Ogni cosa è illuminata

EVERYTHING IS ILLUMINATED

USA - 2005
Ogni cosa è illuminata
Alex, un ragazzo americano di religione ebraica, un giorno, dopo aver ascoltato tante volte suo nonno raccontare storie della guerra e della follia nazista, decide di partire per l'Ucraina per andare a cercare l'uomo che un giorno di sessanta anni prima ha salvato la vita a suo nonno. Cosa succede se le sole persone in grado di capirlo un po' nel villaggio - un suo quasi coetaneo e suo nonno "cieco vedente" accompagnato da un cane psicopatico - parlano un inglese bislacco e incomprensibile? Alex intraprende il viaggio che lo porterà a comprendere l'importanza della memoria e l'assurdità dell'olocausto, la funzione dell'amicizia e il valore dell'amore...
  • Durata: 102'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, AVVENTURA
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Tratto da: ROMANZO DI JONATHAN SAFRAN FOER
  • Produzione: WARNER INDEPENDENT PICTURES, TELEGRAPH FILMS, STILLKING FILMS
  • Distribuzione: WARNER BROS. PICTURES ITALIA
  • Data uscita 11 Novembre 2005

RECENSIONE

di Federico Pontiggia

Un giovane ebreo americano (Elijah Wood) va in Ucraina per rintracciare la donna che durante la Seconda Guerra Mondiale aveva salvato la vita a suo nonno, nascondendolo ai Nazisti. Il ragazzo viene aiutato nella sua ricerca da un quasi coetaneo del luogo che parla un inglese surreale, dal nonno “cieco vedente” e dal suo piscopatico cane guida. L’attore Liev Schreiber esordisce alla regia adattando il romanzo omonimo di Jonathan Safran Foer spinto dalla vicinanza della storia alla propria biografia. Non era facile portare sullo schermo lo stile letterario pirotecnico e immaginifico di Safran Foer, ancor più con un’opera prima. In effetti, non tutto nel film è illuminato: pur con un cast indovinato e un ritmo scandito senza parossimi, la pellicola è oscurata dagli stereotipi utilizzati abbondantemente per inquadrare l’antropologia ucraina e da una progressione che usa il pathos in chiave ricattatoria. Dato che le sinossi di film e romanzo non divergono, è alla forma cinematografica  – ovvero al regista-sceneggiatore Schreiber – che devono essere ascritti tali limiti. Comunque, il film diverte, emoziona, commuove e colpisce basso – e furbo. Tra ghirigori folk presi “in prestito” al Kusturica ultimo scorso e yiddish mood  alla Train de vie, Ogni cosa è illuminata scorre per 102′: prima offrendo generose risate, poi richiudendosi per “invitare” lo spettatore alla riflessione. Il pranzo etico è servito, ma noi frugalmente ci saremmo fermati all’antipasto.

NOTE

- IN CONCORSO ALLA 62MA MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2005) NELLA SEZIONE "ORIZZONTI".

CRITICA

"Chi ha letto il romanzo picaresco di Safran Foer, del quale l'esordiente Liev Schreiber adatta una parte minima, ritroverà il singolarissimo mix di comicità e pathos che ne faceva la forza (più riuscita la prima del secondo, forse). E anche chi non l'ha letto capirà ben presto dove ci porta Schreiber col suo stile indiavolato ed eclettico a cavallo fra i Coen e Kusturica. A differenza di tanti film sulla Shoah, però, 'Ogni cosa è illuminata' mette a fuoco soprattutto il presente, il debito di chi c'è nei confronti di chi non c'è più, la ricchezza inestimabile che ogni memoria, anche la più straziante, racchiude. Girato nelle campagne cèche, con attori strepitosi ed ignoti (tranne Elijah 'Frodo' Wood), ha il tocco, l'energia, la generosità, che solo le opere prime degli attori hanno, quali che siano le sue imperfezioni. Il suo budget (ridicolo per gli Usa) lo condanna a una carriera marginale. Ma perderlo sarebbe un vero peccato." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 11 novembre 2005)

"Il titolo del bel libro-caso autobiografico di Safran Foer e del commovente film di Schreiber dice che dobbiamo essere illuminati dal passato, ritrovare le radici e lo spirito di appartenenza, morale e materiale: l' importanza della Memoria, la collezione degli oggetti e degli affetti. E' così che un giovane americano miope e imbranato parte per Odessa alla ricerca di un paesino scomparso della misteriosa donna che in guerra salvò la vita al nonno ebreo. (...) Il film parte con brio alla Kusturica, stupisce, si fa struggente ricordo del male e del bene, omaggia la Madre terra, mixa allegria e tristezza, con due ragazzi fantastici, l'ex hobbit Elijah Wood e Eugene Hutz, irresistibile musico punk." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 12 novembre 2005)

"Storia e geografia dei sentimenti, incrocio bello e commosso di età e affetti, i valori della memoria: ogni cosa è illuminata dal passato. Mix perfetto di dramma e commedia, compreso il cane: travolgente primo tempo alla Kusturica, secondo alla Spielberg. Cast di all mini star, Elijah Wood passa da hobbit a uomo. Da vedere." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 3 marzo 2006)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy