Oltre le regole - The Messenger

The Messenger

USA - 2009
3/5
Oltre le regole - The Messenger
Will è reduce dal conflitto in Iraq, dove per molto tempo è stato costretto in un letto d'ospedale. Tuttavia, le sue ferite non sono solo fisiche: al ritorno in patria, infatti, si rende conto che niente può più essere come prima, neanche il rapporto con la fidanzata. Dovendo ancora completare il servizio militare, Will viene mandato all'ufficio notifiche, dove però, dietro il nome apparentemente innocuo, si nasconde il dipartimento che ha il difficile compito di comunicare i decessi dei soldati alle loro famiglie. Will, scampato alla morte in battaglia si sente colpevole, per essere sopravvisuto, nei confronti delle persone cui deve annunciare le notizie. Aiutato da Tony, un collega più anziano, cercherà così di tornare ad una vita normale, anche se il cammino non sarà facile.
  • Durata: 105'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, GUERRA, ROMANTICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM, CINEMASCOPE
  • Produzione: ALL THE KINGS HORSES, THE MARK GORDON COMPANY, OMINLAB, REASON PICTURES, SHERAZADE FILM DEVELOPMENT
  • Distribuzione: LUCKY RED (2010)
  • Data uscita 16 Aprile 2010

TRAILER

RECENSIONE

di Boris Sollazzo
Un esercito ha sempre bisogno di burocrati. Per migliaia di soldati che muoiono sul campo di battaglia, ce ne sono altrettanti che riempiono le carte e svolgono lavori "scomodi" che consentano al carrozzone militarista di portare avanti il proprio ministero di morte e violenza. Dai reclutatori agli alti ufficiali delle stanze del potere, la burocrazia militare miete fin troppe vittime, anche se spesso tra le proprie fila. Ma tra questi, ci sono anche travet che hanno sulle loro spalle compiti inumani: quello, per esempio, di recare alle famiglie la notizia della morte del loro marito, padre, figlio, fratello.
Coppie di soldati impeccabili che recitano a memoria salmi che l'esercito stabilisce in quella ritualità infame che a loro tocca recitare con la stessa ottusità con cui il subordinato spara. Solo perché, magari, chi è più alto in grado glielo ha intimato. Oren Moverman, sceneggiatore di Io non sono qui ed ex militare, nella sua Israele, per 4 anni, ci racconta uno spaccato di questa ambasciata di morte, ci offre un ritratto di questi messaggeri di dolore in divisa. Ben Foster e Woody Harrelson hanno la stessa uniforme, ma uno è un reduce spezzato dalla guerra in Iraq, l'altro lo è dalle sue regole di ingaggio, da un cinismo posticcio e politicamente scorretto. Frustrati da un lavoro impossibile, unici a pagare le colpe di un esercito, di un paese intero, ogni giorno sanno che qualcuno quello sporco lavoro lo dovrà pur fare. E per amor di patria, per servirla nonostante tutto, ci portano con loro. C'è un po' di Milius nelle loro ambizioni irrisolte e in quegli animi feriti, c'è tanto Coppola (quello di Giardini di pietra), c'è persino la Bigelow di The Hurt Locker. Il nostro mondo in guerra, le nostre ingiustizie globali, i nostri Vietnam moderni ci costringono a metterci anche i panni più scomodi. Moverman e l'italiano Camon, sceneggiatore nominato all'Oscar, lo fanno fin quasi alla fine: senza quel finale troppo risolto e qualche eccesso d'enfasi, infatti, il film sarebbe stato tragicamente perfetto.

NOTE

- ORSO D'ARGENTO PER LA MIGLIOR SCENEGGIATURA A OREN MOVERMAN E ALESSANDRO CAMON AL 59. FESTIVAL DI BERLINO (2009).

- WOODY HARRELSON E' STATO CANDIDATO AL GOLDEN GLOBE 2010 COME MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA.

- CANDIDATO ALL'OSCAR 2010 PER: MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA (WOODY HARRELSON) E SCENEGGIATURA ORIGINALE.

