Nuovomondo

ITALIA, FRANCIA - 2005
Nuovomondo
L'emigrazione italiana durante il ventesimo secolo raccontata attraverso le vicende di una famiglia siciliana, i Mancuso, che agli inizi del '900 lasciano Agrigento alla volta dell'America. Salvatore, i suoi figli e sua madre, Donna Fortunata, dovranno fronteggiare un nuovo mondo ben diverso da come si erano illusi di trovarlo.
  • Altri titoli:
    La porta d'oro
    The Golden Door
  • Durata: 120'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Produzione: FABRIZIO MOSCA, EMANUELE CRIALESE, ALEXANDRE MALLET-GUY PER MEMENTO FILMS, TITTI FILM, RESPIRO, RAI CINEMA
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION (2006)
  • Data uscita 22 Settembre 2006

TRAILER

RECENSIONE

di Luca Pellegrini
L'immagine dei fiumi di latte e miele, solcati da donne e uomini anche nei titoli di coda, ad indicare fertilità, benessere, abbondanza, ha radici antiche. Molte culture - anche quella semitica che ritroviamo nei testi biblici - hanno, infatti, collegato il colore e la ricchezza nutritiva del latte all'abbondanza, alla stabilità, al possesso di una terra promessa. E in ogni tempo della storia l'uomo ha cercato questa sua terra ideale, sulle cui asperità si sono dolorosamente infranti tanti sogni ed utopie. Emanuele Crialese ha maturato e conservato anche lui, nei quattro anni che lo separano dal fortunato Respiro, l'ideale di un film che raccontasse un piccolo spicchio di storia ben presente nella memoria della sua terra d'origine, la Sicilia. La storia del movimento migratorio verso il Nuovo Mondo, non più conquistato da nobili pellegrini e militari europei, ma preso d'assalto, come la frontiera ultima oltre la quale voler dare corpo ad attese e speranze, da un esercito di poveri. Nuovomondo è la storia in tre parti, scrupolosamente e appassionatamente documentata, della coscienza e dei preparativi di un viaggio, del suo concretizzarsi e procedere, del suo ultimarsi, del suo compiersi e del suo aprirsi poi ad un viaggio diverso ed altrettanto difficile, verso una casa. Per un lavoro. La famiglia di Salvatore, che parte dalle pietre grezze dell'Isola e arriva nell'edificio di pietra dell'Island (si tratta di Ellis, "l'isola delle Lacrime", come veniva chiamata, dove obbligatoriamente si sostava per un'umiliante quarantena prima che la "porta d'oro" si aprisse sui grattacieli di New York), è l'emblema di tutte le famiglie in migrazione, è il simbolo di chi mette in gioco tutto ed è disposto a perdere il bene prezioso della memoria e della Patria, rischiando di lentamente morire "al passare d'ogni onda dell'Oceano", nel miraggio di una risurrezione. Non esiste per loro un sepolcro vuoto, ma esistono fabbriche e strade che, in quegli anni, stanno costruendo l'America come potenza. Crialese scrive e dirige un film sincero, commovente, ben scandito, che mescola rispetto e curiosità per un fenomeno epocale per il nostro Paese, del quale quei contadini non ne avevano nemmeno coscienza. L'antefatto siciliano è crudo e virato nei colori del grigio, più che del sole: sono nuvole, albe, indumenti, gesti simbolici e poche parole; il viaggio in mare è livido, angosciato, nel corso del quale si stringono rapporti di solidarietà anche tra "diversi", come tra Lucy (Charlotte Gainsburg, ispirata) e Salvatore (Vincenzo Amato, ammirevole); l'arrivo, l'inizio del sogno che si spegne, comincia a delinearsi con colori più accesi, a sfruttare una narrazione più tesa. Morale, storia, politica ne sono fortunatamente estranee: a Crialese interessano ora i "nuovi" sguardi, le "nuove" parole, insomma, il loro e nostro futuro.

NOTE

- FILM REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DEL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA' CULTURALI.

- ALLA 63MA MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2006) LEONE D'ARGENTO RIVELAZIONE A EMANUELE CRIALESE, PREMIO SIGNIS E SEGNALAZIONE CINEMA FOR UNICEF.

- CANDIDATO AI NASTRI D'ARGENTO 2007 PER: MIGLIOR REGIA, SCENEGGIATURA, COSTUMI E MUSICA.

- VINCITORE DI 3 DAVID DI DONATELLO 2007: MIGLIORE SCENOGRAFIA, COSTUMI, EFFETTI SPECIALI VISIVI.

