Nove lune e mezza

SPAGNA, ITALIA - 2017
2,5/5
Nove lune e mezza
Due donne di oggi, due modi diametralmente opposti di stare al mondo: Livia e Tina sono due sorelle sulla quarantina, tanto unite quanto diverse. Livia è una violoncellista bella e sfrontata, dall'anima rock. Modesta, detta Tina, è un timido vigile urbano che ha buttato una laurea per il posto fisso. Entrambe hanno un compagno: Livia convive con Fabio un osteopata dolce e accogliente, Tina con Gianni un collega ordinario e intollerante. Livia difende da sempre la sua posizione di donna che non desidera avere figli, mentre Tina tenta da anni di restare incinta, senza risultato: quando Tina, nella sua ricerca, inizia a perdere la testa, Livia, consigliata dall'amico ginecologo, l'audace Nicola, decide di portare avanti una gravidanza per lei. Nei successivi nove mesi, Livia dovrà nascondere la pancia crescente, mentre Tina fingerà di essere incinta, dando vita a una serie di situazioni tragicomiche che coinvolgeranno anche la famiglia di origine: una mamma campionessa di ragù, un padre idealista e sognatore, un fratello neocatecumenale con moglie devota e quattro figlie femmine. Il tutto lungo un percorso pieno di situazioni paradossali e incontri folgoranti di ogni tipo con la più varia umanità che porterà Tina e Livia a scontrarsi, poi comprendersi e infine cambiare, per ritrovarsi sempre più unite.
  • Altri titoli:
    Nine 1/2 Moons
    9 lune e mezza
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Produzione: ISABELLA COCUZZA, ARTURO PAGLIA PER PACO CINEMATOGRAFICA, NEO ART PRODUCCIONES IN COLLABORAZIONE CON VISION DISTRIBUTION
  • Distribuzione: VISION DISTRIBUTION
  • Data uscita 12 Ottobre 2017

TRAILER

RECENSIONE

di Gian Luca Pisacane
A pochi giorni dall’uscita di Una famiglia di Sebastiano Riso (non troppo ben accolto dal pubblico italiano), ecco che il tema dell’utero in affitto torna per la regia di una donna, la debuttante Michela Andreozzi. “In questo Paese si può donare un rene, ma non una gravidanza”, si sente dire in Nove lune e mezza, con tono polemico sia da coppie eterosessuali che omosessuali. Infatti Massimiliano Vado e Stefano Fresi sono andati in Canada per avere legalmente un pargolo.

Il dilemma etico offre lo spunto per una storia graffiante, ma purtroppo abbonda la retorica persino nella forma scelta dalla regista, la commedia di costume, che poteva essere la chiave giusta. Si ride troppo e si pensa poco. Mentre i padri “comunisti” insultano i neocatecumenali, la principale preoccupazione della mamma resta la cottura del ragù.

Le sue figlie adulte (naturali o adottive? Non si sa…) sembrano il diavolo e l’acqua santa: Tina, la repressa, fa di professione il vigile e piange dalla mattina alla sera. Il suo problema è che non può generare. La sua esistenza è uno strazio, ma il ginecologo le fa una proposta azzardata: far partorire al suo posto sua sorella Livia e tenersi lei il bambino. Ma Livia, che è bellissima e suona divinamente il violoncello, vuole godersi la vita, non ha nessuna intenzione di restare incinta. Però, dopo lo sgomento iniziale, accetta di prendere parte all’impresa per il bene della sorella.


 

La “sorellanza”, questo mitico rapporto al limite tra DNA e solidarietà femminile, è l’unico punto di forza di una commedia rosa in cui gli uomini sono solo dei burattini inadeguati. Fabio e Gianni, interpretati da Giorgio Pasotti e Lillo, non riescono a comprendere le loro compagne e, a rotazione, finiscono fuori di casa per riflettere sulle loro incapacità. Insieme al medico Stefano Fresi, si trovano persino a mangiare vegano in un residence per scapoli, e vivono sospesi tra il divertimento e l’ansia, senza mai essere all’altezza della situazione.

