Palindromi

Palindromes

USA - 2004
Palindromi
Aviva (che viene interpretata da otto attrici diverse) ha 12 anni ma vuole a tutti i costi diventare madre e cerca ogni modo per riuscire nel suo scopo nonostante il divieto dei suoi genitori. Questo la spinge a scappare di casa...
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1,85)
  • Produzione: DERRICK TSENG, MIKE RYAN PER EXTRA LARGE PICTURES
  • Distribuzione: DVD: CECCHI GORI ENTERTAINMENT (2007)

RECENSIONE

di Angela Prudenzi

L’universo di molti film presenti alla Mostra del Cinema è popolato da adulti mai cresciuti che scaricano colpe e responsabilità sui figli. Ai ragazzi disagiati di Mysterious Skin fa eco la piccola Aviva, dodicenne che vorrebbe essere donna raccontata da Todd Solondz in Palindromes. Aviva vuol crescere in fretta per realizzare un sogno da sempre coltivato, avere un bambino, accudirlo e amarlo come la famiglia non ha fatto con lei. Un goffo incontro con un altro adolescente, grasso e sformato a furia di patatine e bibite gassate e dalle lunghe ore di fronte alla tv, realizza i suoi sogni. Destinati però a scontrarsi con quelli dei genitori, che per lei vogliono un futuro a base di college e successi. Per i figli ci sarà tempo. Un tempo che invece non potrà più arrivare, perché consegnata nelle mani di un medico che in passato aveva liberato la madre di una seconda indesiderata gravidanza, rimane vittima di un intervento che le toglie per sempre la possibilità di procreare. Ipocrisia nell’ipocrisia, nessuno trova il coraggio di raccontare ad Aviva la verità. Così la bambina continua a desiderare un figlio, e a chiedere aiuto ad adulti irresponsabili che approfittano di lei. Inizia allora una fuga dalla famiglia in cerca di un’altra famiglia, quella che però non potrà mai più avere. La storia di Aviva al culmine del dolore torna indietro là dove è cominciata, sempre uguale a se stessa, come il suo nome palindromo che si può anche leggere al contrario. Costretta a vivere tra adulti malati di infantilismo, il cui patologico rapporto con la realtà genera mostri incapaci di salvaguardare la vita, siano essi i genitori siano i fanatici antiaboristi che rispondono con la morte alla morte, Aviva mantiene tuttavia intatta la sua purezza rara, vittima sacrificale degli egoismi di una generazione al potere, quella dei quaranta-cinquantenni, che non pensa che a se stessa. Solondz però dimostra di condividere sin troppo bene dolori e angosce, tanto che il film al contrario dei suoi precedenti, sembra rispondere più a un’urgenza personale di analisi che a un obiettivo discorso sui traumi dell’infanzia. Manca alla fine una luce universale ad illuminare il problema. Una sensazione che non è stemperata dal trucco di far interpretare Aviva da tante ragazzine diverse. La scelta è solo ridondante ed enfatizza ciò che è già evidente, il male si annida ovunque, nessuna casa è riparo sufficiente per i figli di una società che non si interroga mai fino in fondo.

NOTE

- PRESENTATO IN CONCORSO ALLA 61MA MOSTRA INTERNAZIONALE DEL CINEMA DI VENEZIA (2004).

CRITICA

"Dagli Stati Uniti una storia che, pur ambientata oggi, sembra quasi fuori dal tempo, 'Palindromi'. Ne è autore Todd Solondz, un regista indipendente che ha fatto parlare di sé, specie i cinefili, con consensi caldi. Si ricorderà soprattutto il suo 'Storytelling', premiato a Cannes. (...) Un gioco intellettuale, molto gioco e molto intellettuale, che ora nonostante simpatie per la pedofilia, può anche divertire (perché alcune pagine sono umoristiche fino al sarcasmo), ora incuriosisce (perché si cerca di capire dove si voglia andare a parare), ma che, alla fine, e non solo per i palindromi, ha quasi soltanto l'aria di un serpente che si mangia la coda. Pur, lungo il tragitto, con una sapidissima descrizione di modi e usi di una certa America di provincia, sorretta da belle immagini a colori vividi e commentata da musiche furbe, anzi furbissime." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 8 settembre 2004)

