PARIS BY NIGHT

GRAN BRETAGNA - 1988
Clara Paige - sposata con un Parlamentare inglese, Gerald, e madre di un piccolo - è una donna manager con forti ambizioni politiche nel partito conservatore. Inviata in missione a Parigi suscita l'attrazione dell'industriale parigino Wallace Sharp, anch'egli sposato. La vita privata della donna scivola sempre più verso il fallimento.

CAST

CRITICA

"Ardito commediografo (suo è il premiato copione di 'Pravda'; ed era suo anche 'Plenty' da cui fu tratto un film con Meryl Streep), Hare aveva esordito come regista con l'intrigante 'Il mistero di Wetherby' (Orso d'oro a Berlino nell'85). Purtroppo qui le cose non funzionano altrettanto bene. Sarà perché nel rapido mutare del costume, l'invettiva politica che si attacca alle idee generali non ha più l'incidenza di altri momenti. Sarà invece perché Charlotte Rampling non è né la Streep né Vanessa Redgrave, ma solo una moderna sfinge dalla fotogenia fredda e dall'espressività limitata. Fatto sta che 'Paris by Night', pur sorretto da ostinate trasfusioni di intelligente amarezza, non convince. Di memorabile c'è solo la trovata della foto di gruppo di un summit europeista scattata nell'attimo in cui si allargano e spariscono, ai bordi dell'inquadratura i due cordoni di poliziotti armati che fanno scudo ai delegati contro una dimostrazione di frutticoltori." (Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera', 3 Giugno 1989)

"Nella prima parte, dove Hare cerca di modellare il ritmo del racconto sull'energia del personaggio, già si avverte un certo sforzo nel montaggio brusco, ellittico, veloce, ma è pur sempre la parte riuscita del film, che con l'improbabile incidente delittuoso - girato male, per soprammercato - comincia a sbandare, a perdere colpi. C'è, comunque, Charlotte Rampling, di cui la fotografia di Roger Platt esalta il fascino perverso di femme fatale. E' molto intensa nel suggerire la tensione e la duplicità del personaggio, ma anche a svelare i momenti di abbandono e di dolcezza. Tolto Michael Gambon, che fa bene il marito, impasto di alcol, vigliaccheria e remissiva disperazione, gli altri interpreti sono mediocri o fanno tappezzeria." (Morando Morandini, 'Il Giorno', 4 Giugno 1989)

"Da un regista come David Hare, di cui avevo molto apprezzato il primo film, 'Il mistero di Wetherby', mi aspettavo di più. Là, protagonista Vanessa Redgrave, attorno a una donna che diventava per caso testimone in casa propria del suicidio di uno sconosciuto, si dipanava una trama fine e sottile di misteri oscuri, svolti con delicatezza e un senso della suspense che andava molto più in là del giallo, per privilegiare solo i meandri dell'inconscio, qui si affastellano senza motivo le situazioni più contraddittorie e alcune, come le telefonate anonime, addirittura pleonastiche, il carattere della protagonista - a parte il gusto polemico di mettere alla berlina una donna che fa politica fra i Conservatori - non è mai seguito con vere motivazioni psicologiche, disordinato com'è nei suoi gesti improvvisi e nelle sue reazioni a cominciare dal delitto che assomiglia di più a un raptus che non a un gesto meditato, e così i personaggi di contorno, dal marito all'amante, che sembrano obbedire molto più a degli schemi preordinati che non ad una vera logica narrativa. Restano, da considerare con simpatia, i modi di rappresentazione. Se David Hare racconta male e politicamente divaga, certamente è un regista che sa vedere e far vedere. Con immagini colte ed intense. Di grande plasticità. Ne profitta però soltanto Charlotte Rampling, meno ambigua del solito ma secca e decisa. Non è di ferro, ma può far paura lo stesso." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 30 Maggio 1989)
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