Ospiti

ITALIA - 1998
A Roma Gherti e Gheni, due giovani albanesi parenti ma di carattere molto diverso, lavorano in un ristorante che organizza anche mostre di pittura e fotografia. Con l'aiuto del proprietario del locale, trovano una stanza a casa di Corrado, giovane un po' sconclusionato che abita ai Parioli e fa il fotografo. Un giorno, proprio lì davanti, Gherti conosce Lino, un sardo che per trent'anni ha fatto il portiere in quello stabile ed ora è stato licenziato a causa degli strani comportamenti della moglie. Ormai fuori di testa, la donna ad un certo punto scompare e, qualche giorno dopo, Lino teme che possa essere lei la sconosciuta trovata annegata sulla spiaggia di Sabaudia. Intanto tra Gherti e Gheni, diversi per carattere, la convivenza diventa difficile, e Gherti alla fine lascia la stanza e il lavoro. Corrado si offre di accompagnare Lino a Sabaudia. Arrivano tutti e quattro insieme, e Lino confessa di avere il terrore dei cadaveri e di non poter procedere al riconoscimento della salma. Delega perciò Gherti che, dopo un po', torna indietro e fa a Lino un gesto di consolazione. Il giorno dopo, Corrado decide di andare alla propria imbarcazione, attraccata in porto e conduce con sé i due ragazzi. Insieme si allontanano verso l'alto mare.

CAST

NOTE

- LA BANDA OSIRIS E' COMPOSTA DA: GIANLUIGI CARLONE, ROBERTO CARLONE, SANDRO BERTI, GIANCARLO MACRI'.

CRITICA

"Il racconto ha un andamento da film sperimentale, il ritmo è frammentario, il taglio delle immagini è documentaristico: voci e volti sono colti dal vero, quasi di nascosto. Nella regia povera e immediata traspare qualche compiacimento. Il film è ispirato sul piano civile da una positiva voglia di comprensione e di apertura." ('Segnalazioni Cinematografiche', volume 127, 1999).

"Là dove Amelio con 'Così ridevano' e Peter Del Monte con 'La ballata dei lavavetri', non hanno affatto centrato il loro obiettivo, il primo non riuscendo a uguagliare 'Rocxo e i suoi fratelli' (sua evidente fonte), il secondo non riuscendo a togliersi di dosso un certo Fellini onirico-favolistico, è riuscito invece Matteo Garrone con il suo 'Ospiti'. [...] Fresco, spontaneo, intelligente, anti-psicologico e anti-lacrimevole. Asciutto, senza barbe o pistolotti didascalici sui bravi immigrati e gli italiani cattivi. Una pellicola soave, ma per questo niente affatto ammiccante o peggio ancora filogovernativa, sull'amicizia, sull'amore, su Roma... qui stranamente multietnica". (M. Forconi, "Film - Tutti i film della stagione", gennaio/febbraio 1999).
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