O' Jerusalem

USA, FRANCIA, GRECIA, ITALIA, GRAN BRETAGNA, ISRAELE - 2006
O' Jerusalem
1948. Mentre in Medio Oriente inizia lo scontro per la costituzione dello Stato di Israele, Bobby, un ragazzo ebreo che vive in America, conosce Saïd, un giovane palestinese. I due diventano in breve tempo amici, ma la contingenza storica li spingerà a compiere scelte di campo che li porteranno a schierarsi uno contro l'altro.
  • Altri titoli:
    Mas Alla' de la Amistad
    Beyond Friendship
    O Jerusalem
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Tratto da: libro omonimo di Dominique Lapierre e Larry Collins
  • Produzione: ANDRE DJAOUI, ELIE CHOURAQUI, JEAN FRYDMAN, JEAN-CHARLES LEVY E ANDY GROSCH PER LES FILMS DE L'INSTANT, CINEGRAM, FILMS 18, TITANIA PRODUZIONI, GG STUDIOS ET FRANCE 2 CINÉMA
  • Distribuzione: MEDUSA
  • Data uscita 23 Novembre 2007

RECENSIONE

di Valerio Sammarco

“Chiamate la pace su Gerusalemme”, implorava Davide in un suo salmo. E proprio alle origini più recenti (il secondo dopoguerra) del conflitto tuttora in corso tra arabi ed israeliani torna il nuovo film del francese Elie Chouraqui, primo regista a portare sullo schermo il romanzo Gerusalemme, Gerusalemme! del celebre duo Dominique Lapierre – Larry Collins (alla memoria di quest’ultimo è dedicato il film). Amici nella New York del 1946, l’arabo Said (Taghmaoui, lo stesso de L’odio di Kassovitz) e l’ebreo yankee Bobby (JJ Feild) condividono gli stessi ideali e si appassionano seguendo gli stravolgimenti sociopolitici degli anni successivi. Quando l’Onu decide per la divisione della Palestina, entrambi partono alla volta della Terra Santa convinti di poter continuare la loro vita fraternamente. Ma saranno travolti dagli eventi che poco dopo infiammeranno Gerusalemme, finendo per combattere su fronti opposti. Sia pur povero dal punto di visto formale, volgarmente definibile “televisivo”, il lavoro di Chouraqui (presente in un piccolo ruolo) è però encomiabile per l’assunto di fondo, adagiato su un comprensibile e perdonabile cerchiobottismo, che ne impernia il racconto, doloroso spaccato di un passato non così lontano e tremendamente attuale.

Per la recensione completa leggi il numero di dicembre della Rivista del Cinematografo

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