CRITICA

"'The Messenger' è l'esordio dello sceneggiatore Oren Moverman. Un tuffo nell'America profonda di oggi vista con gli occhi di due militari cui tocca un lavoro infame: comunicare la morte dei soldati americani in Iraq ai loro parenti. Niente di sensazionale: abbiamo già visto coppie mal assortite battere l'America fino a rovesciarne l'anima (il modello, palese, è L'ultima corvée). Ma il finto-cinico ufficiale Woody Harrelson, con la sua ossessione per il protocollo e la sua disperata solitudine, e il giovane eroe di guerra Ben Foster che tanto eroe non si sente, sono due sonde conficcate nelle viscere del paese. Ogni porta si apre su un mondo diverso; ogni annuncio innesca una reazione imprevedibile. Anche se Moverman tira il sasso ma nasconde la mano (sulla guerra in sé non una parola). E abusa dell'idea un po' facile che Foster si innamori della vedova Samantha Morton, l'unica fra l'altro che capisce il loro dramma di messaggeri di sventura, ringraziandoli addirittura." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 10 settembre 2008)

"Incontro dopo incontro, il film solleva gli abissi di solitudine e di angoscia che contagiano chi è toccato dalla guerra, sia che combatta al fronte (come è stato per i due soldati messaggeri, ognuno dei quali si porta dentro ferite non rimarginabili) sia che aspetti a casa. E che una regia senza sbavature né facili sentimentalismi sa restituire con bella intensità, servendosi al meglio della prova dei due protagonisti, entrambi ottimi candidati al premio per il miglior attore." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 10 febbraio 2009)

"Non c'è falsa coscienza radical chic in questa pellicola. Qui la divisa è stata scelta, non è in questione. Ma ci sbatte in faccia che il soldato non è (solo) il fanatico di De Palma o l'indottrinato di Haggis, ma anche un povero cristo che vuole guadagnare, salire nella scala sociale, fare del bene. Come Ben Foster, naif quanto basta, che con il commilitone ha un'amicizia fondata sul dolore altrui, sull'impossibilità di portarne il peso e sulla necessità di liberarsene, su un lavoro che ha automatismi atroci. Un film bellissimo (e infatti qualche premio dal concorso di questa Berlinale 59 arriverà) finché non vira verso un finale catartico e conclusivo, lì dove doveva rimanere sospeso e (in)dolente come i due protagonisti, come la macchina da presa mai ferma nel suo indagare corpi, visi e reazioni. Lasciarci soffocati da quelle scene (Buscemi da applausi) struggenti ma vere." (Manlio Dolinar, 'Liberazione', 10 febbraio 2009)

"'The Messenger'è ben scritto, ottimamente interpretato, nonché diretto come si deve da un regista debuttante, ma già affermatosi come uno tra i migliori sceneggiatori della sua generazione. (...) Il tono è dolente, ma già la scena finale contiene un'inequivocabile nota di speranza." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 10 febbraio 2009)

"Film sul dolore nella forma più acuta, 'The Messenger' ha un motivo allusivo in più visto che il regista è israeliano. Meno ambiguo di 'The Hurt Locker di Kathryn Bigelow, che raccontava la psicologia del guerriero, 'The Messenger mostra però ugualmente un lato militare, la dignità di cui si sente un gran bisogno nel mondo del denaro." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 10 febbraio 2009)

"I due marines incaricati di informare le famiglie dei decessi eroici, Woody Harrelson e Ben Foster, sono talmente strepitosi nel loro grottesco lavoro, non un gesto, non una parola deve essere fuori regolamento, che vederli all'opera quasi giustifica, artisticamente, la più truffaldina delle guerre immotivate. Anche perché il regista non sa mai controllarli. Dopo di che, però, Moverman, pigiando solo sul tasto 'alta psicologia', intensifica il peso emotivo solo sul trauma postbellico subito dai poveri militari (anche mercenari) Usa, come fosse un Olmert in trance da soluzione definitiva del problema Hamas. E cancella la storia, un po' alla 'Valzer con Bashir'. Il dramma che John Huston documentò, qui, sinceramente, si ripete quasi come una farsa." (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 11 febbraio 2009)

"La guerra produce orrore, sempre. E l'America è in guerra. Non per tutti, ma per ancora troppi americani queste sono notizie. Istintivamente il cinema se ne fa carico, e persiste a raccontare il conflitto Usa-Iraq da ogni angolazione possibile. Tra le più originali quella scelta dal deb Oren Moverman in 'Oltre le regole - The Messenger', che affonda nel lutto più privato. 'Tuo figlio è morto. La guerra se l'è preso'. Come dirlo a una madre che ancora, forse, crede nella bandiera a stelle e strisce issata all'ingresso? Questo è l'ingrato incarico degli ufficiali Montgomery (Foster) e Stone (Harrelson) su cui fa perno il film. Che ben rivela sottotesti, contraddizioni e inevitabili riflessioni grazie anche all'ottima sceneggiatura co-scritta dall'italiano Alessandro Camon. Non a caso premiata a Berlino e candidata all'Oscar." (Anna Maria Pasetti, ''Il Fatto Quotidiano, 15 aprile 2010)