"A raccontarlo 'Palindromes' di Todd Solondz, regista borderline di film geniali e maledetti come 'Happiness' e 'Storytelling', sembra una totale follia. A vederlo è anche peggio, dunque meglio. Un enigma, una beffa divisa in capitoletti, una farsa tragica o una tragedia da ridere che gira in cerchio (come vuole il titolo) alternando otto, dicasi 8 diversi interpreti nel ruolo di Aviva: due donne, quattro ragazze di 13-14 anni, una bambina di 6, perfino un ragazzino di 12. Non bastasse, due attrici sono nere, una bambina e un'adulta obesa. Forse perché il soggetto è la diversità. O meglio il cambiamento, l'ardente desiderio - e in definitiva la totale impossibilità - di cambiare. Non chiedeteci di esser chiari perché Solondz fa di tutto per restare ambiguo e ci riesce benissimo. (...) Solondz costruisce uno sguardo tutto suo in cui tristezza e comicità, orrore e pietà, derisione e compassione, si mescolano e si confondono in un blend disagevole quanto calzante. Generando uno di quei sentimenti indefinibili che cambiano la nostra percezione del mondo e costringono a inventare aggettivi (ma purtroppo solondziano suona male)." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 8 settembre 2004)

"L'importante è che Solondz con solo 4 film all'attivo si presenti alla Mostra come l'Autore Americano più interessante emerso nell'ultimo decennio. Naturalmente non è così, ma a molti cultori del genere alternativo è vero che il mix di 'Happiness' (humour lunare più voyeurismo provocatorio più spudoratezza ormonale) abbia trasmesso il brivido, per la verità inflazionato, di una critica feroce alla società yankee. Si dirà lo stesso di 'Palindromes', la cui vertiginosa sgradevolezza inibisce qualsiasi malizia di ragionamento: la storia di una dodicenne alla disperata ricerca di maternità che s'imbatte, novella Alice, negli angoli più brutti, sporchi e cattivi degli States non solo è sgangherata, ripetitiva, noiosa, ma raccatta tutte le frattaglie possibili di un ben più incisivo cinema della crudeltà. Basti pensare a 'Freaks' di Tod Browning, a 'True Stories' di David Byrne o a 'Beetlejuice' di Tim Burton, per rispedire al mittente i quadretti di situazioni al limite e le derisorie didascalie di un regista incatenato al proprio stile a singhiozzo. L'espediente clou è quello di far interpretare lo stesso personaggio da più attrici, in realtà bambine debuttanti, che dovrebbero suscitare pena e ilarità in parti uguali, ma si limitano a mimare con aria catatonica le circonvoluzioni mentali dell'imperturbabile marionettista. Ovviamente farebbe comodo parlare di scandalo, mentre 'Palindromes' è solo capace di pasticciare con i concetti di desolazione e handicap, pessimismo e paranoia pagando il prezzo più alto che può toccare in sorte a un guastatore con la macchina da presa, il compiacimento." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 8 settembre 2004)

"Certo, saranno in molti a restare malissimo davanti a un film così spietatamente divertente, in cui ogni dramma non diventa neppure melodramma ma solo farsa. Eppure quella multiforme bambina così insignificante spazza via i tanti film sulle ragazzine corrotte e alla moda per restituire il silenzioso, goffo sperimento dell'adolescenza intrappolata nel perbenismo e nella cecità della famiglia, nei propri sogni infantili di maternità, nelle imposizioni consumiste del sesso precoce e nel bisogno d'amore respinto persino da un pedofilo." (Natalia Aspesi, 'la Repubblica', 8 settembre 2004)

"Sull'impossibilità di cambiare il proprio destino, 'Palindromi' è intriso di humor disperato, fa ridere di crepacuore. Solondz applica un 'trucco esibizionista', lo dice lui, un 'esercizio fin troppo intellettuale' per spaesare il pubblico che simpatizzava per lo psichiatra pedofilo di 'Happiness'. Se il mostro è un tipo normale, inquieto, smarrito, la gente tende a identificarsi con lui, allora per impedire il transfert, Solondz dà alla protagonista, Aviva, l'aspetto di cinque diverse attrici. (?) Un groviglio malsano che Todd Solondz restituisce grondante di ordinaria banalità, mainstream di provincia, incontri occasionali di mostri, pic nic nel giardino, consigli materni più orrendi dei delitti temuti..." (Mariuccia Ciotta, 'Il Manifesto', 8 settembre 2004)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy