Palabras

ITALIA - 2003
Palabras
Durante un fine settimana nei quartieri alti di Santiago del Cile, Adela racconta con nostalgia, alle sue amiche, la storia d'amore vissuta un anno prima con un ingegnere italiano, Alberto, incaricato di costruire una diga presso un paesino sulle Ande cilene e che lei, insieme a un gruppo di ambientalisti, stava cercando di boicottare...
  • Durata: 92'
  • Colore: C
  • Genere: SENTIMENTALE
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Produzione: GIANLUCA ARCOPINTO E BALATON FILM
  • Distribuzione: PABLO (2004)
  • Data uscita 27 Febbraio 2004

RECENSIONE

di Davide Turrini

Se in molti ambienti della critica italiana non fosse diventato una sorta di aggettivazione dai connotati negativi, il cinema di Corso Salani potrebbe essere tranquillamente definito minimalista, richiamando così alla mente quelle epopee anni ’80, cariche di ermetismo filosofico, di esercizio di stile spinto agli eccessi, di anime perse divise in due. Anche se a ben vedere Salani in superficie ci rimane poco e di incomprensibile a livello di sentimenti ed emozioni non lascia mica tanto. Palabras, come del resto Occidente, o ancora come Gli occhi stanchi, è un piccolo e fragile oggetto di cinema che va osservato con pazienza e seguito con attenzione. L’incedere lento, contratto ed estremamente inclusivo del regista fiorentino è una firma sottile, oramai ben connotata e matura, ma è anche, e soprattutto, la traccia di uno sguardo depurato da ogni tipo di fronzolo e svolazzo, tutto teso a concentrarsi sui tratti peculiari di personaggi tormentati dalla nostalgia e dal ricordo di amori sfiorati e perduti. In Palabras, sullo sfondo di una moderna Santiago del Cile, è la giovane Adela a raccontare alle amiche la relazione avuta con Alberto un anno prima: un sentimento sofferto, un amore improvvisamente svanito. Lei era sulle Ande assieme ad altri amici ambientalisti per contestare la costruzione di una diga; lui, uno schivo ingegnere italiano, è lì a rappresentare la ditta che quel progetto lo vuole attuare. Sulle tristi melodie di un ballo non consumato, Adela e Alberto si diranno addio. Soggettista, sceneggiatore, regista e attore, Salani (che davanti la macchina da presa così profondo e intenso forse non è) scompone progressivamente la relazione fra i due innamorati, si addentra pian piano nell’insofferenza di Adela, fino a mostrare senza vergogna il patimento di chi ancora può piangere sinceramente per amore. Bravissima e bellissima Paloma Calle quasi sempre in scena.

CRITICA

"Quant'è bello, sensibile, intelligente e non ideologico il cinema intercontinentale di Corso Salani, arrivato con 'Palabras' al suo settimo lungometraggio. Fuori c'è la consueta attenzione nella costruzione (sofisticato intreccio di flashback; multilinguismo; macchina a mano mai casuale; personaggi di contorno specchio dei protagonisti) dentro c'è grazia, dolore e speranza. In una parola: vita. Il racconto di un amore più commentato che vissuto, più pensato che, probabilmente, realmente esistito. Anche se la dolce Adela arriva ad illudersi che Alberto l'abbia amata quanto lei ha amato lui. Una storia d'amore serenamente drammatica e ironicamente dolorosa. E una conferma: ascoltare tre donne che parlano è sempre molto interessante. Grazie al cielo esistono ancora cineasti come Corso Salani, produttori come Gianluca Arcopinto e attrici come Paloma Calle. Che dire di più? Un film così, più che commentarlo, devi ringraziarlo." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 27 febbraio 2004)

" Il cinema italiano deve e può contare su piccoli film come questo di Corso Salani, protagonista anche di 'Il vento, di sera'. In 'Palabras' le parole del titolo sono quelle di una ragazza cilena dal cuore ecologista che ricorda con le amiche un amore con un ingegnere italiano impegnato nei lavori di una diga. La storia, in equilibrio delicato su due piani temporali, trasmette la nostalgia del passato e del futuro, se si può dire, oltre alla percezione della solitudine, ma con ironia. Inizio allegro brillante a Santiago con le tre ragazze chiacchierine, poi il flash back ci mostra due coppie in amore, per finire su un bel monologo della protagonista, la brava e molto intensa Paloma Calle. Film strano, innamorato dei paesaggi dell' America Latina e in cui Salani dimostra di saper costruire camera a mano con sottile misura un pezzo di vita a due lingue, con doppia fiducia nell' angoscia e nel potere dell'amore, Wenders e Almodóvar." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 28 febbraio 2004)

"Quella del fiorentino Corso Salani è una figura unica, forse in assoluto, sicuramente nel panorama del cinema italiano. Attore in produzioni di richiamo, quando è regista pratica un cinema rigorosamente pauperista ma non rigorista, ricco di spunti sensuali o umoristici. (...) L'amarezza di oggi, la nostalgia di una parentesi, di un sentimento poi sfumato nel nulla. Tutto qui. Ma, come in ogni altro dei minuscoli film di Salani, con un tocco speciale." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 28 febbraio 2004)
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