No Man's Land

BOSNIA-ERZEGOVINA - 2001
3/5
No Man's Land
Nel 1993, durante la guerra di Bosnia, due soldati, Ciki e Nino, uno bosniaco e l'altro serbo, si trovano isolati tra le due linee nemiche, nella cosiddetta 'terra di nessuno'. Un casco blu francese cerca di aiutarli, violando l'ordine dei suoi superiori. I media si impadroniscono del caso trasformandolo in uno spettacolo mediatico internazionale. La situazione diventa sempre più tesa e i due soldati devono negoziare il prezzo della loro vita nella follia della guerra.
  • Durata: 98'
  • Colore: C
  • Genere: GUERRA
  • Produzione: MARC BASCHET - CEDOMIR KOLAR - FABRICA (ITALIA) - MAN'S LAND (BELGIO) - NOE' PRODUCTIONS (FRANCIA), CON IL CONTRIBUTO DI EURIMAGES - COUNIHAN VILLIERS PRODUCTIONS (UK)
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION - DVD E VHS 01 HOME ENTERTAINMENT (2002)
  • Data uscita 28 Settembre 2001

RECENSIONE

di Simone Porrovecchio

Il regista cinese Ning Hao mostra al concorso della Berlinale un road movie di grande impatto visivo sullo stile dei fratelli Coen. In Wu Ren Qu – No Man’s Land un giovane avvocato di successo parte per un viaggio da Hong Kong al deserto di  Xinjiang per incontrare un mandante. Lungo la strada, però, compaiono nuove conoscenze grottesche e pericolosissime. E si ritrova a dover fuggire per salvare la vita.  “Questa è una storia di animali”, annuncia il protagonista e eroe del film,  l’avvocato rampante della metropoli Pan Xiao (Xu Zheng).  E ha ragione. Il centro intorno a cui si annoda la storia sono due falchi catturati illegalmente per essere venduti a un collezionista.  Il mandante è il ladro di falchi. Diritto e legge in Cina sbiadiscono appena si esce dalle grandi città, fino a sparire del tutto nel deserto di Xinjiang.  La voglia di denaro diventa così il motore della storia. Della Cina? Bastano 500 chilometri a sud di Hong Kong per entrare nella macchina del tempo. La No Man’s Land di Ning Hao potrebbe essere il New Mexico del 1860. Hao ci mostra una parabola filosofica di grande effetto visivo, su una società che sta perdendo i pezzi, ancora prima di raggiungere l’apice.  La lotta per il potere e la ricchezza potrebbe essere il motivo della prima grande depressione cinese. Staremo a vedere. Di certo una società senza scrupoli, né morale, è difficile immaginarla oltre l’orizzonte. La cosa più bella del film? Il montaggio – omaggio a Sergio Leone. I frastagliati esterni nel deserto come eco dell’anima li ha inventati lui.

NOTE

- OPERA PRIMA DEL REGISTA DANIS TANOVIC.

- VINCITORE DEL PREMIO PER LA MIGLIOR SCENEGGIATURA AL FESTIVAL DI CANNES 2001.

- GOLDEN GLOBE E OSCAR PER MIGLIOR FILM IN LINGUA STRANIERA 2002.

CRITICA

"'No man's land' è puro teatro della crudeltà. Se il racconto non va esente dal già visto (il ruolo invadente dei media), il film è non solo costruito su una situazione forte e coinvolgente, ma anche teso e attento al linguaggio. Basterebbe, a dimostrarlo, la sequenza in cui il sole disperde la nebbia notturna, infondendoti un senso di sollievo cui fa immediatamente seguito una scena di strage. Irresistibili alcune battute del dialogo, come quando Ciki chiama 'puffi' i caschi blu per il colore dei loro elmetti. Però Tanovic non ti fa finire la risata: te la strozza in gola riportandoti implacabile all'orrore della guerra". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 12 maggio 2001)

"(...) Gli interventi dei media, di alti ufficiali, di truppe dell'Onu, peggiorano le cose nella riuscita commedia-verità, primo film di Danis Tanovic". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 28 settembre 2001)

"'No man's land' del 31enne bosniaco Danis Tanovic può ricordare 'L'asso nella manica'. Ma la suspense e il cinismo di Wilder qui diventano metafora sferzante della guerra in Jugoslavia, con impennate umoristiche che gelano il riso in gola. Ce n'è per tutti: per serbi e bosniaci che non riescono a smettere di odiarsi. Ma anche per i media, per i caschi blu ('Arrivano i puffi'), per l'Europa Unita, con quel 'Made in EU' ben in vista sulla mina, del tipo che salta in aria ed esplode a un metro di altezza. Satirico e terrificante insieme: un esordio che è già storia". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 28 settembre 2001)

"Senza le allegorie del serbo-musulmano Kusturica, senza i viluppi narrativi del macedone Manchevski, ma con un occhio all''Asso nella manica' di Wilder e a 'Sugarland Express' di Spielberg, Tanovic realizza un film bello e breve - dall'avvio stentato però - con pochi soldi. Ma con qualche idea". (Maurizio Cabona, 'Il giornale', 28 settembre 2001)

"Ironico e crudele, quasi imparziale, 'No man's land' sbeffeggia amaramente le televisioni anglosassoni stile CNN come i militari europei, venuti a imporre la pace ma a condizione di stare solo a guardare. Girato con pochi soldi - messi insieme da una dozzina di sponsor inclusa Fabrica, cioè Benetton - e molta fantasia, 'No man's land' merita un premio". (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 12 maggio 2001)

"Tanovic si è occupato dell'archivio dell'esercito bosniaco ed è autore di 'Ça Ira' sulla vita in Bosnia oggi. Ha l'occhio clinico sulle idiosincrasie del malato, l'Occidente furbo e reticente. Coprodotto dall'italiana Fabrica. Da vedere". (Silvio Danese, 'Il Giorno', 28 settembre 2001)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy