Oceano di fuoco - Hidalgo

Hidalgo

USA - 2004
Oceano di fuoco - Hidalgo
I giorni di gloria di Frank T. Hopkins, famoso cowboy, sono ormai finiti. Insieme al suo cavallo mustang Hidalgo è in cerca di riscatto, così lascia gli Stati Uniti per partecipare all'estenuante 'Oceano di fuoco', una gara di 3000 miglia attraverso il deserto arabico. Cavallo e cavaliere sono i primi stranieri ammessi alla durissima gara di resistenza che ben presto si trasforma in una questione di orgoglio e di onore...
  • Durata: 135'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, AVVENTURA
  • Produzione: TOUCHSTONE PICTURES, CASEY SILVER PRODUCTIONS, HIDALGO PRODUCTIONS
  • Distribuzione: BUENA VISTA INTERNATIONAL ITALIA
  • Data uscita 9 Aprile 2004

TRAILER

RECENSIONE

di Luca Pellegrini
Anche se il deserto avrebbe dovuto avere più luce, più mistero, più fascino, Oceano di fuoco - Hidalgo è un film divertente. Forse proprio perché non vuole avere nulla di documentaristico e di reale, ma soltanto conservare un appiglio alla veridicità della storia di Frank T. Hopkins e del suo cavallo mustang, la sceneggiatura di John Fusco - grande specialista di tradizioni americane western e di indomiti puledri - assecondata dalla regia di Joe Johnston, non ha paura di caratterizzazioni stereotipe, di prevedibilità da serial mattutino, di strizzatine d'occhi a impianti narrativi obsoleti. Ossia: il leggendario Frank (Viggo Mortensen), che nell'America del Far West fa il postino portando dispacci ai soldati bianchi sterminatori di indiani ' e ne rimane giustamente schifato ' accetta la sfida consistente in una micidiale gara di 3.000 miglia in pieno deserto arabo, così da scrollarsi di dosso gli orrori della patria e purificarsi dall'alcol che gli circola in corpo (prologo e crisi identici a quelli di Tom Cruise nell'Ultimo samurai), intascandosi eventualmente il premio da 100.000 dollari. Accetta, così, la proposta dello sceicco Riyadh (Omar Sharif, emozionato di rivestire panni simili a quelli di 41 anni fa, quando, ovviamente più giovane, era lui a cavalcare nei panni di Ali le dune marocchine di Merzouga nel mitico Lawrence d'Arabia) e parte per il Sahara con il suo affezionatissimo e scaltro Hidalgo. Entrambi appaiono delle schiappe, in confronto agli stalloni neri e guizzanti cavalcati da arabi feroci, che non potrebbero mai tollerare la vittoria di un infedele, mentre alla fine la dovranno digerire. Ma l'avventura prevale - pure se il film pretende a forza di incarnare un messaggio politicamente corretto nell'ideale incontro fra due culture oggi ostili più che mai -, non ha davvero delle regole ferree e permette giustificate sbandate e parentesi lungo l'emozionante e pericolosa cavalcata: tempesta del deserto e invasione di cavallette stile La Mummia, scalpiccio di zoccoli purosangue tirati al massimo che ricordano Seabiscuit, salvataggi rocamboleschi alla Indiana Jones, sabbie mobili, trappole e assalti di leopardi come da copione. E, naturalmente, la donna bianca cattiva e ambiziosa, capace di tutto per impossessarsi della perfezione equina (il cavallo dello sceicco) e la donna araba docile e innocente (la figlia dello sceicco), capace di rompere secolari tradizioni per una carezza autentica. Mortensen sembra, lungo tutto il film, un "Terminator" a cavallo che sbaraglia i nemici, difende i deboli (e gli animali), fa giustizia assecondando il misticismo degli indiani Lakota che gli scorre nel sangue meticcio. Fotografia di classe, musica interetnica, 25 specie faunistiche e 5 pony per impersonare Hidalgo (il mustang T.J. e quattro controfigure).

CRITICA

"Meno ambizioso dell'Ultimo samurai', questo film diretto da Joe Johnston farebbe anche simpatia per una certa aria spaccona da fumetto anni '30, se fra le pieghe della vicenda non fioccassero stereotipi razzisti oggi francamente odiosi. Perché naturalmente, come si vedrà durante la lunga corsa nel deserto, gli arabi sono sanguinari e mentitori, anche fra loro e orrore! con i loro cavalli. I bianchi al soldo degli arabi non sono da meno e lo script tenta perfino di farci credere che i mercati di schiavi sia stati un'esclusiva del Golfo Persico! Ma ci sono altre chicche. Se la figlia di Sharif si chiama Jazira, Mortensen sfugge a un'orrenda punizione (li hanno beccati insieme) solo perché lo sceicco va pazzo per Wyatt Earp e Calamity Jane. Il resto si può immaginare: Viggo non vince perché spara ma perché cavalca senza sella, mica come quei rammolliti di cammellieri. E se loro i cavalli azzoppati li ammazzano, lui opera il fido Hidalgo caduto in una trappola con un coltellaccio arroventato stile Rambo. Dopodiché, sconfitti cavallette, leopardi, tempeste di sabbia, lo riporta a casa e lo libera fra gli altri mustang nella verde prateria. Impossibile non commuoversi almeno a quest'ultima scena, pur vergognandosi parecchio. In compenso, prima di partire, Viggo regala la sua Colt a Sharif. E' che agli americani piacciono troppo queste benedette armi, così finiscono sempre per darle anche ai nemici." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 9 aprile 2004)

"Dismesse la barba e l'armatura di Aragorn, Viggo Mortensen cavalca ancora; pronuncia frasi da cow boy, però le sue avventure ricordano più da vicino quelle di Indiana Jones, fra paesaggi esotici e colossi con la scimitarra, che lui abbatte a colpi di revolver. Un po' adventurer un po' commedia, lungo qualche decina di minuti di troppo, 'Oceano di fuoco' è un intrattenimento destinato soprattutto ai ragazzi: quelli 'post-cartoon' cui si rivolge in particolare la Touchstone, la Disney degli adolescenti." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 9 aprile 2004)

"La presenza di un americano vincente in Iraq oltre cent'anni prima degli odierni crociati di Bush ha fatto stupidamente parlare di Hidalgo come di un film a favore dei superfalchi Usa, mentre è esattamente l'opposto. Fra Mortensen e l'ineffabile sceicco Omar Sharif, appassionato di leggende del Far West, dopo un approccio a rischio si sviluppa anzi un'amicizia che sembra fatta per deludere Oriana Fallaci secondo le cui teorie l'americano dovrebbe sparare prima di aprir bocca. Il regista Joe Johnston ha firmato invece un racconto che nelle presenti tensioni fra Islam e Occidente indica le vie difficili della comprensione e della pacificazione. Ma 'Oceano di fuoco' è soprattutto un entusiasmante film d'avventura, proteso alla scoperta di un paesaggio degno di Lawrence d'Arabia, sontuosamente e abilmente allestito, un vero regalo per chi rimpiange il vecchio western ormai estinto proprio come il mustang". (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 10 aprile 2004)
"'Oceano di fuoco' è un innocuo divertissement, turistico e oleografico come un Bertolucci nel deserto, ingenuo nel ripescare a piene mani riferimenti da un passato cinefilo, ma anche coinvolgente quando torna al grado zero dell'avventura. Cariche di cavalli raccontate dalla camera car, un falchetto che plana sulla preda manco fossimo nella 'Freccia nera', una maliarda malvagia e avida che vorrebbe portarsi a letto l'eroe e una principessa bellissima che sa farsi valere, ma che neppure lei, alla fine, quaglia col bel principe azzurro. E come mai, direte voi? semplice, perché il buon Hopkins è in realtà innamorato di Hidalgo, tanto che nel finale, quando si lasciano nella prateria, a entrambi scappa via una lacrimuccia. Una storia d'amore tra un uomo e un cavallo: è questa, in definitiva, la cosa migliore del film. Resta da segnalare una curiosità:
'Oceano di fuoco' è il terzo western sciamanico della stagione (gli altri due sono il francese 'Blueberry', non ancora distribuito in Italia, e 'The Missing' con Cate Blanchett, in sala da fine mese)." (Mauro Gervasini, 'Film TV', 14 aprile 2004)
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