"Non tutti possono coronare il loro sogno professionale, Alessandro Camon invece ce l'ha fatta. Da Padova, poco meno di vent'anni fa, è andato negli Usa per studiare: amava il cinema e desiderava scrivere film. Ma ha saputo aspettare, ha lavorato come produttore, per conoscere il mondo del cinema e per cambiare definitivamente il suo inglese scolastico. (...) Il risultato è sotto gli occhi di tutti: con il primo film che ha scritto, 'The Messenger - Oltre le regole', diretto da Oren Moverman (...) non solo si è aggiudicato il premio per la Migliore sceneggiatura al Festivai di Berlino 2009, ma è stato anche candidato all'Oscar, sempre per la migliore sceneggiatura, assieme a Woody Harrelson, candidato come migliore attore non protagonista. E non si,tratta certo di un film facile." (Roberta Bottari, 'Il Messaggero', 15 aprile 2010)

"La guerra in Iraq vista dall'America. (...) targato Lucky Red, 'Oltre le regole - The Messenger', film indipendente non troppo dissimile, nello spirito, da 'Taking Chance'. Purtroppo quella sporca guerra non tira proprio al cinema, neanche se viene raccontata in chiave spettacolare, come nel caso di 'The Hurt Locker' o 'Green Zone'. Figurarsi il punto di vista scelto dallo sceneggiatore italiano Alessandro Camon, 47 anni, figlio dello scrittore Ferdinando, e dal regista israeliano Oren Moverman. La contabilità dei morti dice infatti che, solo a restare in Iraq senza metterci l'Afghanistan, sono circa 4.500 i soldati americani che hanno perso la vita laggiù. Nasce da qui l'idea di restituire quel fiume di dolore, così duro da metabolizzare, sopportare, dal punto di vista dei militari incaricati di notificare ai parenti la morte dei soldati. 'Casualty Notification Officers' sono chiamati. Agiscono in coppia, sempre in uniforme, dotati di mostrine e basco nero, secondo un rigido codice di regole racchiuso in Otto capitoli e decine di voci (prima, ai tempi del Vietnam, arrivava solo un telegramma). (...) 'Oltre le regole' non ha sfondato al box-office: una trentina di copie in tutto, poco più di 1 milione di dollari. Ma è un film da vedere: anche qui, come in 'Taking Chance', semmai in una cornice più nevrotica e disturbata, lo stile è secco, realistico, senza orpelli musicali. Solo sui titoli di coda risuona morbida 'Come on the Range' di Willie Nelson. Poco prima, però , abbiamo sentito una frase che fa riflettere: 'L'esercito deve occuparsi di qualcosa più grande della verità'. Sarà vero?" (Michele Anselmi, 'Il Riformista', 15 aprile 2010)

"'Oltre le regole' di Oren Moverman non meritava un titolo italiano più idoneo a una storia di menopausa che di lutto. Era meglio allora lasciare 'The Messenger', titolo originale col quale il film apparve al Festival di Berlino del 2009, valendo il premio per la sceneggiatura allo stesso regista e ad Alessandro Camon. (...) Nonostante il film sia un succedersi di situazioni amare, 'Oltre le regole' regge bene fino alla fine. Bravi sceneggiatori e interpreti, specie Harrelson, anche se allo spettatore italiano non giungerà la sua voce dal timbro inconfondibile e la pronuncia strascicata. Ma sono anche i suoi silenzi a esprimere l'empatia più profonda per chi soffre. Fra i comprimari rumorosi, Steve Buscemi è un padre sconvolto e furente. Dopo 'Giardini di pietra' di Francis Ford Coppola, dove la coppia in divisa era formata da James Caan e James Earl Jones, 'Oltre le regole' è il più bel film sul lutto militare. Moverman, reduce israeliano, ha lo stesso talento e la stessa malinconia dei connazionali che hanno firmato recentemente 'Valzer con Bashir' e 'Lebanon'. Oggi il cinema d'lsraele non è più solo Amos Gitai." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 16 aprile 2010)
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