Nulla ci può fermare

ITALIA - 1990

CAST

CRITICA

"Ma il raccontino punta principalmente, tra il lepido e il farsesco, sull'amicizia e gli opposti caratteri dei due investigatori (magari ricordando i televisivi 'Starsky & Hutch'), l'uno estroverso, l'altro riservato, su una relazione sentimentale dalla soluzione imprevista con una ragazza della borghesia romana (Margherita Buy) e su una serie di incontri con svariati personaggi, tra cui un eccentrico postino (Sergio Rubini). Secondaria la spiegazione del giallo data nel prefinale. Antonello Grimaldi ha fatto il film con mezzi limitati, un po' per gioco e un po' 'per farsi le ossa'. Una certa destrezza la dimostra, gli interpreti fanno del loro meglio e ci si può anche divertire." (Leonardo Autera, 'Il Corriere della Sera', 23 Giugno 1992)

"Un'opera prima italiana da guardare con simpatia. Amore e amicizia, fra lo scherzo e la commedia, in un quotidiano di cronaca messo spesso in risalto con il gusto del nonsense. Comincia il titolo a scherzare: non è il motto di una banda di giustizieri della notte né di una gang di teppisti, è solo, con molta vanagloria, il nome di una agenzia per investigazioni private diretta da un maniaco di piante verdi. I protagonisti della storia, così, sono due investigatori, piuttosto amici tra loro ma con caratteri diversissimi: uno esuberante, donnaiolo, pasticcione, l'altro riflessivo, introverso, forse anche con qualche frustrazione. (...) Attenti al gioco, con serietà, anche gli interpreti principali, Maurizio Donadoni e Roberto De Francesco, i due investigatori, furbescamente donchisciottesco il primo assorto con modi plausibili il secondo, Margaret Mazzantini, nei segni quasi astratti della donna da sorvegliare, Margherita Buy, nella composizione fine di una ragazza che ameranno prima l'uno poi l'altro dei due amici, senza sentirsi comunque mai rivali. Ricordo anche Paolo Ferrari come titolare dell'agenzia: ha il compito, alla fine, di darci la chiave del giallo, ma dato che il film non è un giallo e non è quella chiave la sua ragione, lo fa con tutto il distacco necessario; facendosi guidare dallo stesso disincanto, astuto e malizioso, cui tutta la storia si ispira." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 24 Giugno 1992)
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