Oh Boy - Un caffè a Berlino

Oh Boy

GERMANIA - 2012
Oh Boy - Un caffè a Berlino
Gli stati d'animo e le riflessioni del ventenne Niko Fischer, a spasso per le strade di una animatissima e frenetica Berlino, combattuto tra l'aspirazione a partecipare alla vita e la difficoltà di trovare il proprio posto nella società. Niko ha da poco abbandonato l'università ed è obbligato a confrontarsi, durante la sua lunga giornata berlinese, con le conseguenze della sua inerzia: la sua ragazza lo ha lasciato, suo padre ha deciso di tagliargli i fondi e uno psicologo gli sospende la patente a causa di una denuncia per guida in stato di ebbrezza. Con il passare delle ore, la condizione di estraneità rispetto alla gente attorno a Niko cresce fino a quando viene avvicinato dal nuovo vicino di casa che cerca conforto alle proprie pene e una strana ragazza proveniente dal suo passato gli rinfaccia le ferite emotive che lui le ha inflitto...
  • Durata: 88'
  • Colore: B/N
  • Genere: COMMEDIA, DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: RED ONE CAMERA, 4K REDCODE RAW
  • Produzione: SCHIWAGO FILM, IN COPRODUZIONE CON CHROMOSOM FILMPRODUKTION, HESSISCHER RUNDFUNK (HR), IN COOPERAZIONE CON ARTE
  • Distribuzione: ACADEMY TWO (2013)
  • Data uscita 24 Ottobre 2013

TRAILER

CRITICA

"Debutto affascinante, in bianco e nero, quello di Jan Ole Gerster che insegue il destino di un ragazzo che forse voleva solo una tazza di caffè. Tom Schilling è bravissimo." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 24 ottobre 2013)

"Pluripremiato agli 'oscar' tedeschi, i German Film Award, un debutto assai interessante in forma di commedia amara che ricorda i film della Nouvelle Vague francese. Se da allora è passato mezzo secolo, anche qui il protagonista è un antieroe che se ne va a zonzo senza meta, gli avvenimenti hanno legami (programmaticamente) deboli, le scene sono fotografate in (un bel) bianco e nero. Ma la cosa che più colpisce è un'altra: come e più dei personaggi dei primi film di Truffaut o di Godard, Niko è l'emblema di una generazione totalmente alla deriva e che pare condannata al nichilismo." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 24 ottobre 2013)

"Bianco e nero, commento jazz, echi nouvelle vague, una traccia che evoca 'C'era una volta un merlo canterino' di Iosseliani, con la Berlino di oggi al posto della Georgia anni 70... Sarebbe facile inserire questo debutto di un giovane tedesco nell'affollata casella dei film 'sotto influenza'. Invece 'Oh Boy' ha stile, personalità, un tono tutto suo. Né ragazzo né adulto, Niko vaga 24 ore per la città indeciso a tutto, e intanto incrocia tipi strambi, ex-compagne di scuola, coreografi irascibili, set di film sul nazismo, un padre che gioca a golf e se ne infischia di lui... Ognuno di loro rappresenta ciò che non vuol diventare. Altro per ora Niko non sa. Ma ce n'è abbastanza per allestire una tutt'altro che futile tragicommedia dell'immaturità. E ricordarci che il cinema tedesco oggi abbonda di nuovi talenti. Anche se in Italia ne arrivano pochini." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 24 ottobre 2013)

"Fragile ma interessante 'Oh Boy - Un caffè a Berlino', opera d'esordio di un giovane tedesco, Jan Ole Gerster, che prende a modello il cinema della nouvelle-vague, quasi per caso citando la Jean Seberg in maglietta a righe del godardiano 'À bout de souffle'; e raccontando in bianco e nero il vagabondaggio esistenziale di Niko che (...) spende la giornata in giro per Berlino alla ricerca di una consolatoria tazza di caffè. Fra un incontro occasionale e l'altro, uno sconosciuto introduce nella storia minimalista il peso tragico della Storia e del passato. Tom Schilling presta al protagonista un volto malinconico e ironico e la colonna sonora jazz ben sottolinea del film il carattere rapsodico." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 24 ottobre 2013)

"Un'opera prima tedesca scritta e realizzata da un giovanissimo, Jan Ole Gerster, e subito fatta segno in patria a premi lusinghieri. Al centro, un altro giovanissimo, Niko, di cui prendiamo subito atto di una certa instabilità emotiva, quasi si muovesse nel nulla. La sua giornata comincia all'alba, con la costatazione che la ragazza con cui vive sta lasciandolo. Esce in fretta, alla vana ricerca di una tazzina di caffè - il leit motiv della storia - e un'altra delusione lo attende (...). Dosando con finezza tutti gli atteggiamenti del protagonista sempre all'insegna di silenzi e di un voluto distacco che tende solo a enunciare dati e, in quelli, far risaltare le sfumature psicologiche più sottili. In una cifra che, pur con qualche spunto ironico, evoca soprattutto turbamenti. Vi dà rilievo l'interpretazione del protagonista, Tom Schilling, un ragazzetto con un po' di cinema alle spalle, ma con un futuro che si annuncia già pieno di luci." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 24 ottobre 2013)

"L'aggiunta al titolo originale di «Un caffé a Berlino» sarà venuta ai distributori perché quella tazzina costa ben 3 euro e 40 al protagonista Niko (Tom Schilling) che ne ha veramente bisogno dopo aver affrontato lo psicologo della municipalità. (...) Il suo attraversamento di Berlino potrebbe ricordare quello di Antoine Doinel alla ricerca del lavoro o di Andrzej Leszczyc di 'Rysopis' che, studente di ittiologia espulso dall'università deve presentarsi alla visita di leva e si muove freneticamente per Lodz nelle poche ore che gli restano in città. Per non parlare di Michel Poiccard in 'À bout de souffle' (ma quella è una vicenda che si tinge di noir), più vicino alla pacatezza di Michele Apicella, universitario più diligente. Il bianco e nero di 'Oh Boy' ci collega immediatamente ai film flaneurs tipici del cambiamento epocale e lo sguardo di Jan-Ole Gerster ha la freschezza del film d'esordio non senza un lungo allenamento, assistente di Wolfgang Becker per 'Good Bye Lenin!' con 'Oh Boy' vincitore di ben sei premi della German Academy. Ha coltivato lo speciale tono della generazione oltre il muro e in più riproduce l'ironia tipicamente berlinese con i sottintesi delle metropoli, caratterizzata in più dal tono brusco e sbrigativo. (...) Nel bianco e nero la grafica della città si staglia dall'alba al tramonto, con i treni, i grattacieli, i graffiti che tracciano linee severe o anarchiche. Anche il jazz dei Major Minors (ma il titolo è citazione dai Beatles), è un ricordo da nouvelle vague. Il regista affermava infine di averne abbastanza dei film sui nazisti e la scena finale riesce a fare definitivamente i conti con quelle immagini del passato con equilibrio perfetto." (Silvana Silvestri, 'Il Manifesto', 24 ottobre 2013)

"Ventiquattro ore nella vita di Niko Fischer. Un anti-eroe a Berlino, con un oggetto di valore minimal, quotidiano, perfino ridicolo nel mirino: una tazza di caffè. Pare poco, lo è, ma sorbirla non è un gioco da ragazzi. (...) tra echi di Nouvelle Vague, musica jazz e sfottò sulla scena teatrale underground, il regista, esordiente, è Jan Ole Gerster, che con questo 'Oh Boy' ha messo in bacheca ben 6 German Academy Awards. Gridare al miracolo sarebbe eccessivo, del resto, la cifra stilistica e poetica del film per prima lo rifiuterebbe: siamo di fronte a un'opera prima senza eccessive ambizioni, ma insieme con la capacità di dirsi senza fronzoli e darsi al pubblico sinceramente. C'è un correlato, viceversa, a suggerire il miracolo a Berlino: chi lo fa in Italia un 'Oh Boy'? Domanda retorica, meglio, affondata dalla retorica stessa di chi approdando sul grande schermo si sente già Autore, chi, viceversa, tira indietro la camera per non 'bruciarsi' e chi, ancora, si omogenea senza drammi al gusto dominante: insomma, la prima volta da noi paga più di un peccato. E 'Oh Boy' ci aiuta a capire perché: senza il nostrano pauperismo delle intenzioni né il massimalismo degli esiti, fa il suo, e dice molto dell'identità dei giovani oggi, ma evitando di calcare la macchina da presa sull'induzione. Jan Ole Gerster fruga nella propria biografia e tallona con Niko l'indecisione, l'astenia e l'ignavia dei 20-30enni e più di Berlino e altre città, non solo europee: si va in giro, ma a muovere le gambe di Niko e i suoi fratelli è solo la voglia di un caffettino, come se una camera caffè dovesse inquadrare la generazione X (o la lettera che preferite). Il miracolo, se ne vogliamo trovare uno, è l'equilibrio, la naturalezza, il furto al quotidiano di una vita da riconsegnare all'arte: 'Oh Boy' è un ready-made, ti fa vedere quel che hai sotto gli occhi sotto una nuove luce, una nuova aura, un inedito status. Ed ecco Niko, un corso di laurea in legge lasciato a metà, e mille altre magagne affidate all'inerzia: si sveglia con la ragazza, ma è l'ultima volta; il padre abbiente lo accoglie sul campo da golf, sgama l'abbandono dell'università e chiude il rubinetto. Drammi ma vergati con ironia, nonsense e punteggiature argute su usi e consumi del vivere contemporaneo: si ride, anzi, sorride non di lui, ma con lui. (...) Niko è un perfetto Tom Schilling, anima, corpo e under statement al servizio di un one man show senza clamori né riflettori. Un ragazzo, come tanti altri, un film, come pochi altri. 'Oh Boy'..." (Federico Pontiggia, 'il Fatto Quotidiano', 24 ottobre 2013)

"Bizzarra commedia tedesca, un bianco e nero con velleità sociologiche, che invita allo sbadiglio, nonostante l'esemplare brevità. Ha interrotto gli studi e campa con i mille euro mensili del papà, il malinconico disoccupato Niko Fisher. Ma è possibile che a Berlino un caffè costi tre euro e quaranta? Guarda caso, proprio da lì cominciano i guai dello sfigato protagonista. Sulla scena il poco simpatico Tom Schilling, che cerca invano la solidarietà di chi guarda." (Massimo Bertarelli, 'il Giornale', 24 ottobre 2013)

"Piacerà a chi vorrà apprezzare la nitida scrittura di Gerster e sentire il «polso» di una Germania dell'era Merkel. Un paese che evidentemente può ancora permettersi di avere dei giovani che «scelgono» di esser improduttivi (da noi nessuno o quasi ha scelta)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 24 ottobre 2013)
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