Non c'è più religione

ITALIA - 2016
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Non c'è più religione
Una piccola isola del Mediterraneo e un presepe vivente da realizzare come ogni anno per celebrare il Natale. Purtroppo quest'anno il Gesù Bambino titolare è cresciuto: ha barba e brufoli da adolescente e nella culla non ci sta proprio. A Porto Buio però non nascono più bambini da un pezzo ma bisogna trovarne un altro a tutti i costi: la tradizione del presepe è infatti l'unica "resistenza per non scomparire". Il sindaco Cecco, fresco di nomina, vorrebbe chiederne uno in prestito ai tunisini che vivono sull'isola: peccato che fra le due comunità non corra buon sangue. Ad aiutarlo nell'impresa due amici di vecchia data: Bilal, al secolo Marietto, italiano convertito all'Islam e guida dei tunisini, e Suor Marta, che non ne vuole sapere di "profanare" la culla di Gesù. I tre si ritroveranno uno contro l'altro, usando la scusa della religione per saldare i conti con il proprio passato... Un lama al posto del bue, un Gesù musulmano e un ramadan cristiano, una chiesa divisa in due e una madonna buddista: un presepe vivente così non si vedeva da 2000 anni nella piccola isola di Porto Buio.
  • Durata: 93'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Produzione: RICCARDO TOZZI, MARCO CHIMENZ, GIOVANNI STABILINI PER CATTLEYA, CON RAI CINEMA
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION
  • Data uscita 7 Dicembre 2016

TRAILER

RECENSIONE

di Massimo Giraldi
Luca Miniero è regista dagli esiti altalenanti. Dopo il grande successo di Benvenuti al Sud (2010), si è dedicato ad un non del tutto necessario sequel, Benvenuti al Nord (2012), ad un film di ambientazione ‘mista’ Un boss in salotto (2014), e quindi a La scuola più bella del mondo (2014), copione segnato da un buonismo faticoso che appesantiva ogni tentativo di umorismo.
Oggi torna con questo Non c’è più religione, commedia che cerca di ironizzare su un tema di - come si dice - stringente attualità, l’incontro tra religioni. Nella piccola isola di Porto Buio, in mezzo al Mediterraneo, è tradizione celebrare il Natale con un presepe vivente. Quest’anno però il Gesù bambino è diventato un adolescente grosso e ingombrante. Bisogna trovarne un altro. Il compito tocca a Cecco, neo sindaco eletto con una lista civica, che pensa di chiedere un bambino in prestito ai tunisini che vivono sull’isola. In suo aiuto arrivano Bilal, alias Marietto, un italiano convertito all’Islam e Suor Marta, molto più dubbiosa sulla possibile presenza di un  ‘estraneo’…
Il Sindaco laico, la suora cattolica, l’italiano convertito all’Islam dovrebbero essere tre figure rappresentative della realtà nazionale di oggi, tre prototipi impegnati a dettare i tempi di accordi e disaccordi, momenti di discussione, incomprensioni, liti, problemi che segnano una quasi impossibile convivenza. Sarà che quello del dialogo interreligioso è un tema terribilmente serio, ma il modo di affrontarlo scelto dalla sceneggiatura appare il meno congruo. In sostanza la chiave ironica va bene, ma quando il finto Imam si toglie la barba che porta come copertura, o quando il Vescovo si lascia andare a strani apprezzamenti sul Natale, insistendo sulla ‘modernità’ della Chiesa, è evidente che il tono umoristico punta solo a cercare il facile effetto comico. E anche in questa occasione la corda è tesa troppo a lungo per risultare efficace.
Si tratta in sostanza di un’occasione mancata, ma soprattutto spia di un errato distinguo tra divertimento e riflessione. La commedia italiana di una volta, velenosa e corrosiva, aveva altri strali, pungeva con ferocia, senza rinunciare alla risata. I tre protagonisti, Claudio Bisio (il sindaco), Alessandro Gassmann (il finto Imam), Angela Finocchiaro (suor Marta) sono come sempre bravi e impeccabili, senza tuttavia lasciare segni memorabili.

