese. Troppo pochi per chinare ancora un'altra volta la testa...
  • Durata: 75'
  • Colore: C
  • Genere: DOCUMENTARIO
  • Specifiche tecniche: DV
  • Produzione: FANDANGO
  • Distribuzione: FANDANGO
  • Data uscita 1 Febbraio 2008

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
La forza del teatro di Ascanio Celestini è senza dubbio la parola. Tutto nel suo spettacolo concorre a isolarla, farla vibrare: la povertà scenografica, la solitudine sul palco, la grancassa del silenzio in platea. La parola di Celestini volge il suo contenuto - reale o realistico che sia - in affabulazione. Controversi i giudizi: retorica, astrazione, sublimazione dell'arte. Con il documentario Parole sante - i misfatti di una grande compagnia telefonica denunciati da alcuni dei suoi dipendenti - l'artista romano tenta un'operazione a rischio: rendere immagine la parola, cinema il teatro. Cosa che avviene fino a un certo punto. Celestini si cala infatti nel cinema con le dovute cautele, limitandosi a piazzare la camera in faccia agli intervistati e lasciando che la parola stavolta non sia la sua ma quella zoppicante e autentica dei testimoni. Ne viene fuori un racconto corale che non riesce a smarcarsi del tutto da certo giornalismo televisivo, e forse non vuole. Illuminare il cono d'ombra di una dilagante emergenza sociale - quella del precariato - è l'unico imperativo che conta. Via orpelli e ricami da teatro allora, e proscenio agli "internati", come li chiama il regista, un popolo di lavoratori dai contratti "flessibili", pagati pochissimo, senza tutele, senza futuro. Celestini si tiene ai margini, ascolta, riassume, solo all'inizio e in coda si lancia in uno dei suoi numeri d'alta scuola. "Fa impressione chiamare i vivi con il nome dei morti e fa impressione pronunciare il nome di un morto e sentire un vivo che te risponde", recitava in Scemo di guerra e il calembour retorico riecheggia sinistro anche nel bellissimo monologo della goccia di Parole sante, come monito a non piegarsi, a non scambiare per ineluttabile una vergognosa condizione di sfruttamento. Non sarà cinema, d'accordo, però fa male, diamine se fa male...

NOTE

- PRESENTATO ALLA II^ EDIZIONE DI 'CINEMA. FESTA INTERNAZIONALE DI ROMA' (2007) NELLA SEZIONE 'EXTRA'.

CRITICA

"La precarietà è una malattia sociale. La precarietà crea invalidità. La precarietà è letale. La precarietà è una bomba. Parole sante, verrebbe da dire. E forse deve essere questo il motivo per cui Ascanio Celestini il suo documentario, tratto dallo spettacolo teatrale 'Appunti per un film sulla lotta di classe', l'ha chiamato proprio 'Parole sante'. (...) Il documentario è un viaggio raccontato dai nuovi naufraghi del mondo del lavoro, i precari. L'Atesia è il più grande call center italiano, l'ottavo in Europa. E' diventato il simbolo della precarietà, soprattutto dopo che una visita dell'ispettorato del lavoro l'ha costretta a regolarizzare le posizioni dei "fittizi" contratti a progetto. Ascanio incontra le vittime di una guerra senza armi e senza soldati. Entra in questo collettivo autorganizzato. Un bell'esempio di vitalità politica, ma anche di assenza clamorosa di istituzioni e strutture. Il collettivo è l'unica arma di difesa di questi lavoratori perché i precari hanno solo doveri e nessuna rappresentanza sindacale. Sono fantasmi per i padroni ma anche per chi dovrebbe stare dalla loro parte." (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 20 ottobre 2007)

"C'è il mondo virtuale dei ragazzi di Moccia, che al cinema fa incassi da capogiro, e c'è il mondo reale dove i giovani vivono: quello dei call center, ad esempio, girone infernale in Terra dove ci si danna l'anima per una manciata di euro al mese. A raccontarlo provvede Ascanio Celestini che, con la sua barba da profeta, è tra i migliori esponenti del teatro di narrazione odierno. Celestini ne ha fatto uno spettacolo, ma anche un documentario, Parole sante (sottotitolo "storie di autogestione e di precarietà nel più grande call center italiano"), un esempio di cinema militante e di controinformazione come non se ne vedevano da anni.(...)
In conclusione, Celestini definisce il suo film "un po' loffio, un po' moscio", perché privo di azione e avventura. Meglio non credergli e andare a vederlo, prima di tornare ai "film di fantascienza" sui giovani d'oggi." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 1 febbraio 2008)

"Certi film non sono ciò che sembrano. Parlano di una cosa ma ne raccontano molte altre. Mostrano un insieme di facce, di luoghi, di eventi, e grazie a quel pugno di immagini illuminano tutto un mondo. Parole sante di Ascanio Celestini è uno di questi film. Formalmente è un documentario sui lavoratori precari della Atesia, il più grande call center d'Italia, l'ottavo al mondo, 300.000 telefonate al giorno, 4.000 lavoratori solo nella sede di Cinecittà. Una cosa noiosa, a priori. (...) Invece, miracolo. Vedi Parole Sante, guardi le facce, ascolti le voci, le loro storie incredibili, e capisci tutto. Capisci che in Italia si raccontano milioni di panzane ogni giorno. (...) Fino a quando non arriva un cantastorie come Ascanio Celestini, che si mette (ci mette) in ascolto e svela il senso nascosto dietro le formule di rito e le frasi fatte. Meglio: ci fa toccare con mano, con calma e semplicità, come nei suoi spettacoli teatrali fatti di ripetizioni, di documentazione e di fantasia, la rete di rapporti che lega l'economico e il sociale, le soluzioni apparentemente più astratte e le nostre vite di tutti i giorni. Che siamo tutti sulla stessa barca, anche se l'Atesia sembra lontana e marginale. Parole sante insomma. Davvero." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 1 febbraio 2008)

"Se la tv credesse nella funzione civile e sociale, il film di Ascanio Celestini Parole sante dovrebbe passare su Raiuno in prima serata. Non è questione politica: il documentario sul mondo dei precari e la loro lunga lotta per il riconoscimento sindacale ma soprattutto per ritrovare la dignità del lavoro è la radiocronaca delle coscienze giovanili con contratto a termine: sono i 4000 lavoratori del call center dell' Atesa. Celestini, uno dei talenti del nuovo teatro, registra molte interviste, osserva molti sguardi, indaga sul passato, il presente e il futuro di una generazione che comunque non ha perso la voglia di lottare, formando un collettivo, e di scherzare." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 1 febbraio 2008)
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