Non c'è pace tra gli ulivi

Francesco Dominici, tornato dalla guerra, cerca invano lavoro. Una notte, aiutato dalla sua innamorata, Lucia e dalla sorella, Maria Grazia, ruba delle pecore ad Agostino Bonfiglio, un pastore arricchitosi durante la guerra, che si dice abbia rubato, tempo prima, le pecore di Francesca. Francesco viene denunciato ed arrestato. I testimoni, chiamati in causa, vengono sopraffatti o comprati da Agostino e Francesco viene condannato a quattro anni. Agostino vorrebbe sposare Lucia, ma il matrimonio va a monte per l'intromissione di Maria Grazia, alla quale Agostino ha usato violenza. Francesco evade dalla prigione con un compagno. Inseguito dai carabinieri, viene salvato da Lucia, della quale diviene l'amante. Mentre i carabinieri danno la caccia a Francesco, questi va in traccia d'Agostino, che temendone la vendetta ha cercato di farlo assassinare. Agostino fugge, trascinandosi dietro Maria Grazia e le pecore. Maria Grazia viene brutalmente strangolata da Agostino, che accecato dalla paura, precipita in un burrone. Francesco si consegna ai carabinieri, fidando nella revisione del processo e nell'assoluzione.
  • Altri titoli:
    No Peace Under the Olive Tree
    Under the Olive Tree
  • Durata: 100'
  • Colore: B/N
  • Genere: DRAMMATICO, SOCIALE
  • Specifiche tecniche: FERRANIA PANCRO C7
  • Tratto da: Testo di Gianni Puccini
  • Produzione: DOMENICO FORGES DAVANZATI PER LUX FILM
  • Distribuzione: LUX - PANARECORD (CLASSICI DEL CINEMA ITALIANO)

NOTE

- MENZIONE SPECIALE AL FESTIVAL DI KARLOVY VARY (1951).

CRITICA

"Dopo 'Riso amaro', opera decisamente sbagliata nonostante i suoi aspetti positivi, si attendeva 'Non c'è pace tra gli ulivi' come una riparazione. De Santis ha superato solo in parte la sua prova d'ottobre [...]. [...] Nella prima parte del film l'ambiente aspro e primitivo della pianura ciociara è descritto con misura e con tocchi fortemente realistici. Risulta chiaro che mentre 'Riso amaro' falliva del tutto nella rappresentazione dei suoi temi, 'Non c'è pace tra gli ulivi' raggiunge, in questo senso, una maggiore consistenza, pur dovendo registrare [...] alcuni gravi difetti di struttura che in definitiva ne appesantiscono lo stile e ne rendono meno immediato l'assunto: un assunto di solidarietà umana e di comprensione per i problemi degli abitanti di quella regione ancora arretrata e impervia [...]. In alcuni punti si ha addirittura la sensazione che i personaggi agiscano più come fantocci che come uomini animato da sentimenti autentici e da passioni reali". (Vice, "Cinema", 49, 1° novembre 1950).
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