Olè

ITALIA - 2006
Archimede Formigoni, professore di matematica, e Sasà Rondinella, insegnante di lettere, si detestano e non perdono occasione per punzecchiarsi l'un l'altro. Entrambi insegnanti di un liceo milanese, si vedono assegnato il compito di accompagnare alcuni studenti in Spagna per una gita scolastica. Il soggiorno nella penisola iberica si rivela per l'allegra comitiva pieno di tragicomiche avventure, e il già precario rapporto tra i due viene messo ulteriormente a dura prova quando a Siviglia fanno la conoscenza di Maggie Granger, un'attraente professoressa americana, anche lei in Spagna al seguito di un gruppo di studentesse californiane.

CAST

CRITICA

"Piacerà a chi riteneva che Boldi era in grado di viaggiare senza De Sica e qui ritrova un film che gli dà senz'altro ragione." (Giorgio Carbone, 'Libero', 15 dicembre 2006)

"Non sappiamo chi vincerà la sfida natalizia tutta italiana, ma una cosa è certa: la nuova coppia Massimo Boldi-Vincenzo Salemme, protagonista di 'Olé' dei fratelli Vanzina, ha il fiato corto e può un po' deludere le aspettative dei fan dell'uno e/o dell'altro. Nel cinema spesso - per fortuna - due più due non fa quattro e in questo caso la scatenata milanesità di Boldi e la goliardica napoletanità di Salemme non si amalgamano come dovrebbero e il film si fa apprezzare più come commedia dal gusto retrò che come scoppiettante prodotto natalizio. (...) Carlo ed Enrico Vanzina hanno sempre un misurato tocco professionale nel seguire - con il supporto ogni tanto della voce narrante - la coppia tra Madrid, Valencia e Ibiza. Sarà per qualche scompenso fisiologico, sarà per problemi narrativi strutturali (i due personaggi non sono complici ma rivali-nemici), sarà infine per l'eccessiva preoccupazione di Boldi di depurarsi di certa volgarità che lo tiene sottotono. Ma il nuovo binomio comico vale soprattutto per alcuni strepitosi assolo di Salemme da consumato interprete teatrale." (Alberto Castellano, 'Il Mattino', 16 dicembre 2006)

"Si ride, ma meno del previsto nella buffa commedia turistica della ditta Vanzina, che riciccia, spostando il set in Spagna, il modesto 'Vacanze in America' dell'84. I due primattori sono bravi, non si discute: è però lampante che la nuova coppia non funziona bene come la vecchia. (...) Se la cavano comunque bene i due simpatici protagonisti, l'affiatamento, si spera, verrà. Peccato che le trovate siano scarse e troppe le scivolate di gusto." (Michele Anselmi, 'Il Giornale', 16 dicembre 2006)

"'Natale a New York' ripropone il collaudatissimo meccanismo della commedia degli equivoci, mescolando mariti, mogli, amanti, figli, figlie e genitori vari. (...) 'Olè punta tutto sulla coppia che non si sopporta per riproporre l'eterno scontro tra 'l'ingenuo' lombardo e il 'furbo' napoletano. (...) Ma mentre il film di Neri Parenti con Christian De Sica va come un treno sulle rotaie della farsa più collaudata il secondo, diretto da Carlo Vanzina, praticamente non ingrana mai la marcia giusta e arranca dall'inizio alla fine. Anche gli 'antipatizzanti' di questo tipo di cinema possono soltanto sperare in un paio d'ore di barzellette inedite e divertenti, capaci di distrarre dai pensieri di tutti i giorni. Come appunto si chiede a una farsa. De Sica ci riesce, Boldi no. La ragione è presto detta. 'Natale a New York', e il suo collaudatissimo timoniere Aurelio De Laurentiis, hanno cercato di rifare quello che sapevano fare meglio; i Vanzina, chiamati al servizio di Boldi, hanno pensato bene di stravolgere l'anima del comico di Luino obbligandolo a inseguire esempi a lui inadatti o che comunque hanno finito per mortificare quella sua vena di comicità fanciullesca e quasi surreale che altre volte aveva funzionato. Più che la difficile alchimia con Salemme, basata troppo sulle differenze regionali e non abbastanza su quelle caratteriali, troppo meccanica per non svelare che battute e gag nascevano a tavolino e non dalla spontanea dialettica dei due attori, l'errore più grande ci sembra quello di aver costruito una storia senza crederci davvero. (...) Anche De Sica gioca d'accumulo, ma senza cercare di unire per forza tutto. La storia delle due coppie fedifraghe e quella degli studenti lazzaroni non cercano mai di giustificarsi l'un l'altra. (...) In questo modo gli attori non si sentono costretti ad ubbidire a una qualche gerarchia contrattuale ma inseguono sole le ragioni dei propri personaggi. E soprattutto conquistano il sorriso dello spettatore. Questo vuol dire che Boldi non doveva divorziare da De Sica? Non è detto. Probabilmente dopo tanti anni insieme i due non si sopportavano più, ma è certo che per il futuro il Cipollino nazionale deve cercare un canovaccio più adatto alla sua comicità." ('Corriere della Sera', 16 dicembre 2006)
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