Paddington

GRAN BRETAGNA, FRANCIA, CANADA - 2014
Paddington
L'orsetto Paddington è cresciuto nel profondo della giungla peruviana con la zia Lucy che, ispirata dall'amicizia con un esploratore inglese, lo ha allevato insegnandogli a preparare marmellate, ad ascoltare la BBC e a sognare una vita eccitante a Londra. Tuttavia, quando un terremoto distrugge la loro casa, zia Lucy decide di "spedire" il giovane nipote in Inghilterra in cerca di una vita migliore. Confidando nella gentilezza di qualche anima buona lega al collo del nipote un'etichetta con su scritto semplicemente: "Per favore prendetevi cura di questo orso. Grazie". Giunto nella capitale inglese, alla stazione di Paddington, l'orsetto si perde e ben presto scopre che Londra non è così accogliente come credeva, ma piuttosto un'affollata, vivace metropoli dove nessuno si accorge di lui. Per fortuna, però, incontra la famiglia Brown che, dopo avergli dato il nome della stazione in cui lo ha trovato, gli offre un posto dove stare. Da quel momento Paddington inizia la sua missione: andare alla ricerca dell'esploratore che tanti anni prima aveva tanto colpito sua zia Lucy...
  • Durata: 97'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: SCOPE
  • Tratto da: libro "L'Orso Paddington" di Michael Bond (ed. Mondadori)
  • Produzione: HEYDAY FILMS, STUDIOCANAL, DHX MEDIA
  • Distribuzione: EAGLE PICTURES
  • Data uscita 25 Dicembre 2014

TRAILER

NOTE

- NELLA VERSIONE ORIGINALE LA VOCE DI PADDINGTON È DI BEN WHISHAW. NELLA VERSIONE ITALIANA È DI FRANCESCO MANDELLI.

- ALCUNE SEQUENZE DEL FILM VERRANNO MOSTRATE IN ANTEPRIMA ALLA IX EDIZIONE DELLA SEZIONE AUTONOMA E PARALLELA 'ALICE NELLA CITTÀ' (FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA, 2014).

CRITICA

"È uno dei personaggi più famosi al mondo nati sui libri per bambini: si chiama Paddington, è un orsetto vestito con stivali e montgomery che ama ficcarsi nei guai e mangiare la marmellata con le mani. Quello che forse non tutti sanno però è che nella finzione narrativa l'orso (creato nel 1958 da Michael Bond, scrittore britannico) non nasce a Londra. Viene infatti dal profondo Perù, passeggero clandestino su una nave dopo aver vissuto la tragedia del terremoto che distrugge il suo villaggio e uccide i propri genitori. Così inizia 'Paddington', perfetto film natalizio che vede al centro della scena una famiglia londinese la cui unità viene turbata dall'arrivo di questo tenero corpo estraneo. (...) Dunque da una parte si parla della famiglia: la presenza di Paddington obbliga i componenti a confrontarsi e quindi a ritrovare il senso della propria convivenza, mettendo da parte rigidità e chiusure. (...) Dall'altra si affronta il tema del diverso: Paddington è chiaramente descritto come un extracomunitario che deve affrontare, non senza grandi problemi, il problema dell'inserimento in una cultura e in un ambiente completamente differente da quello in cui è nato. Ma in un mondo disponibile all'incontro, la diversità (qui chiamata Paddington) può portare ricchezza. E poi, come si dice nel film, 'ognuno è diverso e ognuno può integrarsi'. (...) tutto il film è anche una lunga pubblicità alla bellezza di Londra, ai suoi panorami ed, evidentemente, alla sua capacità di integrazione." (Luca Raffaelli, 'La Repubblica', 24 dicembre 2014)

