Nostalgia

ITALIA, FRANCIA - 2021
3/5
Nostalgia
Dopo quarant'anni di lontananza Felice torna lì dov'è nato, il rione Sanità, nel ventre di Napoli. Riscopre i luoghi, i codici del quartiere e un passato che lo divora.
  • Durata: 117'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Tratto da: romanzo omonimo di Ermanno Rea (ed. Feltrinelli, 2016)
  • Produzione: PICOMEDIA, MAD ENTERTAINMENT, LUCIANO STELLA, ROBERTO SESSA, MARIA CAROLINA TERZI, CARLO STELLA CON ROSEBUD ENTERTAINMENT PICTURES
  • Distribuzione: MEDUSA FILM (2022)
  • Data uscita 25 Maggio 2022

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
“Mi hanno detto che la bellezza non la puoi vedere – Certe volte sogno e vedo sempre il mio quartiere – Non esiste amore a Napoli, ma ovunque vada è sempre casa mia, ovunque vada è sempre casa mia”.

Non esiste amore a Napoli di Tropico potrebbe accompagnare la lettura del romanzo di Ermanno Rea e, al contempo, riecheggiare nella nostra testa mentre osserviamo Felice (Pierfrancesco Favino) nell’omonimo film di Mario Martone, Nostalgia, che torna dopo 40 anni lì dov’è nato, nel rione Sanità, nel ventre della città partenopea.

“Incredibilmente è rimasto tutto come una volta”.

Sarà un caso, o forse no, Mario Martone torna in concorso a Cannes (dal 25 maggio poi nelle sale italiane) 27 anni dopo L’amore molesto: anche allora si partiva da un romanzo (di Elena Ferrante), anche lì il personaggio protagonista (Anna Bonaiuto) tornava nella sua Napoli dopo una lunghissima assenza.

Il passato, come sempre, caratterizza la filmografia del regista di Qui rido io: che sia da riportare a galla attraverso una rappresentazione frontale (come appunto nel caso del suo ultimo, recente film, o nei precedenti Capri-Revolution, Il giovane favoloso, Noi credevamo) o rievocandone le traiettorie come stavolta, è un motore che al tempo stesso alimenta e divora.

Mario Martone sul set- Foto Mario Spada

E Felice Lasco, “fuggito” dalla sua città non ancora maggiorenne per lavorare prima a Beirut, poi in Sudafrica e poi fermarsi in Egitto, al Cairo (trovando anche l’amore), si ripresenta alla porta dell’ormai anziana madre (Aurora Quattrocchi) per accudirla prima che sia troppo tardi.

Non è più quel ragazzo che scorrazzava su una Gilera rossa insieme all’amico fraterno di un tempo, Felice, e anche la sua parlata tradisce ormai un’estraneità a quei luoghi che però, riscoprendoli poco a poco, insieme ai codici del quartiere e, soprattutto, attraverso la conoscenza di don Luigi (Francesco Di Leva), prete anti-camorra deciso a tutto pur di togliere i guaglioni dalla strada, torna a sentirsi parte di qualcosa che pensava avesse abbandonato per sempre.

Ma ecco che quella riscoperta familiarità riporterà in superficie anche il motivo per cui, a suo tempo, se ne andò da Napoli. E ristabilire un contatto con l’amico di allora, Oreste Spasiano, ora boss senza scrupoli detto ‘o Malommo (Tommaso Ragno), con il quale all’epoca si produceva in piccoli furti e scippi, diventa per Felice una questione che non può più dirimere.

Perennemente sospeso tra la caotica vivacità di una città per sua natura molto più mediorientale che europea e la scissione interiore di un uomo in continua dialettica con le proprie radici e una maturità che ha preso altre bisettrici (vedi anche il suo essere musulmano), il film di Mario Martone sa come toccare le corde giuste, restituendo le atmosfere e lo spirito del romanzo originario.

Pierfrancesco Favino in Nostalgia @Mario Spada

Certo, all’inizio bisogna abituarsi alla strana parlata di Favino (si rischia l’effetto D’Artagnan nelle due commedie sui Moschettieri di Giovanni Veronesi) ma tra momenti di rara tenerezza – il rapporto con la madre –, suggestioni che sono tanto del protagonista quanto nostre, la combattiva vitalità del personaggio di don Luigi (ancora una volta molto bravo Di Leva, che sempre per Martone è stato Il sindaco del Rione Sanità) e derive tra il thriller e il noir, è una Nostalgia che rimane.

