Non è vero ma ci credo

ITALIA - 1952
Il comm. Gervasio Savastano, proprietario di una fabbrica di conserve, è immensamente superstizioso. L'interpretazione dei presagi è la sua principale preoccupazione e da quella fa dipendere la propria condotta. Questa mania forma la disperazione di sua figlia Rosina, che innamorata di un bravo giovane, non trova mai il verso di farglielo conoscere. Accade che la poco felice riuscita di alcuni affari, che l'industriale attribuisce al malefico influsso di un suo vecchio collaboratore, induca il comm. Savastano a licenziarlo. Lo sostituirà Alberto Sammaria, un simpatico giovane, provvisto di una magnifica gobba. Il commendatore ne è entusiasta: da quando Alberto ha fatto il suo ingresso nell'azienda, tutto va a gonfie vele. Ad un certo punto il comm. Gervasio scopre che il suo diletto Alberto è innamorato, senza speranza, di Rosina e perciò ha deciso d'andarsene. Gervasio corre ai ripari ed impone a Rosina di sposare Alberto. Poi gli viene il dubbio che i figli d'Alberto possano riuscire deformi e cerca di persuadere la figlia a rinunciare al progettato matrimonio; ma Rosina non si lascia persuadere. Gervasio è disperato. Alberto e Rosina si sposano: durante il pranzo di nozze, il comm. Gervasio scopre che Alberto non è affatto gobbo. La gobba, di cartone, è stata uno stratagemma per introdursi in casa dell'amata Rosina.

CAST

CRITICA

"Tratto dalla commedia di Peppino De Filippo, il film risulta nel suo insieme spiritoso e spassoso ed è diretto con misura e naturalezza, pur non evadendo mai dai limiti impostigli dalla recitazione dei due personaggi principali: lo stesso Peppino e Carlo Croccolo (...)". (F. Gabella, "Intermezzo", n. 2 del 31/1/1953).

"Scoppiettante commedia umoristica, tratta dall'omonima pièce teatrale del grande Peppino De Filippo, cui il regista Sergio Greco lascia giustamente carta bianca, come fosse in palcoscenico. Gli anni sono tanti, ma gli sberleffi ai fessi che pendono dalle labbra di maghi e oroscopi ancora attualissimi". (Massimo Bertarelli, 'Il giornale', 2 marzo 2001)
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