Pan - Viaggio sull'isola che non c'è

Pan

USA - 2015
3,5/5
Pan - Viaggio sull'isola che non c'è
Peter è un dodicenne biricchino con una insopprimibile vena ribelle, ma nel triste orfanotrofio di Londra dove ha vissuto tutta la vita queste qualità non sono ben viste. In una notte incredibile il ragazzo viene trasportato dall'orfanotrofio dentro un mondo fantastico, popolato da pirati, guerrieri e fate, chiamato "Neverland". Si trova così a vivere straordinarie avventure e a combattere battaglie all'ultimo sangue nel tentativo si svelare l'identità segreta di sua madre, che lo aveva abbandonato tanto tempo prima, e anche il suo posto in questa terra magica. In una squadra formata dalla guerriera Tiger Lily e dal suo nuovo amico di nome James Hook, Peter deve sconfiggere lo spietato pirata Blackbeard per salvare Neverland e scoprire il suo vero destino e diventare l'eroe che sarà per sempre conosciuto con il nome di Peter Pan.
  • Durata: 110'
  • Colore: C
  • Genere: FANTASY, AVVENTURA, LIVE-ACTION
  • Specifiche tecniche: ARRI ALEXA XT/PHANTOM FLEX/RED EPIC, ARRIRAW (3.4K)/(2K)/PANAVISION/REDCODE RAW (5K), D-CINEMA (1:2.35)
  • Tratto da: personaggi creati da J.M. Barrie
  • Produzione: BERLANTI PRODUCTIONS
  • Distribuzione: WARNER BROS. PICTURES ITALIA
  • Data uscita 12 Novembre 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
Chi era Peter Pan, "il bambino che non voleva crescere" nato dalla fantasia di J. M. Barrie? Dopo essersi cimentato con altri grandi classici della letteratura (Orgoglio e pregiudizio, Espiazione, Anna Karenina), il regista inglese Joe Wright prova a cambiare registro - votandosi al fantasy (e al 3D) - e prende letteralmente il timone di un viaggio che vuole raccontarci quali fossero le (presunte) origini di uno tra i personaggi più iconici (anche grazie a Walt Disney, as usual) del secolo scorso.

Abbandonato in un orfanotrofio, Peter (Levi Miller) all'età di 12 anni - durante la Seconda Guerra Mondiale - viene "prelevato" insieme ad altri orfanelli da un macabro vascello pirata: destinazione l'Isola che non c'è, dove farà ben presto conoscenza con il temibile Pirata Barbanera (Hugh Jackman), che cerca disperatamente l'eternità. Il ragazzo farà presto amicizia con James Uncino (Garrett Hedlund), altro orfano schiavo un po' più grandicello di lui e, insieme, riusciranno a raggiungere i territori dei nativi. Qui, anche grazie a Giglio Tigrato (Rooney Mara), Peter scoprirà chi era sua madre e qual è il destino che lo aspetta.

[caption id="attachment_82410" align="alignnone" width="300"]Hugh Jackman è Barbanera Hugh Jackman è Barbanera[/caption]

Cercando una difficile commistione tra prodotto per famiglie e suggestioni visive mai banali (anche cedendo alle lusinghe del 3D...), Joe Wright si getta senza troppe presunzioni all'arrembaggio: il prologo dalle atmosfere dickensiane, poi l'incredibile viaggio verso un luogo ambivalente, da una parte inospitale e arido (la profondissima cava con le miniere dove vediamo fare l'ingresso di Barbanera sul coro di "Smells Like Teen Spirit" dei Nirvana...), dall'altra - oltre la barriera - rigoglioso e pieno di vita, custode di tradizioni e regni incantati. La volontà è quella di far combaciare il percorso di scoperta verso la magia, chiedendo allo spettatore di imparare ad allentare le redini del controllo, di prendere fiducia e spiccare il volo insieme a Peter. E tutto sommato la cosa funziona, al netto di qualche lungaggine.
Ora non bisognerà far altro che aspettare il sequel per scoprire perché Capitan Uncino (che si chiama così ma ha ancora entrambe le mani...) e Peter Pan - da grandi amici - si siano trasformati in nemici: forse molto dipenderà dal personaggio di Wendy... Chi vivrà, vedrà.