NOTE

- IN ASSOCIAZIONE CON ARTE CONFINOVA; IN COLLABORAZIONE CON PRIME VIDEO, CON IL CONTRIBUTO DI REGIONE CAMPANIA E FILM COMMISSION REGIONE CAMPANIA.

- OPERA REALIZZATA CON IL SOSTEGNO DELLA REGIONE LAZIO, FONDO REGIONALE PER IL CINEMA E L'AUDIOVISIVO.

- IN CONCORSO AL 75. FESTIVAL DI CANNES (2022).

- QUARTA PARTECIPAZIONE DI MARTONE AL FESTIVAL DI CANNES DOPO AVER PRESENTATO: 'L'AMORE MOLESTO' (1995), 'TEATRO DI GUERRA' (1998, NELLA SEZIONE 'UN CERTAIN REGARD') E 'L'ODORE DEL SANGUE' (2004, NELLA SEZIONE 'QUINZAINE DES RÉALISATEURS').

- IL LIBRO DA CUI E' TRATTO IL FILM E' STATO PUBBLICATO POSTUMO A CAUSA DELLA MORTE DELL'AUTORE UN MESE PRIMA DELLA PUBBLICAZIONE.

CRITICA

"La storia di un ritorno, della riappropriazione di un'identità perduta, della ricerca di un riscatto, di una pacificazione impossibile, di un'amicizia corrotta e di un nuovo posto nel mondo. (...) Ricco di poesia, passione, paura, di un mistero che non sembra svanire neppure con la parola fine, il film che il regista ha scritto con Ippolita Di Majo scava tra le pagine del romanzo per coglierne l'essenza più pura, restituendoci il fascino di luoghi fuori dal tempo e dallo spazio, personaggi così tridimensionali che sembra di averli incontrati davvero. E tra le tante scene che arrivano dritte al cuore c'è quella struggente in cui Felice si prende cura di sua madre prendendola tra le braccia e adagiandola con infinito amore in una vasca da bagno. Un momento in cui si resta con il fiato sospeso, sopraffatti da tanta bellezza. (...) Un'altra memorabile sequenza del film vede protagonista l' ottimo Francesco Di Leva, che dopo aver interpretato tanti ruoli di malavitosi, veste qui i panni del parroco del rione, saldo punto di riferimento di un'intera comunità. È lui ad accompagnare Felice tra le famiglie della Sanità, pronto ad ascoltare, discutere e venire a compromessi con il volto più oscuro della città al solo scopo di salvare magari un ragazzo che vorrebbe suonare il violino invece di spacciare droga." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 25 maggio 2022)

"Il viaggio di Mario Martone nel "corpo" di Napoli continua. Dopo 'Il sindaco del rione Sanità' da Eduardo, presentato a Venezia nel 2019, e dopo 'Qui rido io' si ritorna in uno dei quartieri più iconici e problematici della città: la Sanità, appunto, edificato in un vallone usato come luogo di sepoltura fin dai tempi degli antichi greci. E non a caso 'Nostalgia', dal romanzo omonimo di Ermanno Rea, è un film di fantasmi, un viaggio onirico nel quale la camorra fa da sfondo all'introspezione del protagonista e alla sua ricerca del proprio passato. Felice torna a Napoli dopo quarant'anni vissuti in Egitto. La vecchia madre sta morendo, lui ha il dovere di assisterla. Ma dopo la morte della donna, quando nulla più lo trattiene, Felice rimane. (...) il suo scopo: ritrovare Oreste, l'amico d'infanzia che ora è il boss del quartiere. (...) Il confronto fra i due, pian piano, trasforma 'Nostalgia' in un dramma a metà fra la tragedia greca e il film western (la lunga, strepitosa sequenza in cui Felice e Don Luigi entrano nei vicoli proibiti della Sanità, verso il rifugio di Oreste, osservati da occhi invisibili e onnipresenti, sembra il viaggio di John Wayne verso l'accampamento di Cochise in 'Il massacro di Fort Apache'...). Il film finisce come il romanzo di Rea inizia, l'esito dell'incontro non va rivelato. 'Nostalgia' è una poderosa immersione in una Napoli ancestrale (...)." (Alberto Crespi, 'La Repubblica', 25 maggio 2022)
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