Nureyev. The White Crow

GRAN BRETAGNA, FRANCIA - 2018
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Nureyev. The White Crow
Nel 1961, l'astro nascente del balletto russo Rudolf Nureyev, sfuggì in maniera rocambolesca al rimpatrio e si consegnò alla polizia di Parigi...
  • Durata: 121'
  • Colore: C
  • Genere: BIOGRAFICO, DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: ARRIFLEX 416, COOKE S4 AND ANGENIEUX OPTIMO LENSES, SUPER 16
  • Tratto da: romanzo "Rudolf Nureyev: The Life" di Julie Kavanagh (ed. La nave di Teseo)
  • Produzione: GABY TANA, FRANCOIS IVERNEL, CAROLYN MARKS PER MAGNOLIA MAE FILMS, BBC FILMS
  • Distribuzione: EAGLE PICTURES (2019)
  • Data uscita 27 Giugno 2019

TRAILER

RECENSIONE

di Giulia "Nurofen" Lucchini

Rudolf Nureyev è stato uno dei più grandi ballerini del ventesimo secolo. Nessun altro interprete della danza classica ha mai suscitato nel pubblico la stessa vibrante eccitazione. Aveva tutto: fascino e genio. E soprattutto, anche se talvolta maldestro e imperfetto, aveva lo spirito giusto.


Il regista Ralph Fiennes ripercorre la vita di questo leggendario ballerino dall’infanzia sofferta nella gelida città sovietica di Ufa all’educazione alla scuola del Kirov a Leningrado, dal suo primo viaggio fuori dall’Unione Sovietica a Parigi nel 1961 fino al controverso allontanamento dalla sua patria.


A interpretare il giovane e ribelle Nureyev è il ballerino ucraino Oleg Ivenko, mentre Fiennes, oltre a dirigere il suo terzo film, si ritaglia il ruolo del famoso maestro russo di ballo Alexander Pushkin. Nel cast anche Adèle Exarchopoulos nella parte della giovane parigina Clara Saint.


Basato sul romanzo di Julie Kavanagh intitolato Rudolf Nureyev: The Life, Nureyev - The White Crow non riesce però pienamente a restituirci la storia dell’uomo che ha cambiato la danza. In parte per questioni di durata, il libro (in Italia edito da La nave di Teseo) consta di ben 874 pagine, in parte per via di una struttura narrativa troppo classica e convenzionale, costellata da flashback nella Russia degli anni ’40, che non rende sullo schermo la portata dello spirito anticonformista e rivoluzionario del grande danzatore.


Al centro c’è il divario ideologico tra est e ovest al culmine della guerra fredda e la diserzione del giovane Rudolf, ma il taglio su questa parte della vita di Nureyev non convince fino in fondo e soprattutto non rende la magia di quel ballerino che ha portato la danza su un altro livello. Il balletto è fatto di regole e disciplina, ma bisogna anche avere dentro una storia da raccontare. Qui c’era. Peccato però che ci siano anche troppe convenzioni. Le stesse che lui ha sfidato e rotto, nel film invece abbondano.

NOTE

- PRODUTTORI ESECUTIVI: ROSA GARNETT, JOE OPPENHEIMER, ANNE SHEEHAN, PETER WATSON, MARIE GABRIELLE STEWART, LISA WOLOFSKY, LIAM NEESON.

- PRESENTATO AL 36. TORINO FILM FESTIVAL (2018), NELLA SEZIONE 'FESTA MOBILE'.

CRITICA

"(...) Fiennes affida la parte di Rudolf al ballerino Oleg Ivenko che non riesce a restituirne il fiammeggiante carisma; e se il copione prova a suggerire il mistero di un complesso temperamento artistico, questo film pur di indubbia finezza rimane un po' troppo sotto le righe." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 27 giugno 2019)

"(...) Rudolf Nureyev, il più grande danzatore del XX secolo, era un'occasione per un biopic fiammeggiante (...) Niente di tutto ciò nella saggia terza regia di Ralph Fiennes, il quale spreca l'occasione mettendo in immagini il libro di Julie Kavanag, adattato in una poco incisiva sceneggiatura di David Hare. (...) Resta una trama piuttosto statica e ripetitiva; e che, soprattutto, non sa trasmettere emozioni." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 27 giugno 2019)

"(...) Operazione tradizionale, convenzionale ma non accademica, che trova sbocco suspense negli ultimi 20 minuti all'aeroporto con richiesta di asilo politico: Nureyev migrante di lusso." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 27 giugno 2019)

"(...) Piacerà a chi ama le storie dei personaggi «più grandi della vita». E a chi come noi ha in gran stima David Hare e ha gradito ogni cosa che ha scritto tra cinema e teatro. Qui aveva di fronte un compito abbastanza immane. Tramutare un formidabile narciso in un personaggio col quale lo spettatore tutto sommato riesca a identificarsi. Hare c'è riuscito ricordandosi di aver spesso firmato storie di spionaggio. La vicenda della sua defezione dura mezz'ora scarsa, ma Hare e Fiennes (non male come regista) hanno caricata la tensione al massimo nei cento minuti precedenti. Cioè han stabilito le premesse per cui tutto quello che fa Nureyev all'aeroporto parigino (come dribblare gli uomini dei servizi segreti che lo vorrebbero caricare su un volo per Mosca) sia giusto, santo, inevitabile. Si «stringe» a Orly come in un film di James Bond. Perché l'eroe non è (come fu) solo un ballerino esibizionista che si giocava la vita e la carriera, ma un grande artista che solo in Occidente avrebbe trovato l' aria da respirare. Questa è almeno la tesi del ruffianissimo copione di David Hare. Che appunto perché ruffianissimo riesce alla fine a portarci dalla sua." (Giorgio Carbone, 'Libero Quotidiano', 27 giugno 2019)

"(...) In una biografia che non sempre convince (a tratti, si fa fatica a seguirne le tracce, talmente è ripetitiva), ma che ha il pregio di ricordare cosa significasse, allora, vivere nell'Unione Sovietica. Peccato, poi, che le parti riservate al ballo siano le meno curate e coinvolgenti. Rimandato il Ralph Fiennes regista." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 27 giugno 2019)

"(...) Somigliante, ma non imitante, Ivenko, é toile della Tatar Opera & Ballet, si butta
drammatizzando un'idea di Nureyev e un memoir del suo gesto sospeso tra musica e scultura in
palcoscenico, oltre i confini degli stati (si racconta in particolare l'asilo politico in Francia) e della coreografia. Verso il nirvana di danza pura citato da Julie Kavenagh nel suo Nureyev (La Nave di Teseo), monumentale biografia che ispira Fiennes anche nei dettagli." (Silvio Danese, 'Giorno', 28 giugno 2019)
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