Non aprite quella porta 3D

Texas Chainsaw 3D

USA - 2013
1/5
Non aprite quella porta 3D
Nel 1974, a Newt (in Texas), la famiglia Sawyer si rese responsabile di una serie di orribili omicidi e fu punita dai concittadini infuriati che incendiarono la loro abitazione e uccisero tutti i componenti della famiglia. O almeno ne erano convinti. Decenni più tardi, la giovane Heather scopre di aver ereditato da una nonna sconosciuta una tenuta in Texas. Decide quindi di partire con alcuni amici per andare a vedere la sua nuova proprietà e scoprire qualcosa in più sulle sue origini; ma nel buio scantinato della sontuosa e isolata villa vittoriana si cela qualcosa di terribile...
  • Durata: 90'
  • Colore: C
  • Genere: HORROR
  • Specifiche tecniche: RED EPIC, (2K)/REDCODE RAW (5K) (DUAL-STRIP 3-D), 35 MM/D-CINEMA (1:2.35)
  • Produzione: LEATHERFACE PRODUCTIONS, LIONSGATE, MAINLINE PICTURES, MILLENNIUM FILMS, NU IMAGE FILMS, TWISTED CHAINSAW PICTURES
  • Distribuzione: MOVIEMAX
  • Vietato 14
  • Data uscita 28 Febbraio 2013

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone

La famigerata famiglia Sawyer, responsabile di un’interminabile serie di delitti in “appena” sei film, è stata annientata da un branco di bifolchi vendicativi armati di fucile. La strage risparmia una bimba (e non solo). La bimba cresce ignara delle sue radici, ma quando finalmente diventa ragazza (e che ragazza!), scopre di avere parenti in Texas e che la nonna le ha lasciato una cospicua eredità. Indovinate quale…
E’ Non aprite quella porta 3 D(ementi): Adam Marcus, Debra Sullivan e Kirsten Elms. Sceneggiatori con licenza di boiata, principali imputati di un sequel (non pervenuto il regista, John Luessenhop) che non può non apparire un crimine per chi ama l’horror e Tobe Hooper e il suo capostipite (The Texas Chainsaw Massacre, 1974). Per tutti gli altri danno ridotto ma garantito: insulto all’intelligenza. Proviamo ad arrampicarci sugli specchi delle scusanti postmoderne del genere: parodia? Mmm…Decostruzionismo? Naa…Horror vacui? Forse. Vacuo, di certo.Carpiati ermeneutici e salti mortali, contorsioni impossibili nel vuoto tra la mente e l’immagine.E finiamo così, spiaccicati contro dettagli anatomici, tranci di carne sanguinanti, facce ottuse, corpi gommosi, dialoghi lunari (vedi la cronaca diretta via smartphone della discesa negli abissi di un poliziotto scemo: “Sto per entrare”, “Scendo le scale”, “sembra una catacombe”).
Nell’inenarrabile catena di eventi insensati, incoerenze e svolte risibili, il film tiene il punto solo su una sconcertante legge del taglione che cancella dalla faccia della terra ladri e prostitute, fedifraghi, boia e curiosi.
Il Texas si conferma un brutto posto in cui vivere e il demente Leatherface si rivela il meno cerebroleso tra tutti: fa quasi tenerezza e sembra il giardiniere dei Simpson.
Serrato dietro una porta chiusa minaccia altre sortite. Non apritela, non guardate. E se potete buttate via la chiave.

CRITICA

"Come gli altri 'franchise' orrorifici del passato, anche la saga di Leatherface ha prodotto rifacimenti, prequel e sequel non memorabili. John Luessenhop, però, sembra deciso ad azzerare tutti coloro che lo hanno preceduto. (...) Anche ammettendo che, in 3D, l'attrezzo faccia la sua figura, ecco un film tutto fuorché necessario. Le situazioni sono un catalogo di quel che succede nel 'gore': tanto che, non fosse per i telefonini, sembrerebbe realizzato diversi anni fa. I personaggi, poi, rappresentano un autentico campionario di deficienti, che trovano sempre il modo di dividersi e di fare la cosa sbagliata. E le truculenze, alla fine, producono scarse emozioni." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 28 febbraio 2013)

"Ennesimo sequel/remake dell'originario, inarrivabile horror di Tobe Hooper, 'Non aprite quella porta 3D' diretto dal carneade John Luessenhop punta su stereoscopia caciarona, moralismo a piede libero, ma trova il ridicolo involontario. Raramente, l'horror ha avuto un QI così modesto e personaggi tanto sanguinolenti quanto anemici." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 28 febbraio 2013)

"Spiacerà a chi non sentiva la necessità di un ulteriore capitolo della saga orroriftca (non parliamo di chi per partito preso si tiene alla larga dal grand guignol). Perché nemmeno chi ha parzialmente gradito gli ultimi remakes troverà molto da mordere. Poche idee poca vera suspense. L'unica ragione per riprendere in mano il filone era l'aggiunta del 3D. Poco, troppo poco (almeno a parer nostro)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 28 febbraio 2013)

"Ributtante horror, impossibile dire se più rozzo o scemo, dove l'inconsistente trama è il pretesto per una catena di squartamenti eseguiti da un'inesauribile motosega." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 28 febbraio 2013)
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