Nove lune e mezza (o dieci) dovrebbe essere la normale durata di una gravidanza, ma rappresenta anche il tempo impiegato da Michela Andreozzi per realizzare il suo film. Essendo un’opera prima, si può parlare di un “primogenito” dall’animo tenero, che alterna una comicità sempliciotta con le tematiche LGBT e non solo. La morale è che alcuni nascono per essere genitori, e altri si sentono realizzati anche senza il fiocco, in questo caso rosa, sopra la culla.

Le donne sono le vere protagoniste di Nove lune e mezza, e cercano di affermarsi nonostante le difficoltà quotidiane. La maternità, che la si voglia o no, trionfa e i padri degeneri devono ritrovare se stessi prima del giorno del parto. La musica debordante accompagna lo split screen, e il cameo di Arisa, nei panni di una giovane sola e col pancione, resta un’emozione a metà.

Gli incontri bizzarri sembrano non finire mai e, tra i tanti, spicca il fratello delle due protagoniste, innamorato più del rosario che di sua moglie. Però lui ha quattro “aquilotti” che gli devastano il soggiorno, mentre Tina neanche uno.

NOTE

- REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DELLA REGIONE LAZIO AVVISO PUBBLICO ATTRAZIONE PRODUZIONI CINEMATOGRAFICHE (POR FESR LAZIO 2014-2020); PROGETTO COFINANZIATO DALL'UNIONE EUROPEA E CON FONDO REGIONALE PER IL CINEMA E L'AUDIOVISIVO; IN ASSOCIAZIONE CON GROUPAMA ASSICURAZIONI S.P.A. ED ESSEQUAMVIDERI S.R.L. AI SENSI DELLE NORME SUL TAX CREDIT.

- CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2018 PER: MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA (STEFANO FRESI), CANZONI ORIGINALI ("HO CAMBIATO I PIANI").

CRITICA

"(...) una commedia (...) spigliata e graffiante, segnata dallo sguardo femminile dell'attrice e autrice Michela Andreozzi, alla sua prima regia in cinema, impegnata anche nel ruolo di una delle due sorelle. L'altra è Claudia Gerini. In un cast non tutto sullo stesso livello spiccano poi Lillo e Stefano Fresi. Dialoghi brillanti (...)." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 12 ottobre 2017)

"Già sceneggiatrice e attrice brillante, Michela Andreozzi esordisce in regia mettendo in leggerezza temi pesantissimi senza banalizzarli. Al centro, com'è giusto che sia, la donna nelle sue contraddizioni, fragile e forte, dolce e caparbia, capace di vedere 'oltre' le concessioni di Madre Natura. E non manca la critica sociale, tornano l'utero in affitto e le adozioni agli omosessuali che tanto dolore sono costati a Sebastiano Riso. Ma qui il tono risiede nel sorriso, che non guasta." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 12 ottobre 2017)

"Passabile commedia dell'esordiente Michela Andreozzi (...). Ogni tanto si ride, con attori che sono meglio della fragile trama." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 12 ottobre 2017)

"Gerini&Andreozzi. Della Gerini, si sa, tocca un personaggio, lo scuote e paf! ne tira fuori un ritratto di donna al peperoncino, con pretese, rifiuti, gaglioffate. La Andreozzi del duo Gretel&Gretel, 'sceneggiatrice' brillante e protagonista di 'Pane e burlesque', qui esordisce nella regia con le idee chiare: la strana coppia al femminile, complicità e pasticci, va seguita al ritmo degli attori, soprattutto quando uno ha a disposizione una Gerini rivoltosa alla maternità, con battute ed equivoci di emancipata indotta al passo della cosiddetta 'surrogata'. Luoghi comuni, tormentoni e battute di situazione sono gestiti per una morale della fiaba: la responsabilità." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 19 ottobre 2017)
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