Operazione U.N.C.L.E.

The Man from U.N.C.L.E.

USA - 2015
3/5
Operazione U.N.C.L.E.
Agli inizi degli anni Sessanta, l'agente della CIA Napoleon Solo e l'agente del KGB Illya Kuryakin uniscono le loro forze per compiere una missione atta a sconfiggere una misteriosa organizzazione criminale, coinvolta nel traffico di armi nucleari. La chiave per infiltrarsi nell'organizzazione e prevenire una catastrofe mondiale sarà Gaby Teller, figlia di uno scienziato tedesco scomparso.
  • Durata: 116'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: ARRI ALEXA XT/CANON 5D/CANON C500/GOPRO HERO 3+ BLACK, ARRIRAW (2.8K), D-CINEMA (1: 2.39)
  • Tratto da: serie TV ideata da Sam Rolfe
  • Produzione: JOHN DAVIS, STEVE CLARK-HALL, LIONEL WIGRAM, GUY RITCHIE PER RITCHIE/WIGRAM PRODUCTIONS, DAVIS ENTERTAINMENT
  • Distribuzione: WARNER BROS. ENTERTAINMENT ITALIA
  • Data uscita 2 Settembre 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Non tutti i remake, gli scopiazzamenti, le derivazioni vengono per nuocere. Se c’è divertimento, il ri-usato sicuro paga, e Operazione U.N.C.L.E., tratto dalla serie tv anni ’60 The Man from U.N.C.L.E., non ha il braccino corto. La regia di Guy Ritchie, anche sceneggiatore con Lionel Wigram, è perfino lussuosa, ipertrofica, calligrafica: gira da Dio, l’ex signor Madonna, ma da Dio dei tamarri.

Il ritorno al futuro negli anni della Guerra Fredda ha per protagonisti l’agente Solo della CIA (Henry Cavill) e l’agente Kuryakin del KGB (Armie Hammer) in triangolazione affettiva e geopolitica con Gaby (Alicia Vikander): tre attori efficaci, se non bravi tout court, che mettono del loro – charme, ironia e sprezzatura – per incarnare il mood retrò del remake insieme al redivivo Hugh Grant.

Imbarazzante, viceversa, la prova di Luca Calvani, l’italiano della brigata: della serie, come ammazzare la bellezza di Roma, peraltro esplorata con il solito filtro “cartolina” delle grandi produzioni internazionali. Comunque, che sia il sempiterno James Bond, il filologico ed elegantissimo La talpa oppure questa gaia – e gay nell’ammicco – Operazione, la solfa non cambia: gli inglesi la spy-story la fanno meglio. Anzi, come nessuno al mondo.

CRITICA

"Tratto dall'omonima serie tv britannica del 1964 con il suadente Robert Vaughn (ebbe così tanto successo che generò gadget e action figures come i cinefumetti Marvel di oggi), il film è un gioco di spie postmoderno quando l'agente segreto incarna una fantasia né maschilista né imperialista. Più che altro, sembra il sogno di uno stilista. (...) Meno vertiginosamente truce di 'Kingsmen' e più superficiale dell' ultimo 'Mission: Impossible', il film di Ritchie è una lunga commedia d'azione (116 minuti sfiancanti) in cui due energumeni bisticciano in continuazione. Magari un bacetto rendeva tutto più originale e meno ipocrita. A quando la definitiva rivoluzione gay dello spy movie?" (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 25 agosto 2015)
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