"Dimenticate 'Scooby-Doo', 'Garfield' e la trilogia degli 'Alvin Superstar'. In quelle pellicole cani investigatori, gatti nullafacenti e scoiattoli canterini interamente realizzati al computer interagivano con attori in carne e ossa. Con i due cuccioli di orso 'Ted' e 'paddington', senza dimenticare l'irascibile procione di 'Guardiani della Galassia', la musica è cambiata. hanno superato il capolavoro innovativo 'Chi ha incastrato Roger Rabbit?' (1988), prima fusione convincente di cartoon e cinema dal vivo dopo i pionieristici 'Tre Caballeros' (1944) e 'Mary Poppins' (1964). (...) In 'Paddington' (...) l'orso in computer animation non perde il pelo ma il vizio sì. La pelliccia del quattro zampe proveniente dal misterioso Perù è così vivida da confonderci: vero o finto? (...) Vederlo aggirarsi per Londra con il suo montgomery è uno spasso, così come è adorabile la sua educata goffagine. (...) Non vedevamo Nicole Kidman così sexy e in forma da molto tempo. E' lei la star umana, con i bravissimi Hugh Bonneville e Sally Hawkings (ottimi Mr. e Mrs. Brown). E poi c'è lui: l'orsetto al computer Paddington. Tutto, dalle zampe, al pelo, a quell'espressione sul muso supplichevole, è amalgamato ad hoc con scenografie e personaggi di una Londra da favola realistica. (...) Bravo il Francesco Mandelli de 'I soliti idioti' a da re una voce mai banale nella versione italiana." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 29 dicembre 2014)

"Sua Maestà l'orso Paddington arriva nei cinema italiani. E quale miglior giorno per celebrarlo se non quello di Natale? Dettofatto, è il distributore Eagle Pictures a sfidare cinepanettoni & co. proponendo in centinaia di sale uno dei miti dell'eredità letteraria inglese per infanzia alla comprensione del pubblico tricolore.
Forse perché 'ogni famiglia dovrebbe avere un orso in casa' per far funzionare gli equilibri domestici. Se poi l'animale è parlante, rispettoso e civilizzato come Paddington ancora meglio. Questi, per intenderci, corrisponde al peluche più famoso del Regno Unito: orsetto marrone dagli occhi dolci con un grande cappello rosso in testa e un montgomery blu 'a tasche larghe per il sandwich d'emergenza', e con una valigetta a penzoloni. Di lui una statua onoraria campeggia nel cuore della swinging Carnaby Street, ma lo si trova in ogni souvenir shop d'Albione in versione pelosa o stampato su borse, mug, teiere, grembiuli e bombette, spesso e volentieri travestito da Bobby, guardia reale e via dicendo mutando dunque in meta icona che più British non si può. (...) Il nome Paddington arriva casualmente dal cartello della stazione ferroviaria dove è stato trovato dai Brown, ai confini esterni della West End. Il dato geopolitico non è trascurabile: parecchi migranti approdarono a Londra in questa stazione tra la fine del XIX e inizi XX secolo, e la vicenda dell'orsetto orfano altro non è che una fiaba su un senzatetto, alla ricerca di ospitalità e accoglienza. Il film scritto e diretto dal giovane Paul King, è una classica e divertente commedia per famiglie universale con tocco British, che rende onore all'attualissima ma tradizionale storia 'del diverso abbandonato in terra straniera'. L'ascendenza è chiaramente dickensiana e chapliniana, ma trova nello specifico un'altra non casuale fonte d'ispirazione, specie in riferimento alla trasposizione televisiva anni '70: è del 1966 infatti il più famoso film per la tv sugli homeless inglesi - 'Cathy Come Home' - trasmesso da BBC1 nella cornice delle Wednesday Play. Il regista? E chi altri se non Ken Loach." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 27 dicembre 2014)

"Quant'è simpatico questo orsetto di peluche, che sbuca come un alieno tra attori in carne ed ossa. (...) Irresistibile il protagonista, con la voce del« solito idiota» Francesco Mandelli. Sarà cattiva, come ruolo comanda, ma Nicole Kidman resta sempre buona." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 31 dicembre 2014)

"Ma quanto quanto assomiglia a Mr. Bean l'orsetto Paddington che prende le misure per scendere dalla scala mobile e s'incastra alla sbarra del biglietto? In fondo, lui, Bean, e una galleria di altri eroi della mimica tragicomica metropolitana al cinema discendono dallo stupore della modernità dell'inarrivabile monsieur Hulot di Jacques Tati. E' francese il rimuginare di Paddington, ma è squisitamente british la reazione alla sfortuna e al contrattempo del prototipo dell'immigrato. Nella fiction di realtà, tra Hugh Boneville, Nicole Kidman e Sally Hawkings, l'animazione del musetto col cappello e la valigia aumenta una differenza che sentiamo attuale più che mai. Equilibrato e coinvolgente." ('Nazione - Carlino - Giorno', 2 gennaio 2015)
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