Ocean's 13

Ocean's Thirteen

USA - 2007
Il clan di Danny Ocean è costretto a rimettersi all'opera quando l'amico Reuben Tishkoff viene brutalmente estromesso, anche fisicamente, dall'affare che stava portando a termine con Willy Banks, facoltoso proprietario di celebri hotel e casinò. La banda dovrà escogitare un modo per condurre Banks alla bancarotta e per riuscire al meglio nell'impresa si avvarrà dell'aiuto del loro storico ed acerrimo nemico, Terry Benedict, anche lui deciso a distruggere il rivale in affari.

CAST

NOTE

- FUORI CONCORSO AL 60MO FESTIVAL DI CANNES (2007).

CRITICA

"Amabilmente leggero, ma spiritoso e privo di volgarità come si usava nel cinema d'altri tempi; pieno di divi bravi e simpatici che hanno l'aria di divertirsi a stare insieme, ma girato da Soderbergh con ellittica raffinatezza di stile, il film non manca di strizzare l'occhio al fondatore della serie Sinatra, la cui famosa voce udiamo nel finale in una canzone su Las Vegas." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 25 maggio 2007)

"Volte sapere com'è il film? Ma non vi vergognate? E' come gli altri: incomprensibile. Forse noi siamo duri di comprendonio, ma la saga di 'Ocean' ci sembra molto più esoterica e misteriosa dei film di Bela Tarr. Più che film, sono un'esibizione di gadgets. Clooney, Pitt e soci diventano marchingegni assurdi, tramano rapine usando tecnologie sofisticatissime, parlano di cose totalmente arcane. Sono film senza personaggi, senza trama, scritti in stato chiaramente alterato. Noi li troviamo di una noia mortale e di fronte al loro successo possiamo solo alzare le braccia in segno di resa e registrare il dato antropologico che i divi 'tirano ancora, che mettere insieme due star, 6/7 attori di fama e qualche vecchio caratterista basta a far entrare la gente nei cinema anche in assenza del film." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 25 maggio 2007)

"'Ocean's Thirteen', terzo episodio della saga di Steven Soderbergh, inizierà pure a mostrare la corda, ma si vede sempre con estremo piacere per la quantità di minuzie e trovate di ogni genere disseminate nel classico copione della stangata (...) Anche se Clooney e Pitt non perdono occasione per fare i finti tonti in materia. E la scena più divertente del film, non a caso, è quella in cui un paio di hackers lavorando sulle foto segnaletiche inviate via mail proprio a Pacino, trasformano 'in diretta' la banda più glamourous,del secolo in una accolita di anonimi sfigati e bruttarelli. Chirurgia plastica informatica, insomma. Ma al contrario." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 25 maggio 2007)

"Impossibile per lo spettatore comprendere tutti i passaggi del film dove i personaggi si affidano con disinvoltura a miracoli tecnologici e tradizionali travestimenti, ma al di là della trama più o meno credibile, 'Ocean's Thirteen' punta tutto sul suo cast bello, simpaticamente canagliesco e straordinariamente stellare." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 25 maggio 2007)

"C'è poco da commentare davanti a un film fastoso e vacuo per definizione, basato sul montaggio nervoso, sui dialoghi ironici, sulla colonna sonora che include 'This town', interpretata da Sinatra (vero nume tutelare dell'operazione), sui trucchi tecnologici approntati a fin di male e, soprattutto, sul carisma dei divi che fanno di tutto per far capire quanto si siano divertiti nella rimpatriata di ribalderie a ruota libera. I1 problema è solo quello che i futuri spettatori potrebbero - senza ricorrere all'imprimatur della critica - in egual misura infischiarsene e deplorare oppure condividere e festeggiare. Anche perché i1 tema del gioco d'azzardo conta anch'esso su una serie di precedenti illustri, mentre in questo caso ha lo stesso ruolo, innocuo e decorativo, delle luci al neon e delle panoramiche a volo d'uccello sulla Disneyland del Nevada." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 25 maggio 2007)

"Tutto a posto e perfettamente in ordine: nei 122 minuti di 'Ocean's 13' non trovereste neppure un capello scompigliato sul parrucchino dell'ultima comparsa, a conferma che il meccanismo è scritto con la mano buona, pensato con il lato giusto del cervello inventivo e fotografato con un occhio che ha la vista dell'aquila per individuare l'eleganza e la briosità del tocco e del tono. Clooney, Pitt e Damon sono indomiti damerini dell'ironia che afferra per il bavero la tensione e l'architettura dei 'capper film' (quelli che si occupano dello sgraffigno professionista) e a Pacino, da mascalzone, basta presentarsi davanti alla macchina da presa per conquistarla. E Soderbergh soffia anche sulle emozioni con il suo senso per la freddezza che sta a significare un distacco dal grisbì. Già, il cuore è ancora altrove. In più, una sequenza da infilare nella casella degli scherzi in famiglia: Pitt sorprende Clooney nella sua camera d'albergo mentre guarda in televisione una trasmissione stile Carrà. Subito lo canzona, ma altrettanto rapidamente viene ipnotizzato dal video. Come un settore della platea di giornalisti che, appena scorto sullo schermo il volto della celebre conduttrice di talk show Ophra Winfrey, è esploso in un applauso di entusiasta ammirazione. Soderbergh, Clooney e Pitt accendevano un cero alla satira, loro no. Citrulli si nasce, teledipendenti bischeri si diventa." (Natalino Bruzzone, 'Il Secolo XIX', 25 maggio 2007)

