Ogni volta che te ne vai

ITALIA - 2004
Ogni volta che te ne vai
Quando era bambino il sogno di Orfeo era quello di diventare cantante di liscio. Voleva esibirsi per la sua mamma, per Zio Sorriso, barbiere e gran suonatore di fisarmonica, e per Pamela la bambina per cui aveva avuto un colpo di fulmine. Vent'anni dopo voleva ancora diventare cantante di liscio... insieme a Pamela. Intanto lei continuava ad entrare e uscire dalla sua vita seguendo una sua musica ideale con la leggerezza di una farfalla.
  • Durata: 95'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, SENTIMENTALE
  • Produzione: DOMENICO PROCACCI PER FANDANGO IN COLLABORAZIONE CON MEDUSA
  • Distribuzione: FANDANGO
  • Data uscita 23 Aprile 2004

CRITICA

"'Ogni volta che te ne vai' è una commedia rustica e country, come i cibi bio e le marmellate della nonna, la Romagna in fiore dell'ellenismo felliniano. Ballando ballando, la finzione della vita semplice al ritmo di 'Reginella campagnola', trionfo del quotidiano ritmato dal liscio di Casadei, il business delle balere. Il deb Davide Cocchi di Forlì, spot e videoclip, racconta la buffa depressione del cantante dei Califfi del liscio, innamorato della sua amichetta bambina, l'elettrica Cecilia Dazzi che sembra la Vanoni. Intorno tutto il pittoresco, anche insistito, della campagna e dei sentimenti primari, sempre in versione da teatrino vecchio stile: ma il ritmo funziona perché non mira alla poesia, i personaggi esistono e resistono alle gag, anche se il regista butta via il finale, la gara in cui appare sir Casadei. Fabio De Luigi, star tv, è ormai una garanzia, bravo e simpatico, comico con misura, che riempie con humour il film." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 24 aprile 2004)

"Pregio maggiore del piccolo film è il sapore che riesce a comunicare, l'umore che sa suggerire. Che, sia pur idealizzato, rispecchia qualcosa di molto vero, una cultura locale fortemente condivisa e profondamente radicata. Un tempo inestricabilmente mischiata a un sentimento politico e a un'opzione ideologica - quando liscio e case del popolo o feste dell'Unità facevano tutt'uno - e oggi chissà. (...) Regista al debutto con una prova che, se il film vuol essere ed è un piccolo 'Nashville', fa di lui, con dignità, un micro Altman." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 30 aprile 2004)
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