Occhi di cristallo

ITALIA - 2004
Occhi di cristallo
Un pericoloso assassino prepara compulsivamente una scia di morti nel macabro tentativo di liberarsi dalle sue ossessioni. L'ispettore Amaldi per fargli interrompere la sua serie di assassinii deve correre contro il tempo. E ripercorrendo il passato trova la soluzione.
  • Altri titoli:
    Eyes of Crystal
    Crystal Eyes
  • Durata: 114'
  • Colore: C
  • Genere: THRILLER
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1,85)
  • Tratto da: libro "L'impagliatore" di Luca Di Fulvio (Gruppo Mursia Editore)
  • Produzione: RICCARDO TOZZI, MARCO CHIMENZ, GIOVANNI STABILINI PER CATTLEYA, RAI CINEMA, ALQUIMIA CINEMA
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION
  • Vietato 14
  • Data uscita 26 Novembre 2004

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia

Thriller del giovane Puglielli (Tutta la conoscenza del mondo) ambientato in una città non meglio identificata di cui la macchina da presa rivela la decadenza architettonica e la putrescenza morale. Gli Occhi di cristallo costituiscono il diaframma di un delirio patologico che si incolla al reale: un serial killer seziona le proprie vittime per creare un ordine nuovo. Questa logica follia è avversata dall’ispettore Amaldi (Luigi Lo Cascio), chiamato a superare le proprie fragilità per percorrere a ritroso la scia di sangue lasciata dall’omicida seriale: una missione uguale e contraria a quella dell’avversario, per la quale è necessario accantonare l’amore e accostare le tessere straziate di un puzzle organico. Il regista punta a una narrazione serrata, affidando la scansione dell’azione agli effetti sonori, ma non riesce a dissimulare le debolezze del film: dialoghi stanchi, debiti ingenti (Psycho su tutti), personaggi stereotipati e regia sovente convulsa. Accolto nell’indifferenza alla Mostra di Venezia, Occhi di cristallo si costruisce negli stilemi e nelle marche poetico-ideologiche del genere di riferimento, ma non riesce a farli propri: mancando la presa, scivola e si fa male. Il primo a non credere nel film pare proprio Lo Cascio, protagonista di una prova incolore.

NOTE

- LA REVISIONE MINISTERIALE DEL 22 FEBBARIO 2005 HA TOLTO IL DIVIETO AI MINORI DI 14 ANNI.

- PRESENTATO ALLA 61MA MOSTRA INTERNAZIONALE DEL CINEMA DI VENEZIA (2004) NELLA SEZIONE "MEZZANOTTE".

- CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO 2005 PER I MIGLIORI EFFETTI SPECIALI VISIVI.

CRITICA

"Il regista Eros Puglielli, che ha 31 anni, è da un po' una promessa del cinema italiano, ma ciò che caratterizza il suo percorso è il fatto che non ha mai cercato un posto nel cosiddetto mainstream, nei modi e nelle correnti principali o dominanti della tradizione sia narrativa che industriale del nostro cinema. Spunti creativi, fonti di ispirazione e modi di produzione preferiti da Puglielli sono stati invece quelli delle subculture giovanili degli anni Novanta. Come, in fondo, malgrado l'ingresso nel sistema di distribuzione industriale, anche in questo caso: 'Occhi di cristallo', se guarda a una tradizione, guarda a quella del genere thriller - e anche horror, da Bava ad Argento - che come si sa non ha mai avuto profonde radici nel cinema italiano. (...) Il film è anche occasione per il protagonista Luigi Lo Cascio, nei panni del commissario, di sperimentare un personaggio e un tipo di cinema molto diversi da quello che hanno fatto conoscere e affermare. E lo fa con impegno nervoso e stralunato." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 26 novembre 2004)

"Con 'Occhi di cristallo' Eros Puglielli, ex regista prodigio e autore del curioso 'Tutta la conoscenza del mondo', rievoca il modernariato del cinema facendo resuscitare quel thriller italiano anni '70, iniziato da Dario Argento e oggi sdoganato alla grande in nome di Bava e Fulci (ma la vera sorpresa, nel genere, è stato l'anno scorso il film di Infascelli dove il killer è la tv). L'impressione, accompagnando nelle indagini il commissario Luigi Lo Cascio che indaga su un serial killer che decapita i cadaveri con crudeli mutilazioni fino a ricostruire una mostruosa, sadica, barocca bambola, è che siamo nell'inutile rianimazione, con l'optional dei bellissimi e tetri paesaggi di Praga e di una storiella sentimentale che mette a rischio la brava ragazza nelle mani del mostro. Di un genere che qui presenta il conto degli stereotipi, una psicanalisi ridotta ai minimi termini, un po' di sesso malato e di famiglia castratrice nell'ombra. Ma quello che in questo caso manca è la sceneggiatura, scritta dal regista con Ferrini e la Blasi, che si adatta a ridicole scorciatoie psicologiche e non fa giustizia, mettendoli a rischio, anche dei momenti di suspense dell' operazione." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 8 gennaio 2004)

"Con 'Occhi di cristallo' Eros Puglielli ha girato un horror all'italiana. Senza offesa naturalmente, anzi. Da Bava a Argento, passando per gli epigoni più diversi, l'horror nostrano è stato amato e imitato in patria e all'estero. Insomma non deve dimostrare più nulla a nessuno. Dunque non faremo le pulci al plot primario, agli attori spaesati, ai dettagli splatter concepiti per i fans. Però... Però quando un singolo autore o poco più (diverso sarebbe il discorso per l'Alex Infascelli di 'Almost Blue') è chiamato a resuscitare in laboratorio un genere legato ad anni, umori, censure, mercati così diversi, è lecito diffidare. Tanto più che Puglielli è un ex-enfant prodige noto per una serie di corti che sposavano il comico all'horror e al fantastico con risultati talvolta geniali. Possibile che per accedere al mercato un talento simile, anziché lavorare sul suo mondo, debba adattarsi a formule preesistenti (dunque smerciabili)? Sarà un cedimento o una promozione, una conquista o una (auto)castrazione? Il mercato, a quanto pare, sta dando ragione al calcolo. Noi ci sentiamo orfani di un talento che nessuno ha saputo far crescere. Caro Eros, fatti valere. Col nome che porti, ce lo devi." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero',3 dicembre 2004)

"I festival non sono i posti migliori per vedere i film, come è noto. Il giovane Puglielli, dotato di talento e immaginazione, ha pagato il quid, ingiustamente messo da parte a Venezia da chi aveva troppa fretta per cogliere l'esorbitante misura di questo thriller italiano anni '70, capace di trascendere sia l'italica televisività degli agenti di polizia sia la norma del retrò, risalendo ad atmosfere espressionistiche che ricordano 'M' di Lang e la linea horror di Hitchcock, oltre all'immancabile Argento. Una sorpresa." (Silvio Danese, 'Quotidiano Nazionale', 4 dicembre 2004)
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