"Il piano segreto, che il pubblico è sfidato a indovinare, si presenta piuttosto cervellotico e laborioso per cui la prima metà del film risulta meno divertente di ciò che segue. Si tratta di tirare scema anche la grintosa collaboratrice del boss, Ellen Barkin, per sedurre la quale Matt Damon inalbera un vistoso nasone di plastica. E per alzare il tiro si progetta, con spreco di adeguate tecnologie, un finto terremoto. Poiché i nostri sono furfanti a fin di bene, gli capiterà nel corso dell'impresa di favorire le giuste rivendicazioni di certi messicani supersfruttati e di fare una grossa elargizione a un orfanotrofio. Il tutto portato avanti con allegria e avendo come bersaglio un Pacino convinto come se stesse recitando Shakespeare. Una battuta che chiarisce un metodo la tira fuori, nella conversazione di Cannes, proprio Clooney quando contraddicendo il noto 'less is more' dei grandi attori (meno fai meglio è) precisa: 'Our motto is, less is nothing': fare poco significa fare niente. A volte il segreto è darci dentro." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 8 giugno 2007)

"E' la terza avventura della banda di Danny Ocean (Gorge Clooney). Ed è divertente. Alla maniera dei superspettacoli bondiani e dell'indimenticata ancorché povera saga dei nostrani 'Sette uomini d'oro'. È il tocco infallibile del sottogenere giallo-rosa o dei ladri gentiluomini. E in fondo - il format di 'Ocean' - è il riscatto di quel mancato e da molti rimpianto passaggio di testimone bondiano che Clooney avrebbe assolutamente meritato. Si è rifatto (ammesso che lui abbia sofferto, come noi ne abbiamo sofferto, a non aver mai vestito i panni di 007) ispirandosi direttamente, anche se in chiave rimodernata, a quel sempreverde modello originario che è Cary Grant." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 8 giugno 2007)

"Soderbergh si conferma uno stilista, che sembra usare questi film supertecnologici per sperimentare un uso visionario della fotografia (firmata da lui, con lo pseudonimo di Peter Andrews) e una concezione squisitamente funzionale della narrazione. In altre parole i film della serie 'Ocean's' non raccontano nulla, ma lo raccontano in modo luccicante, attraverso inquadrature che sembrano opere d'arte postmoderne: come se i quadri di Hopper, Rothko e Bacon fossero frullati nel computer e riprodotti all'infinito. A posteriori, questa assenza di racconto finirà per dirci, in futuro, molte cose su Las Vegas, la città della quale Danny Ocean è cittadino elettivo: una città che non esisteva e forse continua a non esistere, costruita intorno ad alberghi che alludono ad "altro" (Venezia, New York, Parigi, il lago di Como, l'antica Roma del Caesar's Palace, l'Egitto del Luxor, il Medioevo dell'Excalibur ... ), che vende una serie di coazioni a ripetere (gioco, sesso, divorzi & matrimoni facili) che vanno a comporre il vero universo virtuale del XXI secolo. Altro che 'Second Life': Las Vegas è il cinema, e 'Ocean's 13' è Las Vegas." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 8 giugno 2007)

"Ironia quindi, miscelata con una dose massiccia di buonismo che permette alla storia di scorrere anche nei momenti in cui la quantità di truffe da orchestrare rischia l'overdose, sino all'irresistibile crescendo finale. La gestione della commedia secondo Soderbergh e basata sul divertimento di chi la sta realizzando, con la convinzione che poi tutto questo arriverà anche al pubblico. Per 'Ocean's Thirteen' la missione è compiuta." (Antonello Catacchio, 'Il Manifesto', 8 giugno 2007)

"Piacerà soprattutto, noi crediamo, a coloro che non hanno visto gli episodi precedenti. Chi li ha visti, probabilmente si accosterà con una certa diffidenza al terzo capitolo. Già il secondo non era poi quel granché. E il principale difetto era che sì radunava una banda di divi, ma ciascuno a meno della metà del suo rendimento normale. 'Ocean's Thirteen' è meglio strutturato, presenta un bel ventaglio di colpi di scena E poi c'è Al Pacino. Che (ancora una volta) si mangia letteralmente il film col suo boss sulfureo e allupato, un genio dell'imbroglio di inarrestabile megalomania." (Giorgio Carbone, 'Libero', 8 giugno 2007)

"Semplice divertissement con un valore aggiunto, l'illusione di assistere in diretta a una zingarata fra sex symbol intelligenti, complici anche nella vita (e si vede). Al Pacino rifà se stesso ma garantisce la quota mito. La più spiritosa è Ellen Barkin che si lascia definire con aplomb 'signora di una certa età'." (Piera Detassis, 'Panorama', 14 giugno 2007)

"Basta questo per resistere per quasi due ore a eventi quasi sempre privi di giustificazione logica? Si, se l'età mentale è sotto i vent'anni, come è ormai generalmente quella di chi ha alle spalle trent'anni di tv. Soderbergh, del resto, sa come prendere i suoi polli: impone a questo film, come agli altri suoi a partire da 'Out of Sight' (che fece di Clooney il ladro gentiluomo per eccellenza), un ritmo che risparmia allo spettatore di pensare. Non solo: a ogni interprete, inclusi Clooney e Brad Pitt, Soderbergh risparmia di restare inquadrato più di un minuto di fila e di più di cinque battute brevissime. In questo modo non si capisce nulla e si ha perfino l'illusione di divertirsi." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 8 giugno 2007)

"Se non avete visto i primi due atti del rampante Danny Ocean e i suoi splendidi amici non vi divertirete. Ma se conoscete la nostalgia del Rat Pack e apprezzate il fascino dei nuovi ladroni, tornate a sedervi ai tavoli verdi di Las Vegas. Riunito per vendetta e per amore e non per interesse, lo spericolato Clan tenta l'ultima partita. 'All in', tutto è dentro, non ci sarà più una mano per rifarsi. Così è bello giocare, senza paura del bluff." (Claudio Carabba, 'Sette', 21 giugno 2007)
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