 

NOTE

- EVENTO SPECIALE ALLA XIII EDIZIONE DELLA SEZIONE AUTONOMA E PARALLELA 'ALICE NELLA CITTÀ' (FESTA DEL CINEMA DI ROMA, 2015).

CRITICA

"Decisamente la più spettacolare e sofisticata tra le ultime versioni cinematografiche del romanzo di Barrie, il 'Pan' di Wright, in 3D, vanta solide sequenze di azione, scenografie mozzafiato e straordinari effetti visivi che regalano sirene, giganteschi coccodrilli, montagne flottanti, galeoni volanti. Più rivisitazione in chiave pop e punk rock che prequel, il film pesca dall'immaginario del cinema di avventura degli ultimi anni e mescola suggestioni da 'l pirati dei Caraibi' e 'Hunger Games'. E se Giglio Tigrato sembra uscita dall'opera cinese, Barbanera (un irriconoscibile Hugh Jackman, incrocio tra Luigi XIV e rockstar) canta i Nirvana e i Ramones. Il rischio però è che la magia di questa fiaba senza tempo resti sepolta sotto la pesante coltre di virtuosismo formale che il regista mette in campo. La sontuosa confezione da 150 milioni di dollari rendono il film una vera gioia per gli occhi, ma non sempre immagini tecnicamente stupefacenti riescono a restituire lo stupore infantile e il senso di meraviglia. Che spesso non ha bisogno di grossi budget e sofisticate tecnologie, come paradossalmente afferma lo stesso regista quando ricorda l'incanto suscitato dal semplice volo su una Londra illuminata di un parco a tema." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 10 novembre 2015)

"Ecco il prequel di Peter Pan, baciato da un insuccesso che speriamo non dia alla testa al regista Joe Wright, affiliato alla Karenina più che al fantasy. (...) Hugh Jackman in evidente copia incolla di Deep-Sparrow (...). Il giovane Levi Miller è amabile ma subisce uno script che l'elegge a supereroe Marvel, mescolando in accozzaglia visivamente seducente ma eccessiva ogni stereotipo di fanta incubo. Grazie al 3D sono scagliate in platea raccolte di residui fantasy non differenziati, ma seguendo le scosse emotive della stravaganza i minorenni si divertiranno e certo perdonano ogni vano accenno dickensiano." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 12 novembre 2015)

"Il nuovo adattamento delle avventure di J.M. Barrie (...) è un delirante prequel che inizia come una storia di Dickens e finisce al lunapark. (...) La storia vorrebbe proporsi come nuova, ma non fa che riciclare l'Isolache-non-c'è già nota allo spettatore passandone in rassegna i personaggi senza alcuna sorpresa. (...) Joe Wright si sente un pesce fuor d'acqua e le prova tutte (senza azzeccarne una), mischiando in modo schizofrenico lo stile europeo d'autore con l'estetica popcorn degli studios. (...) 'Pan' dà il suo peggio nel casting; dove tutti, a cominciare da uno Hugh Jackman senza freni, recitano a contro-ruolo." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 12 novembre 2015)

"Anche se Hollywood in fatto di reinvenzioni di storie (e della Storia) ci ha abituati a tutto, si fatica non poco a pensare che Capitan Uncino possa essere stato in gioventù un simpatico compagno di avventura di Peter Pan. Eppure questa è la versione che ci propone Pan, (...). Questa variante nella biografia del personaggio creato nel 1902 da Mathhew J. Barrie e riproposto in mille salse sullo schermo (...) professionalmente diretta da Joe Wright (...) offre momenti di grande spettacolo, Levi Miller incarna un Pan dal visino incantevole, Rooney Mara è una grintosa Giglio Tigrato e il Barbanera di Hugh Jackman è davvero intrigante. Insomma, come film per ragazzi il prodotto funziona." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 12 novembre 2015)