NOTE

- PRODUTTORI ESECUTIVI PER BARTLEBYFILM: MASSIMO DI ROCCO E LUIGI NAPOLEONE.

- REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DI: REGIONE PUGLIA, UNIONE EUROPEA, APULIA FILM COMMISSION.

CRITICA

"Lo schema è quello di 'Benvenuti al Nord' e al Sud, non è strano dato che il regista è Luca Miniero: qui le fazioni sono religiose, cristiani «versus» musulmani. (...) C'è di tutto e di più nella storia che cerca di acchiappare tutta l'attualità sociale religiosa e sessuale, diventando una specie di cabaret a battute: Bisio, Finocchiaro e Gassmann si confermano bravi e friendly, ma le trovate sono prenotate con troppo anticipo e il film fa simpatia ma non monta, non scatta, non esplode." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 8 dicembre 2016)

"(...) convivenza tra culture e religioni, trasformazione dell'impianto tradizionale di famiglia. Ma lo sforzo termina qui. Per il resto calma piatta per non dire miseria di idee." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 8 dicembre 2016)

"Le premesseci sono tutte. Dai temi nell'aria del tempo, natalità zero e società multiculturale, allo sfondo da cartolina, un'isola che non c'è, circondata da mare turchino. Per non parlare del cuore della vicenda, ovvero la preparazione di un presepe vivente, squisita tradizione italiana suscettibile di infinite declinazioni. Insomma, con la commedia (pre)-natalizia 'Non c'è più religione', il regista napoletano Luca Miniero (...) gioca, ancora una volta, sul sicuro. Eppure il cinema ha i suoi insondabili segreti e, come accade con le ricette di cucina, riserva mille sorprese. Tra cui quella per cui ingredienti, anche ottimi, possono produrre risultati scadenti. E così tre attori di indiscussa bravura e meritatissima fama, Claudio Bisio (...), Alessandro Gassmann (...) e Angela Finocchiaro (...) risultano a disagio in una storia imbottita di riferimenti prevedibili e sviluppi scontati." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 8 dicembre 2016)

"Nel nome del padre, di Maometto e un pochino anche di Budda. Siamo in pieno sincretismo religioso afflitto da intolleranza e terrorismo. Così il gruppo di Miniero, disperatamente senza risorse e a caccia di biglietti con la formula regionalista di Sud contro Nord applicata alle dicotomie multietniche, cerca di far commedia degli equivoci e delle soluzioni (...)." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 8 dicembre 2016)

"L'interreligiosità si fa necessaria come l'abbattimento dei radicalismi. Lo specialista in 'commedie d'incontro culturale' Miniero stavolta non riesce nell'impresa, e il suo presepe cinematografico non regge il sovraccarico di suggestioni auspicate. In altre parole, troppa carne al fuoco, e l'impianto (specie di scrittura) va in frantumi nonostante la verve comica dei fidati Bisio-Finocchiaro con l'aggiunta di un Gassmann a proprio agio." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 8 dicembre 2016)

"Il cartello iniziale che accompagna le prime immagini del nuovo film di Luca Miniero, inquadra lo spunto dal quale nasce la sua nuova commedia «In questa sala avete 0,65 figli e 2,83 cellulari a testa». La natalità, in Italia, negli ultimi anni, registra un segno rosso e, da questo dato di cronaca, il regista napoletano costruisce una nuova storia giocata sui pregiudizi, come nei fortunati 'Benvenuti al Nord' e 'Benvenuti al Sud'. In questo caso, al centro del contendere, sono le differenze religiose, tema quanto mai attuale. (...) Il 'politically correct' religioso, ma non solo, per una vicenda che poteva essere gestita meglio. La sceneggiatura appare gracilina (come lo sono spesso le commedie italiane) e pur con qualche sommessa risata, l'operazione assomiglia ad una grande incompiuta, con i famosi (pre)giudizi che vengono affrontati e liquidati spesso in maniera superficiale. Qualche idea brillante è però presente ed efficace per capire il clima nel quale stiamo vivendo (...). Ma resta un caso isolato. Peccato. Occasione sciupata ma almeno le volgarità sono assenti." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 7 dicembre 2016)
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