On the Milky Road - Sulla Via Lattea

Na mlijecnom putu

SERBIA, GRAN BRETAGNA, USA - 2016
2,5/5
On the Milky Road - Sulla Via Lattea
E' primavera, durante la guerra. Ogni giorno, schivando le pallottole, un lattaio attraversa la linea del fronte a cavallo di un asino per portare la sua preziosa merce ai soldati. Benedetto dalla buona fortuna per la sua missione e amato da una bella abitante del villaggio, l'uomo sembra destinato a un futuro di pace. Tuttavia, l'arrivo di una misteriosa donna italiana mette a soqquadro la sua vita. Ha inizio infatti una passionale storia d'amore proibita, che porterà la coppia a vivere una serie di avventure fantastiche e pericolose. Ma loro sono stati uniti dal destino, e niente e nessuno sembra in grado di fermarli...
  • Altri titoli:
    On the Milky Road
  • Durata: 125'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: PAULA VACCARO, EMIR KUSTURICA, LUCAS AKOSKIN, ALEX GARCIA PER PINBALL LONDON, BN FILMS, RASTA INTERNATIONAL, IN ASSOCIAZIONE CON WILD BUNCH
  • Distribuzione: EURO PICTURES (2017)
  • Data uscita 11 Maggio 2017

TRAILER

RECENSIONE

di Mirko Granata

Gli animali e le belle donne, la guerra, i botti e le danze balcaniche (ma non solo), la morte e i fellinismi surreali.



Dall’ultimo film di Emir Kusturica, On the Milky Road, c’è tutto quello che ci aspetta da un suo film degli ultimi 20 anni eppure, al netto delle ripetizioni, c’è un’energia che non si trovava negli ultimi suoi film, specie nel terrificante Promettilo.


Qui il regista è anche protagonista nei panni di un soldato che dopo la guerra si vede chiuso tra due donne: la sorella di un eroe di guerra in procinto di tornare al villaggio e che lo vuole sposare e una contadina portata lì da un’altra città proprio per far sposare l’eroe. Ma l’ex-marito di questa donna le sta dando la caccia. Kusturica scrive un melodramma oltre ogni riga, come da tradizione, ambientato - come da tradizione - ai confini geografici e storici della guerra civile jugoslava.


La guerra però stavolta è solo lo sfondo, nemmeno il contesto, le bombe iugoslave che non fanno male e quelle senza bandiera (le tute nere delle forze speciali private come allegoria dell’ONU?) che invece uccidono servono per caricare e dare forza simbolica alla storia d’amore che, assieme ai concetti di bellezza e poesia naturalista (gli animali grandi mattatori fin dalla prima buffa sequenza, i frutti, i luoghi dell’entroterra serbo), riescono a far superare ogni orrore, con il rischio però di lasciare vuoti incolmabili.


Il film, anche qui come da tradizione, rispecchia perfettamente la personalità di Kusturica: chiassoso, riempito fino alla ripetizione di musiche e balli, di fughe e oasi di amore, di buffoneria arcadica e poeticismi. E’ spesso fuori tono, sgangherato; eppure sa far scorrere una certa vitalità dalle sue immagini, sa mescolare il dolore della morte con il suo esorcismo crasso. Sa restituire - anche con tratti di cinema forte - il senso di un racconto e di una cultura popolari facili da accantonare. Se si aggiungono il bel finale (preso da un suo cortometraggio precedente), la bellezza sfacciata di Sloboda Micalovic e la prova trattenuta di una Monica Bellucci che recita in serbo, On the Milky Road si solleva dal disastro che tutti pensavamo fosse.

NOTE

- MENZIONE SPECIALE DEL PREMIO SIGNIS E LEONCINO D'ORO AGISCUOLA ALLA 73. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2016).

- NASTRO D'ARGENTO EUROPEO 2017 A MONICA BELLUCCI.

