Paradise Road

AUSTRALIA - 1997
Paradise Road
Nel corso della seconda guerra mondiale, in estremo Oriente, i Giapponesi decidono l'attacco di Singapore, e per i tantissimi stranieri presenti (europei, americani, australiani) la situazione si fa subito molto rischiosa. Nella confusione generale, un gruppo di donne si imbarca su una nave che, appena al largo, viene bombardata, facendo molte vittime. Le superstiti vengono catturate e condotte, come prigioniere di guerra, in un campo di lavoro lontano dai centri di comunicazione. Sottoposte a pericoli e prove durissime, alcune cedono a compromessi, altre si rendono conto di dover trovare un terreno comune per sopravvivere e andare avanti. Così decidono di dare vita ad un coro, guidato da Adrienne, ex studentessa di violino e dalla missionaria Margareth. Trasgredendo gli ordini dei sorveglianti, riescono a fare le prove e, infine, ad offrire uno spettacolo composto di canzoni non solo popolari ma anche difficili e complesse. Così riescono a resistere, fin quando, arrivata la notizia della fine della guerra, i giapponesi sconfitti si ritirano e per le donne arriva il giorno della libertà.
  • Durata: 114'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: SCOPE - COLORI
  • Tratto da: i Diari di Betty Jeffrey
  • Produzione: SUE MILLIKEN, GREG COOTE PER VILLAGE ROADSHOW PICTURES, SAMSON PRODUCTIONS, PLANET PICTURES, YTC MOTION PICTURE INVESTMENTS
  • Distribuzione: FOX - 20TH CENTURY FOX HOME ENTERTAINMENT

NOTE

- REVISIONE MINISTERO SETTEMBRE 1997.

CRITICA

"Chi ha usato impropriamente l'epiteto per 'La tregua' di Francesco Rosi, se vuol davvero constatare com'è fatto un film 'accademico' vada a vedere 'Paradise Road'. I due titoli presentano una vaga analogia perché riguardano entrambi l'universo concentrazionario. Anche se Bruce Beresford, scrittore e regista, ispirandosi ad avvenimenti reali, ha piuttosto voluto fare 'Il ponte sul fiume Kwai' al femminile. (..) Tra un coretto e l'altro le prigioniere, falcidiate da molte perdite, arrivano alla sospirata liberazione nell'estate del '45. Ma l'itinerario narrativo, dopo una partenza accettabile con scene di guerra realizzate professionalmente, risulta convenzionale." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 29 settembre 1997)

"Tratto da un episodio vero, Paradise Road, pur nelle sue aspirazioni spielberghiane, non commuove mai, nemmeno nelle scene più atrocemente schindleriane. Semmai irrita nell'insinuare (e nemmeno con tatto) una predestinata superiorità dell'occidente e di Glenn Close, la ragazza del coro più indistruttibile. C'era da aspettarselo da un regista come Bruce Beresford ('A spasso con Daisy', 'Crimini del cuore'), ultimamente molto ben disposto a cacciarsi in film magniloquenti e irrisolti." (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 13 ottobre 1997)

"Patetismi, retorica, molti luoghi comuni. Momenti tesi ce ne sono, con risvolti anche sinceramente commoventi risolti senza calcare troppo la mano, in genere, però, Beresford, nonostante le tante buone prove fornite in passato, e pur essendo tornato, per parecchie riprese, nel suo Paese d'origine, nell'ambito delle cui strutture produttive ha realizzato una parte del film, ha mostrato di farsi soprattutto contagiare dai toni più didattici degli stereotipi hollywoodiani, limitandosi a svolgere tutto solo in modo diligente, troppo caldo nei passaggi caldi, troppo astratto in quelli di semplice documentazione: sulla base, appunto del libro autobiografica cui si era rifatto. Un pregio comunque: l'interpretazione di Glenn Close per il personaggio di Adrienne Pargiter: ardimento e dolore, dosati spesso anche con finezza." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 2 ottobre 1997)

"Piatto, monocorde, assai raramente crea momenti di autentica tensione: gli mancano la necessaria energia, forse addirittura la convinzione, e quella carica intensiva capace di coinvolgere, trascinare, commuovere. L'australiano Bruce Beresford è un regista che procede a corrente alternata, passando inspiegabilmente da film accattivanti come 'A spasso con Daisy' e 'Manto nero' ad altri talmente freddi, come 'King David' e 'Breaker Morant', che sembrano girati soltanto per rispettare un contratto. E tra questi c'è anche 'Paradise Road'." (Enzo Natta, 'Famiglia Cristiana', 12 novembre 1997)

"Patetismi, retorica, molti luoghi comuni. Momenti tesi ce ne sono, con risvolti anche sinceramente commoventi risolti senza calcare troppo la mano, in genere, però, beresford, nonostante le tante buone prove fornite in passato, e pur essendo tornato, per parechie riprese, nel suo Pese d'origine, nell'ambito delle cui strutture produttive ha realizzato una parte del film, ha mostrato di farsi soprattutto contagiare dai toni più didattici degli stereotipi hollywoodiani, limitandosi a svolgere tutto solo in modo diligente, troppo caldo nei passaggi caldi, troppo astratto in quelli di semplice documentazione: sulla base, appunto, del libro autobiografico cui si era rifatto. Un pregio comunque: l'intepretazione di Glenn Close per il personaggio di Adrienne Pargiter: ardimento e dolore, dosati spesso anche con finezza." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 2 ottobre 1997)
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