Non è un paese per giovani

SPAGNA, ITALIA - 2016
Sandro ha poco più di vent'anni, è gentile, a volte insicuro e il suo sogno segreto è diventare uno scrittore. Luciano invece è coraggioso e brillante, ma con un misterioso lato oscuro. S'incontrano tra i tavoli di un ristorante dove lavorano entrambi come camerieri. Come tanti loro coetanei, Sandro e Luciano sentono che la loro vita in Italia non ha alcuna prospettiva. Si scelgono istintivamente e decidono, presi da un'euforica incoscienza, di cercare un futuro per loro a Cuba, la nuova frontiera della speranza dove tutto può ancora accadere. Il progetto è quello di aprire un ristorante italiano che offra ai clienti il wi-fi - ancora raro sull'isola - grazie alle nuove ma limitate concessioni governative. Con Nora, la strana ragazza che li aspetta all'Avana come un destino, scopriranno che esiste anche un modo glorioso di perdersi, che darà un senso profondo alla fatalità che li ha fatti incontrare. Attraverso scelte pericolose, violente, incontri necessari e addii pieni di silenzio.

CAST

NOTE

- REALIZZATO IN ASSOCIAZIONE CON BANCA POPOLARE DI BARI (AI SENSI DELLE NORME SUL TAX CREDIT). FILM RICONOSCIUTO DI INTERESSE CULTURALE DAL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI E DEL TURISMO-DIREZIONE GENERALE CINEMA. REALIZZATO GRAZIE ANCHE ALL'UTILIZZO DEL CREDITO D'IMPOSTA PREVISTO DALLA LEGGE 24 DICEMBRE 2007, N.244. OPERA REALIZZATA CON IL SOSTEGNO DELLA REGIONE LAZIO AVVISO PUBBLICO ATTRAZIONE PRODUZIONI CINEMATOGRAFICHE (POR FESR LAZIO 2014-2020); PROGETTO COFINANZIATO DALL'UNIONE EUROPEA E CON FONDO REGIONALE PER IL CINEMA E L'AUDIOVISIVO.

- CANDIDATO AI NASTRI D'ARGENTO 2017 PER: MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA (SARA SERRAIOCCO, CANDIDATA ANCHE PER "LA RAGAZZA DEL MONDO" DI MARCO DANIELI) E COLONNA SONORA. IL FILM E' RIENTRATO INOLTRE NELLA CINQUINA SPECIALE 2017 PER IL "NASTRO DEDICATO AL CINEMA SUI GIOVANI".

CRITICA

"Parafrasando il film dei Coen e ispirandosi al programma Radio2 che conduce, Giovanni Veronesi ci fa il regalo di una commedia utile, attuale, piena di sentimenti in lotta tra loro, che nasconde il tragico sotto il brillante e viceversa (ricorda il Risi del 'Gaucho'), raccontando il trasbordo psicosomatico da Roma a Cuba di tre giovani. Personaggi ben delineati, sghembi uno rispetto all'altro, che riassumono i casi di molti ragazzi avuti in linea dal regista che esamina il caso di tre, fra i 100.000 studenti che ogni anno cercano lavoro. Sogni dispersi nel mondo, infranti o meno (...). Pasticci sentimentali ma anche no (...). Veronesi, con un po' di colore-folklore d'obbligo, mostra Cuba nel finale di partita di Castro e nessuno dei suoi avrà strada senza buche, la vita si reinventa: sorprese, deviazioni scorciatoie fra italiani poco medi (Rubini, edicolante-fruttarolo e Frassica migrante), in attesa del finale pensieroso un po' metafisico col regalo letterario di Veronesi scrittore. Nell'allegria trova spazio anche la malinconia sociologica che esplode nello stile mai banale di Filippo Scicchitano che non sbaglia una mossa, di Giovanni Anzaldo (premiato a teatro con Gassmann) e della Serraiocco che tiene in caldo queste belle nevrosi." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 23 marzo 2017)

"Da qualche tempo Giovanni Veronesi conduce una trasmissione radiofonica quotidiana su Radio2. Titolo 'Non è un paese per giovani', ribaltamento del titolo coeniano. Lì si racconta dei centomila giovani italiani che ogni anno lasciano il nostro paese. Un esercito in fuga «in silenzio, senza fare rumore» dice il regista. Eppure la faccenda è decisamente dirompente. Così, cercando di fare un po' di rumore in più rispetto alla questione Veronesi ha voluto realizzare un film dallo stesso titolo. (...) Inevitabile che, dovendo raccontare una storia, si perda un po' per strada la complessità delle premesse. Nuovi emigranti per un paese sempre più vecchio e in fondo misero. Forse per questo le due figure più adulte, Rubini e Frassica sembrano di molto sopra la media nazionale. Se non altro siamo di fronte a un film che tenta di raccontare le contraddizioni di un paese senza prendere le facili scorciatoie della commedia generazionale. Che non ha il problema degli esami, ma quello del futuro." (Antonello Catacchio, 'Il Manifesto', 23 marzo 2017)

"La sedicesima regia di Veronesi, tratta dalla sua omonima trasmissione per Radio 2 realizzata in coppia con Massimo Cervelli, è interessante ma schizofrenica. Da una parte si esplora con grinta l'amarezza di una generazione di nuovi emigranti, figli depressi dell'orribile Italia degli ultimi anni (grandissimo Anzaldo in versione lottatore clandestino autolesionista come il Walken de 'Il cacciatore'), dall'altra si cerca di proporre immagini turistiche e concilianti per non rinunciare alla spensieratezza di un'avventura dove sembra debba prevalere sempre l'aspetto picaresco. Peccato perché non manca del bellissimo cinema soprattutto quando in scena c'è il personaggio di Anzaldo." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 23 marzo 2017)

"C'è materia per dimenticarsi dei generi, e del tedioso, presunto bisogno di commedia del pubblico, per scavare personaggi autentici, ma Veronesi ha in testa il suo programma radiofonico, e questo non lo aiuta a uscire dal sociologismo e, va detto, dal sentimentalismo di un manuale d'amore dove cercare le soluzioni." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 23 marzo 2017)

"Il plot (in Italia non c'è futuro per i giovani), si trasforma nella solita avventura, spesso didascalica, di due amici all'estero. Il film non decolla mai, sia per la fragile e non empatica sceneggiatura, sia per un cast sotto tono." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 23 marzo 2017)
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