CRITICA

"Emir Kusturica torna alla regia dopo anni (...). Nella prima parte, tragicomica e festosamente incasinata, non è difficile riconoscerne lo stile, che è lo stesso (ma in tono minore) di 'Underground' e 'Gatto nero, gatto bianco'. Nella seconda, però, il cineasta serbo cambia registro, inoltrandosi in una love-story fiabesca a forte colorito simbolico ambientata nella natura e che occupa gli ultimi tre quarti d'ora. La sostituzione del realismo magico al dinamismo iniziale non giova. E lascia perplessi il bestiario di animali (falco, serpente, pecore, orso ) che interagiscono con gli umani." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 11 maggio 2017)

"Nuova ballata balcanica di Emir Kusturica, che torna a raccontare la sua terra devastata dalla guerra e riscattata da un'indomita vitalità. (...) Sullo sfondo di esplosioni, massacri, crudeltà, bagni di sangue, narra una storia d'amore con i modi debordanti, favolistici, sempre in bilico sul grottesco che caratterizzano il cinema del regista serbo. La pellicola non attinge certo ai risultati di un capolavoro come 'Underground', ma è pur sempre un'opera di decisa impronta autoriale. E un dono saper far trasparire l'umanità all'interno di una situazione disumana, introdurre con credibilità la componente onirica in una cruda realtà, mescolare con tanta felicità disperazione e allegria. Ed è bello lasciarsi contagiare da tanta energia." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 11 maggio 2017)

"Incurante delle accuse, peraltro non prive di fondamento, di avere condotto gli esuberi del proprio talento su un percorso di manierismi e smodatezze, Emir il gitano non vi rinnega, infatti, una virgola della propria visione del mondo e del cinema e, anzi, moltiplica a tal punto il surrealismo provocatorio, il caos ideologico, il vitalismo sessuale, l'afflato panteistico e la comunione (alla lettera) tra umani e animali da rischiare a ogni sequenza non solo l'autoreferenzialità, ma anche l'autoparodia. Eppure gli spettatori che sapranno resistere all'inesausta scorribanda di cannonate, massacri, balli, amplessi, bevute di slivovitz a fiumi, cacce all'uomo e soprattutto cogliere la sintonia con i «comportamenti» di una sorta di arca di Noé gremita di falchi, serpenti, maiali, mosche, oche, galline, asini, orsi, pecore si renderanno conto che c'è più cinema in una sequenza di «On the Milky Road» che in tutti i film più promozionati e lodati della stagione cinematografica in corso. Lo stesso Kusturica interpreta con slancio degno del suo narcisismo il ruolo del bizzarro Kosta (...) Bellucci finalmente in parte (...). Prendere o lasciare: nel caso gradiste un'esperienza in sala simile a quella che viene offerta nei luna-park estremi dalle montagne russe o i circuiti della morte, Emir il facinoroso è tornato a essere il vostro regista." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 11 maggio 2017)

"Fracassone e provocatorio, politicamente ambiguo, orchestrato su eccessi a tratti anche stucchevoli il nuovo film del regista serbo (...) gioca col caos, mischia surrealismo e circo, oche, asini, maiali, gatti e un falco, acrobazie, danzatrici e violenza, follia e desiderio, un vortice che ruota intorno ai due protagonisti (...). Il gusto per l'iperbole e l'attrazione al barocchismo dall'apparenza semplice ricorrono nei film di Kusturica che, di volta in volta sembra avere voglia di esagerare sempre di più. II rischio come accade stavolta è che gli sfugga di mano, il che di per sé potrebbe essere persino un pregio, se non fosse che il delirio è solo apparente, organizzato da un'ideologia che lo trasforma in pesantezza gratuita." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 11 maggio 2017)

"Nonostante la verve visiva e simbolica, infine ripetitiva e rimasticata, nonostante lo sbattimento della diva (onestamente impegnata) tra capre, bagni in torrente e battute in bosniaco, lascia quello che si direbbe a una dogana: niente da dichiarare. Può piacere ai fan dello sguardo underground del regista. E ai fan della Bellucci." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 11 maggio 2017)

"Piacerà a chi ritroverà il regista felicemente tomato ai livelli fantastici di una quindicina d'anni fa (non perdetevi la sequenza iniziale del falco che plana su una distesa di sangue, fango e merda). 'Last but not least', a Emir è riuscita un'impresa mai compiuta da alcuno negli ultimi venticinque anni: far recitare la Bellucci ad apprezzabili livelli drammatici." (Giorgio Carbone, 'Libero', 11 maggio 2017)

"Il regista Emir Kusturica, che recita al fianco di Monica Bellucci, mescola guerra e amore. Storia e favola per raccontare come tra tanta distruzione l'amore riaccende la speranza." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 12 maggio 2017)
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