O Estranho Caso de Angélica

PORTOGALLO, SPAGNA, BRASILE, FRANCIA - 2010
Il giovane fotografo Isaac, che vive in una pensione di Régua, riceve nel mezzo della notte la telefonata di una ricca famiglia che desidera fare l'ultima fotografia alla loro giovane figlia Angelica, morta pochi giorni prima del suo matrimonio. Il fotografo corre nella casa in cui c'è stato il lutto e alla prima occhiata lanciata alla defunta scorge la sua rara bellezza. Nel fotografarla sembra che la bella Angelica riviva e Isaac non può fare a meno di innamorarsene alla follia. Questo sentimento diventa così devastante da renderlo quasi folle...

CAST

NOTE

- IN CONCORSO AL 63. FESTIVAL DI CANNES (2010) NELLA SEZIONE 'UN CERTAIN REGARD'.

CRITICA

"'Crisi economica, inquinamento e perdita di valori: verrebbe da pensare a Sodoma e Gomorra, speriamo non sia il caso...'. Parola di Manoel de Oliveira, forse l'artista più longevo di sempre, sicuramente quello con più primavere passate dietro la macchina da presa e per festival: al Certain Regard di Cannes è arrivato il suo 'Estranho caso de Angelica' e pure lui, con 101 anni in valigia. Strano nel titolo, lirico per vocazione, giovane nello sguardo, un progetto partorito 60 anni fa e solo oggi realizzato, nonostante il regista rimanga scettico sul potere riflessivo e onirico del cinema: sì, perché il caso è quello del sogno, che riporta in vita una sposa splendidamente defunta. Grazie all'obiettivo di un fotografo sefardita, che ama e fissa su pellicola quel che scompare: dai viticoltori del Douro ad Angelica, che ritroverà in bianco e nero per un innamorato volo alla Marc Chagall. La morte non è la fine, solo una possibilità in più data all'amore, sostiene de Oliveira: fosse il suo film testamento, tra dire e fare avrebbe preferito baciare. E ridere." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 14 maggio 2010)

"'Lo strano caso di Angelica' è invece un film sulla resurrezione mediante tecnologia. (...) ma la vera notizia è che il film esiste, considerato che de Oliveira compirà ufficialmente 102 anni il prossimo 11 dicembre. Forte è il sospetto che, se non vi dicessero che 'Lo strano caso di Angelica' è suo, uscireste dalla sala ululando dopo dieci minuti di proiezione. Ma quando un uomo di 101 anni e mezzo riesce a mettere insieme qualcosa che assomiglia vagamente a un film, che dire, che fare? Applausi e chapeau." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 14 maggio 2010)

"Non è frequente che un regista realizzi un film 60 anni dopo averlo concepito: è il caso di Manoel de Oliveira (102 anni a dicembre). Il maestro portoghese ha aperto la sezione 'Un Certain Regard' con 'Lo strano caso di Angelica', scritto nel 1952; quando l'attore protagonista, Ricardo Trepa (suo nipote) era ancora di là da nascere. (...) Se il soggetto è insolitamente surreale per de Oliveira (tanto da ricordare il suo diletto Buñuel), il film non deroga dallo stile inconfondibile del regista: lunghe inquadrature, recitazione distanziata, interrogativi metafisici tra congiunzioni astrali e religiosità. Benché la storia sia senza tempo, l'attualità vi entra nella conversazione di alcuni personaggi: che alludono alla crisi economica di cui il Portogallo è tra le vittime più a rischio. (Roberto Nepoti, 'Repubblica', 14/05/2010)
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