"Sembra ormai inevitabile, a Hollywood, registrare una tendenza alla favola revisionista che ha l'ardire, e quasi mai l'ardore, di trasfigurare fiabe e miti consolidati dell'immaginario dell'infanzia in pasticci post-apocalittici o 'young adult' (...). 'Pan' (...) non fa eccezione, commutando la storica rivalità fra Peter e Capitan Uncino in amicizia dai risvolti quasi paterni, e l'Isola che non c'è in un purgatorio roccioso dove i bambini sono costretti a lavorare tutto il giorno alla ricerca della polvere di fata. (...) Joe Wright, figlio di marionettisti e dunque geneticamente avvezzo all'artificio, ha fatto dell'adattamento quasi una missione di cinema, traducendo importanti opere letterarie, da 'Orgoglio e pregiudizio' di Jane Austen a 'Espiazione' di Ian McEwan, a volte con un lodevole gusto per la macchinazione e il barocco - il suo 'Anna Karenina' (...) era un'affascinante ed estrema spoliazione narrativa dove il complesso romanzo di Lev Tolstoj era inscheletrito a favore di una 'ronde' visionaria, stregata dai congegni della messa in scena. E innestando elementi fiabeschi anche nell'asprezza di film action e contemporanei come 'Hanna'. Qui il regista inglese produce l'inverso, introducendo nella fiaba sfumature odierne di dubbio gusto, Barbanera viene accolto sulle note di 'Smells Like Teen Spirit' dei Nirvana, e antepone nuovamente la meraviglia ai codici della narrazione; l'uso del 3D è straordinario ed efficace, ma dimentica l'incalzante e necessaria fluidità della letteratura per bambini, e non riesce a differenza dei film precedenti, a coreografare la macchina da presa al suo gusto per l'ostentazione. Ma è nella mancanza di un magica sintonia fra la prosa di J.M. Barrie e l'eredità dell'immaginario Disney che la messa in scena di Joe Wright affonda come i suoi galeoni pirata, in quell'accordo perfettamente armonizzato invece in 'Hook' di Steven Spielberg, dove la vertigine dell'infanzia non si accontentava di volteggiare su una stereoscopica nuvola paffuta ma era capace, e desiderosa, di guardare anche e soprattutto nell'abisso." (Cecilia Ermini, 'Il Manifesto', 12 novembre 2015)

"Peter Pan dei primordi (stufi dei sequel, si sono messi a fare i prequel). (...) Piacerà a chi ama il cinema di bellurie di Joe Wright (...). II nuovo 'Pan' è costante gioia per gli occhi. Piacerà un po' meno a chi non sentiva la stretta necessità di una nuova versione della storia di Barrie." (Giorgio Carbone, 'Libero', 12 novembre 2015)

"Non è mai stato facile traspone un personaggio complesso come Peter Pan sul grande schermo. Ne sa qualcosa Steven Spielberg che venne massacrato dalla critica per il suo 'Hook'. Figuriamoci inventarsi un prequel (affidato alla scrittura di Jason Fuchs), costato ben 150 milioni di dollari, per dare un passato al ragazzino volante, raccontare, cioè, come Peter sia diventato Pan. Operazione rischiosa perché prescinde dalla classica chiave di lettura voluta da James M. Barrie, ovvero la crescita rapportata ad un tempo che passa inesorabilmente. (...) Joe Wright, sceglie una linea narrativa un po' troppo dark per i ragazzini, ma anche esageratamente «bambinesca» per gli adulti. E' forse questo il vero problema di un film, dal target incerto (verso la fine, Peter Pan sembra quasi un superoe), che si fa apprezzare per il suo meraviglioso 3D, uno dei più belli della storia del grande schermo e che da solo vale il prezzo rincarato del biglietto. Le scene d'azione sono spettacolari (più di quelle dell'ultimo 007), pur poco plausibili. Peccato per dialoghi al minimo sindacale e per la strana scelta di trasformare in un buono quel James Uncino che, di fatto, è il nemico più famoso di Peter Pan. Strane divagazioni che impediscono alla pellicola di volare, quasi una metafora del suo protagonista." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 12 novembre 2015)
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