Noruwei no mori

GIAPPONE - 2010
2/5
Noruwei no mori
Giappone, 1967. Watanabe studia all'università di Tokyo. E' un giovane serio e tranquillo, ma insicuro nelle sue relazioni personali e che avverte l'influenza della morte ovunque. Il ragazzo è profondamente affezionato a Naoko, una ragazza bella e introversa che conosce dagli anni delle superiori, e anche lei ha un forte legame con la morte. Il loro rapporto è stato profondamente condizionato dalla tragica morte del loro migliore amico Kizuki, avvenuta alcuni anni prima, ma quando finalmente riusciranno a confrontarsi con la forte passione che li attrae, Naoko deciderà di lasciare gli studi. Nell'esistenza di Watanabe farà quindi ingresso l'estroversa e vivace Midori...
  • Altri titoli:
    Norwegian Wood
  • Durata: 133'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, ROMANTICO
  • Specifiche tecniche: DCP/HDCAM, 16:9, 35 MM (1:2.35)
  • Tratto da: romanzo omonimo ("Tokyo Blues", 1993, Feltrinelli; ried. "Norwegian Wood", 2006, Einaudi) di Haruki Murakami
  • Produzione: ASMIK ACE ENTERTAINMENT, FUJI TELEVISION NETWORK, TOHO COMPANY

RECENSIONE

di Olivia D'Anna

Tokyo, fine anni ’60. Watanabe (Ken’ichi Matsuyama) e Naoko (Rinko Kikuchi), non ancora ventenni, si ritrovano dopo il tragico suicidio di Kizuki (Kengo Kora), amico fraterno del primo e fidanzato da una vita con la seconda. Tra i due scoppia un legame indissolubile, segnato ovviamente da quel drammatico avvenimento che li unisce. Ancora di più. Ma Naoko non è pronta ad affrontare il presente, e Watanabe si ritrova a fluttuare tra un amore totale, ma impenetrabile (in tutti i sensi…) e l’arrivo di una nuova ragazza, Midori (Kiko Mizuhara), più estroversa e smaliziata.
Ha ragione da vendere, Tran Anh Hung (Leone d’Oro nel ’95 per Cyclo), quando dice che la cosa più importante da affrontare nella trasposizione di un romanzo sul grande schermo “non è tanto il raccontare una storia, ma riuscire a trasmettere quegli stessi sentimenti ed emozioni che la lettura ha suscitato”: la sfida aumenta, però, inevitabilmente, se l’autore da cui tutto parte è il nipponico Haruki Murakami, incredibile demiurgo e inventore di mondi, scrittore tra i più importanti e originali della letteratura contemporanea, portato al cinema per la prima volta “sfruttando” il titolo più noto e fortunato della sua intera bibliografia (non il più bello), quel Norwegian Wood pubblicato nel 1987 e successivamente tradotto in ben 33 lingue. Agevolato dallo stesso Murakami, che ha contribuito alla sceneggiatura fornendo a Tran Anh Hung dialoghi originali non presenti nel romanzo, il regista de Il profumo della papaya verde sceglie la strada del racconto al presente (a differenza del libro, dove il protagonista ripensa ad avvenimenti accaduti molti anni prima) per insistere sul “dolore lancinante delle ferite ancora aperte” e abbandonarsi così ad un discorso che, attraverso un’evidente ricercatezza formale ed estetica, anche ben supportato dalla collaborazione con Jonny Greenwood alle musiche (chitarrista dei Radiohead, già autore della splendida colonna sonora de Il petroliere), finisce però per girare un po’ troppo su se stesso (si pensi all’insistito pianosequenza utilizzato per seguire la camminata con triplice andata e ritorno di un’alba disperata), alle lunghe annoiando più di quanto riesca ad emozionare, perdendo per strada quell’irrimediabile mix di angoscia esistenziale e tagliente ironia che, da sempre, caratterizza il lavoro di Murakami. Forse ancora da (ri)leggere prima di poterne rendere, al meglio, le infinite possibilità sul grande schermo.

NOTE

- IN CONCORSO ALLA 67. MOSTRA INTERNAZIONALE DEL CINEMA DI VENEZIA (2010).

CRITICA

"Romanzo amatissimo, film difficilissimo. Se qualcuno ancora vede la letteratura come un comodo serbatoio di storie e personaggi già pronti ad essere travasati al cinema, si accomodi. 'Norvegian Wood' (concorso) di Tranh Anh Hung, già Leone d'oro nel 1995 con 'Cyclo', è l'adattamento dello struggente romanzo omonimo di Haruki Murakami (...) ma è anche una prova stilistica sofisticata che 'traduce' i sentimenti violenti e insieme impalpabili del film in immagini di tale sapienza da rischiare la freddezza." (Fabio Ferzetti, 'Messaggero', 3 settembre 2010)

"'Norvegian Wood' di Tranh Anh Hung è tratto da un libro di Murakami, imperdibile per gli amanti della letteratura nipponica contemporanea. (...) Affrontare questo viaggio nella depressione e nella follia mentale, nell'egoismo nichilista, è come svegliarsi sotto un treno senza ricordarsi di essersi addormentati. (...) Lettere firmate col sangue, ricoveri in comunità di recupero potrebbero ammazzare qualsiasi film, se non ci fossero i dialoghi che, ogni tanto sanno strappare sorrisi amari e disperati, ma pur sempre veri, sinceri." (Luca Mastrantonio, 'Il Riformista', 3 settembre 2010)
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