CRITICA

"Il pregio grande del suo film che ha intitolato Nuovomondo conservandogli però come sottotitolo Golden Door, la porta d'oro, è quello di scegliere, di concentrare l'attenzione, di evitare di allargarsi e disperdersi. È così che la piccola, microscopica storia di Salvatore e della sua famiglia diventa il simbolo di milioni di storie e di vite, di uomini e donne che hanno messo in gioco tutto, ma proprio tutto, per scommettere su un futuro migliore. (...) Senza sottoscrivere la maligna e pungente definizione di un collega secondo il quale alcuni promettenti registi italiani - da Crialese a Sorrentino - già al terzo o addirittura al secondo film "non lavorano ma capolavorano", verrebbe solo da obiettare che Nuovomondo è un opera riuscita e con momenti preziosi ma non compatta e omogenea come si vorrebbe." "la Repubblica, Paolo D'Agostini, 22 settembre 2006)

"Crialese, in ogni pagina, ha puntato sul documento. Sostando qua e là su un gruppo di persone cui dare rilievo maggiore disegnandone i caratteri, ma soprattutto rappresentando le cornici che li accoglievano. Aspre, solitarie, petrose, quelle siciliane. Volutamente soffocanti quelle del viaggio, pur con indicazioni psicologiche precise e allusioni riflesse da stati d'animo e da situazioni di contorno. Riprese quasi dai documenti d'epoca, quelle della lunga tappa a Ellis Island, con i rituali dell'accoglienza e delle nuove regole imposte dalle nuove leggi. Lasciando sì che, in mezzo , appunto si profilassero dei personaggi più in primo piano di altri, con i loro casi, i loro problemi, le loro speranze, ma privilegiando in primo luogo la coralità, cui le immagini danno ad ogni svolta dei segni forti, espressione spesso risentita di una cronaca trasmessa direttamente dal reale. Come in Sicilia, però, anche qui inserendo allusioni ad aspirazioni e pensieri che ora, quasi a simboleggiare l'idea di una ricca Terra Promessa, propongono ortaggi di dimensioni gigantesche, ora, per alludere alle attese dell'abbondanza, immergono, specie nel finale allegorico, tutti i personaggi in un bianco bagno di latte... Con il contributo efficace di interpreti tutti noti - fra i tanti c'è persino, enigmatica, Charlotte Gainsbourg - ma ciascuno così autentico da sembrare preso dalla strada. All'insegna della verità." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 22 settembre 2006)

"Reinventando l'esodo d'inizio Novecento della nostra emigrazione verso le Americhe, 'Nuovomondo' riesce a fondere il suo afflato di realismo alla Visconti ed epicità alla Tornatore con una visionarietà che non sconta l'abituale demagogia del cinema d'impegno etico-politico. (...) Lo stile tiene sotto controllo le recitazioni dei protagonisti, che avrebbero potuto facilmente sconfinare nella macchietta folklorica o nel santino: tutti rispondono, così, alla profonda esigenza narrativa, da Charlotte Gainsbourg a Vincenzo Amato, da Aurora Quattrocchi a Francesco Casisa, da Filippo Pucillo a Federica de Cola (senza dimenticare lo splendido cammeo di Ernesto Mahieux), sia che s'esprimano in un dialetto incomprensibile sia che comunichino con l'intensità del gesto o dello sguardo. Schivando le tentazioni della polemica attualistica - a eccezione, purtroppo, delle tenebrose pennellate sulle (implausibili) procedure d'accoglienza negli States - Crialese sospende l'itinerario in un'atmosfera di mistero, fitta di presenze arcane e miraggi iniziatici che convergono nella «folle» consapevolezza di chi, non a caso, sa convivere da sempre con l'essenza della vita e quella della morte. In questo modo Salvatore e i suoi compagni non appaiono stentorei eroi oppure vittime miserande, bensì anime trasmigranti, portatrici di vigore, coraggio e umanità nella New York che, anche grazie a loro, s'appresta a diventare la capitale morale e materiale del ventesimo secolo." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 23 settembre 2006)

"Venezia ha ufficializzato in ritardo, dopo 'Respiro', la sorpresa Crialese che ha creato una sinfonia di immagini musicale sull'emigrazione dalla Sicilia all'America nel primo 900, epoca del grande Roth di 'Chiamalo sonno', fino all'arrivo a Ellis Island, golden door un po' razzista, col test attitudinale. Elegia infelice d'un sentimento espressa con la potenza di una tempesta ormonale di immagini, con momenti magici (stacco della nave) anche se si rimpiange che la calcolata mancanza di un tessuto narrativo ci tolga una parte di piacere e ci lasci con la voglia di sapere cosa accadrà." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 29 settembre 2006)
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