PAROLE E UTOPIA

PALAVRA E UTOPIA

FRANCIA, SPAGNA, BRASILE, PORTOGALLO - 2000
TRAMA CORTA
Nel 1663 il padre gesuita Antonio Vieria sta per essere giudicato dal Tribunale dell'Inquisizione. La posizione del prelato, amico intimo di re Joao IV, è assai compromessa a causa di un banale equivoco ma, soprattutto, per via degli intrighi di corte. Prima del giudizio il sacerdote rivive il suo passato: la gioventù in Brasile, il noviziato e le prime, travolgenti omelie dal pulpito. Quindi il trasferimento e la fama a Roma dove però, alla lunga, la nostalgia delle sua patria lontana ha il sopravvento.

TRAMA LUNGA
Nel 1663 in Portogallo il gesuita padre Antonio Vieira viene convocato dal Tribunale dell'Inquisizione. Una serie intricata di complotti di corte e un equivoco modesto ma ingigantito hanno compromesso la posizione del sacerdote che tutti conoscono come amico di Re Joao IV. Vieira tiene un'appassionata difesa dei principi che hanno sempre ispirato la propria azione pastorale, poi si ritira. In attesa del giudizio rivive il passato: gli anni della gioventù trascorsi in Brasile, il periodo del noviziato a Bahia a contatto con i terribili problemi della popolazione, i successi della sua predicazione e la notorietà dal pulpito. Dopo che l'Inquisizione lo ha privato della libertà di parola, si trasferisce a Roma. Anche qui in breve si fa conoscere e apprezzare per serietà e impegno. Il Papa lo trattiene sotto la propria giurisdizione. La regina Cristina di Svezia, in soggiorno a Roma, lo sceglie come confessore personale. Vieira pero avverte sempre di più la lontananza dalla terra natale. Torna in Portogallo ma il nuovo Re don Pedro lo accoglie senza troppo entusiasmo. Il gesuita decide allora di partire di nuovo per il Brasile. Qui trascorre gli ultimi anni di vita.

CAST

NOTE

CONSULENTE STORICO E LETTERARIO SU PADRE ANTONIO VIERIA: PADRE JOAO MARQUES.
IN CONCORSO ALLA 57^ MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA (2000).

CRITICA

Dalle note di regia: "E' stato un uomo che ha precorso i tempi. Ha combattuto strenuamente per difendere gli indios dalle angherie cui erano sottoposti dagli europei che avevano colonizzato le loro terre e ha combattuto anche il modo barbaro in cui venivano trattati gli schiavi neri, anche se per loro ammetteva la possibilità della schiavitù."

"Anche quest'anno il miracolo si è rinnovato. La Mostra di Venezia ospita il nuovo film del regista la cui filmografia è iniziata settanta anni or sono. E Manoel de Oliveira (naturalmente è di lui che stiamo parlando) non ha tradito le aspettative (...). Anche perché l'eleganza del film non è mai calligrafica e Oliveira non è per nulla interessato alle ricostruzioni d'epoca e alle belle immagini che affliggono il cosiddetto cinema europeo di qualità. (...) E, come i grandi vecchi, de Oliveira si dimostra più innovativo e meno omologato di tanti giovanotti rampanti e di tanto cinema globalizzato e amorfo (...)." (Enrico Magrelli, Film Tv, 03/09/2000)

"De Oliveira fa un film storico a suo modo, tutto (o quasi) in interni, minuziosamente seguendo il suo eroe nella dettatura di lettere e documenti, nell'esposizione dei discorsi, nelle gare di oratoria: come quella che, a Roma, lo oppone a Renato De Carmine un dibattito sul riso e sul pianto. Affascinante e implacabile, il film di De Oliveira è, come il suo titolo, nutrito di parole e di utopia: tante, troppe parole, e l'utopia di uno spettatore capace di resistere a un'avventura intelligente, ma spossante". (Irene Bignardi, 'la Repubblica', 2 settembre 2000)

"Fabbricare un intero film su 240 prediche e 500 lettere di un grande pensatore gesuita seicentesco, Antonio Viaria, sembra un'impresa folle. Però in 'Parole e Utopia', optando per una messinscena poverista vicino a Rossellini, De Oliveira riesce a far parlare il passato con la voce del presente. (...) Lo stile di De Oliveira sulle prime può sorprendere o spazientire, ma sulla lunghezza incanta: e per tanto cinema sciatto e invertebrato suona come un 'richiamo all'ordine' ". (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 2 settembre 2000)
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