Non desiderare la donna d'altri

Brodre

DANIMARCA - 2004
Non desiderare la donna d'altri
Michael è un ufficiale inviato in Afghanistan per una missione di pace. Un giorno viene catturato dai Talebani e di lui non si hanno più notizie per cui viene dato per disperso. Suo fratello Jannick, considerato la pecora nera della famiglia, decide di prendersi cura della moglie e delle figlie di Michael. Quando l'ufficiale viene liberato e torna a casa, però, le cose non stanno più come prima e tutti i membri della famiglia sono costretti a dover fare i conti con le conseguenze che il trauma della prigionia ha lasciato in Michael...
  • Altri titoli:
    Brothers
  • Durata: 112'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: TWO BROTHERS LTD., ZENTROPA ENTERTAINMENTS
  • Distribuzione: TEODORA FILM (2005)
  • Data uscita 25 Marzo 2005

RECENSIONE

di Valerio Sammarco

Intenso racconto di un cambiamento conseguente ad una tragedia, Non desiderare la donna d’altri, in originale Brothers, è incentrato sulle difficoltà di riprendere in mano la propria vita dopo l’esperienza della guerra. Diretto dalla danese Susanne Bier (The One and Only, Open Hearts), stavolta discostandosi parecchio dalla rigida estetica del Dogma, il film prende le mosse da un equivoco: Michael, interpretato da Ulrich Thomsen, è un maggiore danese impegnato in Afghanistan che viene creduto morto in seguito ad un incidente aereo. La moglie Sarah (Connie Nielsen) e le due piccole figlie, sconvolte dall’avvenimento, riusciranno a superare il dramma grazie alla presenza di Jannik (Nikolaj Lie Kaas), fratello di Michael, da poco uscito di galera. Precedentemente pensato per dare più risalto alla relazione amorosa fra i due cognati, il lavoro della Bier è un lucidissimo e violento atto d’accusa contro i mali delle guerre: l’orrore che Michael vivrà in prima persona (fatto prigioniero, sarà costretto ad uccidere un compagno) avrà delle ripercussioni tremende al suo ritorno in famiglia. Crudo, a tratti violento nella rappresentazione del progressivo “demone” che s’impadronisce del protagonista, il film – come da tradizione per quanto riguarda le ultime pellicole danesi giunte fin da noi, su tutte Festen e L’eredità, entrambe interpretate da Thomsen – riesce a tratteggiare lo sconvolgimento che, da intimo e personale, finirà per interessare i parenti più prossimi. Il messaggio è chiarissimo: prima di mandare qualcuno a combattere, pensiamo sempre agli effetti negativi che un’esperienza simile può provocare. E gli attori di questo film, su tutti Connie Nielsen e Ulrich Thomsen, entrambi premiati al Festival di San Sebastian 2004, lo spiegano magnificamente con la loro interpretazione. Fuorviante, tutto sommato, il titolo scelto dalla distribuzione italiana.

CRITICA

"Dalla nouvelle vague danese, esperta nei grovigli di vipere annidati in famiglia, il film di Susanne Bier fa da semaforo tra comico e tragico, muovendo maree ed ondine del destino. (...) Si passa per violente emozioni: l' importante è affermare la priorità degli affetti e l'armistizio dei sentimenti. Anche se lo stile brutale e tenero del film resta non sintonizzato e alcuni personaggi sgusciano via senza salutare, il drammone a porte chiuse si segue con curiosità grazie a una compagnia di attori psicosomaticamente accesi, fra cui la star nordica Ulrich Thomsen. Stile mezzo dogmatico, voglia di melò frenata, ammirazione per i sentimenti fuori riga, nevrosi multi familiare." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 26 marzo 2005)

"Duro, diretto, sgradevole fino alla crudeltà. Dogma o non Dogma, da quando è tornato a mietere premi nei festival, questa sembra la prima qualità del cinema danese. Da 'Festen' a 'L'eredità', nessuno oggi spinge la lama più a fondo di Lars Von Trier e dei suoi connazionali. Ma senza pathos, senza slanci mélo, senza chiedere o elargire clemenza se perfino una donna, Suzanna Bier, può affondare il bisturi nei nodi di una famiglia come tante. (...) Qualche passaggio è brusco, qualche psicologia appare eccessivamente (strumentalmente?) rigida. Ma l'insieme emana fermezza, sgomento, pietas e dolore autentico." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 25 marzo 2005)

"Il film della regista danese Susanne Blier è commovente, semplice, con attori magnifici (Connie Nielsen e Ulrich Thompson, il biondo di 'Festen'), come buona parte del cinema scandinavo sa esaltare laicamente i valori familiari ed etici, il peso dei sensi di colpa e la capacità di comprensione e perdono." (Natalia Aspesi, 'la Repubblica', 25 marzo 2005)

"Davvero notevole per robustezza e intensità, 'Non desiderare la donna d'altri' è da consigliare senza riserve come antidoto contro i vezzi del cinema d'autore. Prodotto dalla Zentropa di Lars Von Trier, questo film danese che ritorna ai temi dei roventi traumi familiari riesce a raccontare senza scarti inutili, a motivare gli ottimi attori che recitano in presa diretta, a concentrarsi su ambienti e situazioni credibili, a tenere una buona suspense stilistica, a farci percepire, insomma, tutta la brutalità e la tenerezza che possono sprigionarsi dalla fatica di vivere. (...) Susanne Bier si dimostra regista di nerbo superiore, sia per come indaga sui dettagli minimalisti degli incontri e degli scontri sia per come elabora le corrispondenze (anche segrete) fra i sentimenti." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 2 aprile 2005)
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