Non c'è 2 senza Te

ITALIA - 2014
Moreno e Alfonso sono una coppia felice che vive senza pensieri sotto gli occhi dell'acida e curiosa vicina di casa, la sig.ra Capasso. La loro allegra esistenza viene messa a soqquadro dall'arrivo di Niccolò, il nipote di Alfonso. La difficile convivenza a tre, dovuta al fatto che i due si fingono etero davanti al bambino, diviene ancora più complicata quando Moreno si invaghisce della bellissima Laura...

CAST

CRITICA

"Tra le tante incarnazioni della commedia e della comicità, che dilagano nella produzione cinematografica (e, per la predominante bassa qualità, infestano quella italiana in particolare ) c'è la variante della pochade, tipica per i suoi contenuti piccanti e sessualmente ammiccanti di cui 'Non c'è 2 senza Te' di Massimo Cappelli tenta di rinverdire l'antica tradizione, non senza fatica data la caduta di ogni valenza trasgressiva, con preciso e diretto riferimento a un precedente di enorme successo: 'Il vizietto' (...). L'insieme è debolissimo, la scarsa tenuta è da produzione amatoriale. Ma ciononostante si lasciano apprezzare le performance dei due attori protagonisti Fabio Troiano e Dino Abbrescia." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 5 febbraio 2015)

"Passabile commedia, che ironizza con un certo garbo e una buona dose di umorismo sugli eterni problemi delle coppie di fatto. (...) Si ride spesso con gli spassosi gay Fabio Troiano e Dino Abbrescia. Puramente ornamentale Belén Rodriguez." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 5 febbraio 2015)

"(...) secondo lungometraggio del marchigiano Massimo Cappelli (del 2006 è «Il giorno + bello», una commedia matrimoniale alquanto modesta), il quale, nel raccontare la vicenda, ideata e sceneggiata con Fabio Troiano, la popola di personaggi passati attraverso il filtro del maschilismo. Nell'affrontare un tema delicato, ricorrendo ai toni della commedia e all'indubbia efficacia della risata, egli sembra cogliere l'occasione per ridere degli omosessuali, riscoprendo stereotipi di vecchio stampo, rispolverando abusati luoghi comuni (Moreno e soprattutto Alfonso sono esageratamente gay nei comportamenti, negli abiti, nelle battute) e approdando quindi ad un macchiettismo piuttosto volgare, a tratti fastidioso, alimentato anche da una recitazione costantemente sopra le righe." (Achille Frezzato, 'L'Eco di Bergamo', 8 febbraio 2015)
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